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Il 13 novembre scorso i pm di Milano tra cui il procuratore della repubblica Marcello Viola, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno chiesto 75 condanne in abbreviato, tra cui 20 anni per Filippo Crea e per Giuseppe Fidanzati, per un totale di circa 570 anni di reclusione, nel maxi processo con rito abbreviato per 78 imputati (tre richieste di assoluzione) con al centro una presunta "alleanza" tra affiliati di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e camorra in Lombardia per fare "affari", ossia sul cosiddetto "sistema mafioso lombardo". 
La requisitoria, come riportato dal ‘Fatto Quotidiano’, è durata due udienze ed ha delineato i contorni di questa alleanza, o Consorzio, delle mafie in nord Italia. Il pm Cerreti ha spiegato che “Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza di questo, non faremo passi avanti nell’attività di contrasto”. 
Questo sistema mafioso trova “nel profitto il suo collante” e agli arsenali di armi affianca “un arsenale economico-finanziario” connaturato “all’esistenza stessa dell’associazione” che fa sponda con quegli “imprenditori lombardi i quali si rendono conto che c’è mafia ma continuano per la loro strada, perché guardano al profitto”. “Il nostro compito è interpretare la realtà. Quando noi affrontiamo un’associazione mafiosa, non si tratta di un’autopsia, cioè di un cadavere che noi abbiamo in una sala sterile, su cui operiamo. L’associazione mafiosa è un fatto vivo e come fatto vivo muta, quindi dobbiamo essere pronti anche a scardinare le nostre conoscenze e affrontare nuove realtà associative”. 
E questa nuova realtà è ben diversa dalle altre tanto che “si è parlato di super mafia, quasi che l’associazione mafiosa contestata avesse la pretesa di raggruppare in sé le tre mafie storiche italiane. Si tratta di un’associazione mafiosa, a cui aderiscono rappresentanti delle tre mafie sul territorio lombardo, che hanno deciso di mettersi insieme per fare business” perché “quello che ha di nuovo, ed è questo il salto di qualità, è calare il meccanismo strutturale mafioso nella realtà economica finanziaria lombarda”.
Si tratta, in altre parole di una “struttura che non ha un carattere verticistico, ma orizzontale su più gruppi, dove i capi stanno sullo stesso piano”.
Non è che se, spiega il pm Cerreti, “prendiamo 4 giocatori di Inter, Milan e Juventus, gli facciamo fare una nuova squadra diventano pulcini, rimangono professionisti di serie A”. Lo stesso vale per i boss del Consorzio, i quali pur mantenendo la loro ferocia mafiosa, si calano nella “realtà sociale economico e finanziaria” della Lombardia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it 

Foto © Imagoeconomica 

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