La svolta nell’inchiesta Hydra: "È stato creato nel 2019 e nasce per gestire il tesoro e gli affari di Matteo Messina Denaro"
“Il Consorzio lombardo tra le tre mafie esiste, è stato creato nel 2019 e nasce per gestire il tesoro e gli affari di Matteo Messina Denaro”. Parole pesanti che confermano l’impianto della Procura di Milano. L’inchiesta Hydra, coordinata dal Nucleo investigativo dei carabinieri di via Moscova guidato dal colonnello Antonio Coppola e dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, ha svelato un sistema mafioso unitario in Lombardia composto da esponenti di vertice di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra romana.
A parlare è William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, nato a Catania il 19 agosto 1982 e ritenuto organico al clan catanese capeggiato da Santo Mazzei. Dalla metà di settembre ha deciso di collaborare con gli inquirenti milanesi. Considerato uno dei vertici del consorzio mafioso lombardo, Cerbo avrebbe avuto ruoli direttivi e sarebbe stato “inserito nei gangli dei Mazzei ‘carcagnusi’”. Dopo la lupara bianca che ha colpito Gaetano Cantarella, avrebbe anche ereditato il comando dell’ala catanese.
La notizia della collaborazione è emersa durante l’udienza preliminare nell’aula bunker di piazza Filangeri, davanti al carcere di San Vittore. Il pm Cerreti ha depositato quasi mille pagine di atti: sei verbali integrali e diverse annotazioni dei carabinieri con riscontri alle dichiarazioni del pentito. Ora la documentazione è al vaglio del gup Emanuele Mancini, che dovrà decidere se inserirla nel processo con rito abbreviato già avviato. I legali degli imputati hanno chiesto i termini a difesa per esaminare i nuovi atti e valutare la strategia processuale.
Secondo quanto emerge, la decisione di Cerbo di collaborare con la giustizia sarebbe legata anche a motivi familiari e alla presenza di figli piccoli. Ha lasciato il suo appartamento vicino a Citylife per trasferirsi in una località protetta. È tra i 48 imputati (su 146 totali) accusati di associazione mafiosa. “Quando iniziamo l’indagine – spiega un inquirente – noi in sostanza fotografiamo una macchina in corsa. Una macchina nuova che ha appena iniziato a muoversi. Le parole di Cerbo ci aiutano a capire come è stata costruita questa macchina e quali sono gli strumenti che la comandano”.
Il pentito ha raccontato nel dettaglio come e perché è nato il Consorzio mafioso. Da una parte, la necessità di gestire in modo unitario il patrimonio e gli affari del latitante Matteo Messina Denaro; dall’altra, l’esigenza di creare una “camera di compensazione” per risolvere conflitti interni, come quello economico tra Gioacchino Amico — emissario della camorra romana di Michele Senese — e la famiglia Pace, legata alla mafia di Castelvetrano. Il vero collante, spiega Cerbo, non è il traffico di droga, ma il denaro. Le tre mafie si consorziano per motivi economici, lasciando a ciascuna libertà d’azione negli altri affari.
Il ruolo di Cerbo all’interno del sistema è descritto come centrale. Aveva “compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere”, conducendo operazioni illecite nel campo economico-finanziario, gestendo intestazioni fittizie e contribuendo alla “cassa comune”. Inoltre “metteva a disposizione dell’associazione la propria sfera relazionale”, accrescendo il “capitale sociale” e puntando all’infiltrazione del tessuto economico e sociale lombardo.
Già in passato Cerbo era stato condannato per appartenenza al clan dei “carcagnusi” di Santo Mazzei. Gli atti evidenziano “gli stretti legami con Sebastiano Mazzei detto Nuccio, figlio del capo clan”, e lo descrivono come un “giovane imprenditore rampante” organicamente inserito nel sodalizio, al quale forniva contributi economici regolari.
Scarface colloca la nascita del Consorzio nel 2019. Il primo summit mafioso documentato dai carabinieri risale al 3 giugno 2020, al ristorante Sardinia di Inveruno. A quell’incontro, oltre a Cerbo, erano presenti Vincenzo Senese — figlio del boss romano Michele Senese e legato al clan Moccia di Afragola —, Gioacchino Amico e Giancarlo Vestiti, manager di vertice della nuova “Mafia Spa”. Le indagini successive monitoreranno altri venti incontri di questo tipo. Inizialmente il gip li aveva classificati come riunioni tra imprenditori, ma il Riesame e la Cassazione confermeranno la tesi accusatoria.
In una delle intercettazioni più significative, Gioacchino Amico afferma: “Abbiamo costruito un impero e ci siamo fatti autorizzare tutto da Milano passando dalla Calabria da Napoli ovunque”. Le parole riassumono la portata del sistema svelato. Le dichiarazioni di Cerbo, infatti, non solo rafforzano la tesi della Procura sull’esistenza del Consorzio, ma aprono nuovi fronti d’indagine. Tra il materiale depositato ci sono anche intercettazioni della Procura di Catanzaro che, pur non direttamente collegate al fascicolo milanese, confermano l’unione in Lombardia delle tre principali organizzazioni criminali: Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. In quelle conversazioni, si parlava apertamente di una “cupola”.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
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