Per Paolo Errante Parrino, nato a Castelvetrano (Trapani), 79 anni alias “zio Paolo”, considerato dai magistrati di Milano “rappresentante del mandamento mafioso di Castelvetrano sul territorio Lombardo”, è stato disposto il 41-bis.
La notizia è stata data dal Fatto Quotidiano. Secondo gli inquirenti, Parrino, residente ad Abbiategrasso, nel Milanese, e collegato al clan di Castelvetrano, sarebbe stato il "punto di raccordo" tra il presunto "sistema mafioso" in Lombardia, che avrebbe unito presunti affiliati di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra, e il "capo dei capi" Matteo Messina Denaro, che era suo cugino da parte di madre e morto nel 2023.
Oggi l'uomo risulta imputato nel maxi-processo milanese Hydra sull'alleanza delle mafie (Cosa nostra, Camorra romana e 'Ndrangheta) nel nord Italia. A differenza di 77 imputati, per i quali la Procura ha chiesto 570 anni di condanne, non ha scelto il rito abbreviato e dunque si trova ancora nel limbo dell’udienza preliminare.
Parrino comandava ancora dal carcere
In base a quanto riportato dalla note del Tap e dai riscontri dei magistrati Parrino “comandava” ancora nel carcere di Ancona, grazie ai suoi uomini. Per questo l’11 novembre e cioè il giorno stesso dell’inizio della requisitoria finale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Spoleto e qui messo in regime di 41 bis.
Dirà lo stesso pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Cerreti: “Parrino lo abbiamo catturato dopo tre giorni di latitanza, mentre andava in un ospedale a far finta di essere malato. Lo stesso Parrino, che sulla base delle risultanze di questo procedimento, due giorni fa in data 11 novembre è stato sottoposto a regime detentivo di cui l’Art. 41 bis, perché evidentemente anche l’Autorità amministrativa ha ritenuto fondate le risultanze emerse da questo procedimento”.
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