Il caporedattore di ANTIMAFIADuemila al podcast “La nera”: “Il boss di Altofonte aveva un piede nei servizi, fu ucciso in carcere

La morte di Gioè turba ancora oggi perché conosceva i segreti delle stragi”. Così Aaron Pettinari, capo redattore di ANTIMAFIADuemila intervistato dal podcast “La Nera” di Radio Zankara sul giallo del suicidio del boss di Cosa nostra Antonino Gioè, avvenuto la notte del 28 luglio 1993. Un suicidio misterioso, quello del mafioso della famiglia di Altofonte, accaduto a ridosso delle bombe di mafia a Milano e Roma. 
Gioè, ha ricordato Aaron Pettinari, fu ritrovato in cella a Rebibbia appeso al collo con lacci delle scarpe e in una posizione innaturale. “Ci furono una serie di anomalie in quella serata”. Una di queste fu la lettera in cui il mafioso menzionava Paolo Bellini, estremista Avanguardia Nazionale (recentemente condannato per la strage di Bologna) e protagonista di una trattativa che vedeva coinvolti i carabinieri e lo stesso Antonino Gioè. “Collaboratori di giustizia diranno che in quei giorni si era sparsa la voce sul sospetto che Gioè potesse collaborare con la giustizia. Lui che è stato uno degli autori della strage di Capaci, arrestato per quella famosa parola dell’Attentatuni, insieme a Gioacchino La Barbera nel covo di via Ughetti, conosceva una serie di misteri”, ha spiegato il giornalista, uscito nel giugno 2024 con il libro “Il mistero sul caso Gioè” della collana “Mafie” e realizzato in collaborazione con Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera”. “Era cugino di Francesco di Carlo che ha raccontato di Gioè e del suo ruolo di raccordo con i servizi segreti”. Nel ricordare “l’ascesa fulminea” tra i ranghi di Cosa nostra - Gioè fu uomo di fiducia di Giovanni Brusca e avrebbe introdotto lo skateboard con il tritolo nel tunnel sottostante l’autostrada a Capaci il 23 maggio ’92 - da giovanissimo veniva ritenuto, come testimonia una nota dei carabinieri, “idoneo a disimpegnare incarichi di natura riservata”. “Tutta la vita di Gioè è nella mafia ma molti lo ritengono avere avuto un piede nei servizi”, ha ricordato il giornalista. “Quindi potenzialmente una sua collaborazione con la giustizia avrebbe potuto essere una minaccia, come lo fu Luigi Ilardo. Entrambi - secondo Aaron Pettinari - potevano essere le colonne d’Ercole della verità. Potevano indirizzare le indagini verso quei lidi che vanno oltre la mafia. E per questo è possibile che Gioè potesse essere stato ucciso, o suicidato come ho scritto nel libro”.

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