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All’Asinara, la magistrata denuncia la “favoletta” della sconfitta definitiva di Cosa nostra

All’Asinara, in un luogo che quarant’anni fa vide Giovanni Falcone e Paolo Borsellino isolarsi per scrivere l’ordinanza-sentenza del Maxiprocesso, è tornata a riecheggiare la parola “mafia”, ma non come un capitolo chiuso della storia. A pronunciarla con forza è stata Lia Sava, procuratore generale di Palermo, ospite al convegno organizzato dall’Associazione nazionale magistrati. Davanti a colleghi, sopravvissuti alle stragi e amici dei giudici uccisi, Sava ha voluto smontare quella che definisce senza mezzi termini “una favoletta”.

Permettetemi di lanciare da qui un grido d’allarme - ha detto -. Sento dire, anche da voci autorevoli, che la mafia non esiste più, che è sconfitta. Ma non è vero. È una favoletta che non fa onore a Falcone, a Borsellino e a tutte le altre vittime”. Le sue parole, pronunciate in un luogo simbolo dell’antimafia, hanno avuto il peso di un monito: non abbassare mai la guardia.

Il convegno, organizzato dalla sezione sarda dell’Anm e dedicato proprio al ricordo dei due magistrati, ha riunito nomi illustri della magistratura di Palermo e della Sardegna: da Pietro Grasso, già procuratore nazionale antimafia, al procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio, passando per Rodolfo Sabelli, Fernando Asaro e Antonio Balsamo. Presenti anche Rino Germanà, il poliziotto scampato a un attentato mafioso nel 1992, e due uomini che di quella stagione di sangue portano ancora il segno: Giovanni Paparcuri e Giuseppe Costanza, sopravvissuti alle stragi di Capaci e via D’Amelio.

In un contesto già carico di memoria e di simboli, l’intervento di Sava ha avuto il valore di una presa di posizione contro la “miopia collettiva” che, secondo la magistrata, rischia di offuscare la realtà di oggi. “Abbiamo sconfitto i corleonesi, questo sì - ha sottolineato -. Ma Cosa nostra esiste. È viva e vegeta. Ha semplicemente scelto la strategia della sommersione”. Insomma, una mafia più silenziosa, meno sanguinaria, ma non per questo meno potente.

Sava ha descritto un’organizzazione che si muove nei circuiti globali dell’economia e della finanza, che intreccia affari “di dimensioni inimmaginabili” e reinveste capitali illeciti nel mercato legale. “Ormai è difficile distinguere economia legale ed economia illegale”, ha spiegato. “Mentre noi discutiamo di massimi sistemi, loro fanno affari tra di loro, approfittando della nostra distrazione”. E aggiunge: “Mi auguro che in luoghi come questi si mantenga viva l’attenzione su questo fenomeno”.

Fonte: Adnkronos 

Foto © Imagoeconomica 

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