Secondo l’accusa Alfonso Tumbarello, ex massone, era al corrente della vera identità del paziente che ebbe in cura per due anni
Il tribunale di Marsala ha condannato a 15 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e falso Alfonso Tumbarello, il medico di Campobello di Mazara ed ex massone che ebbe in cura durante la latitanza il boss stragista Matteo Messina Denaro. Confermato l’impianto accusatorio del pm della Dda di Palermo Gianluca de Leo, secondo il quale Tumbarello era perfettamente al corrente della vera identità del paziente, nonostante Messina Denaro usasse il nome del geometra AndreaBonafede. La procura aveva chiesto 18 anni di detenzione per concorso esterno in associazione mafiosa e falso in atti pubblici.
Con questa sentenza salgono a 14 le persone condannate a vario titolo, dall'arresto del capomafia, per averne protetto la latitanza durata quasi 30 anni. Finito in manette il 7 febbraio del 2023, pochi giorni dopo la cattura del padrino di Castelvetrano, Tumbarello per oltre due anni ha avuto in cura il padrino, è stato il primo a diagnosticargli il tumore che lo ha poi ucciso e gli ha prescritto più di un centinaio di farmaci e analisi mediche intestate al geometra Andrea Bonafede, assistito del medico che aveva prestato nome e documenti al boss e che in realtà godeva di ottima salute, sapendo perfettamente di avere davanti Matteo Messina Denaro. Scarcerato e posto ai domiciliari per l'età - l'imputato è ultrasettantenne - sarebbe stato protagonista - scrisse il gip che dispose la misura cautelare - "di un rapporto ben più risalente (sino agli anni novanta del secolo scorso) e diverso da quello più strettamente professionale con Messina Denaro".
Secondo il Riesame, che aveva confermato inizialmente la reclusione in cella, l’imputato avrebbe "messo l'esercizio della professione sanitaria al servizio del più ricercato latitante dell'associazione mafiosa, dimostrando la permeabilità all'agevolazione dell'interesse dell'intera Cosa Nostra e dei suoi esponenti più rappresentativi, così da perpetuarne l'operatività".
Il nome del dottore spunta anche in una vecchia indagine sull'ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino, già condannato per traffico di droga e morto poi di Covid. Vaccarino, anche lui massone, amico della famiglia del boss, si rivolse proprio al medico per organizzare un incontro con Salvatore Messina Denaro, fratello del capo mafia di Castelvetrano. Il medico, per cui i pm avevano chiesto la condanna a 18 anni, si è difeso sostenendo di essere stato convinto che il paziente fosse Bonafede e di non aver avuto idea che il malato reale fosse il latitante.
"Non potevo immaginare che un mio paziente avesse ceduto la sua identità. Andrea Bonafede, classe '63, era mio assistito dall'ottobre 2018, dopo che il suo medico di base era andato in pensione. Lo conosco da tanti anni, ma non siamo amici. Un giorno venne da me per mostrarmi l'esito di una colonscopia", ha dichiarato nel corso della sua deposizione. "Era impossibile non accorgersi che quello non era il vero ammalato. E poi il primo alibi del dottor Alfonso Tumbarello è falso, mentre il secondo è incoerente”, è stata la replica del pm durante la requisitoria, davanti il Tribunale di Marsala. De Leo ha affermato che nel corso del processo "abbiamo sentito varie versioni, tra loro contraddittorie, tra Tumbarello e Andrea Bonafede", aggiungendo che il medico "ha detto di essere stato ingannato dal suo paziente, ma le carte dicono che lui ha prescritto a Matteo Messina Denaro sotto altro nome".
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