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Aperto il processo per uno dei tronconi del maxi blitz dell'11 febbraio scorso. 
A distanza di sei anni dal blitz dei carabinieri “Cupola 2.0” i boss palermitani hanno tentato nuovamente di rimettere ordine alle fila, facendo leva sulle nuove tecnologie e sui giovani rampolli, per ricostituire le fondamenta dell’organizzazione.
I carabinieri coordinati dalla Dda di Palermo avevano, con un'operazione imponente, arrestato 181 persone colpendo i mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Natale-San Lorenzo, Santa Maria del Gesù e Bagheria.
Davanti al giudice delle indagini preliminari, laudio Emanuele Bencivinni si è aperto oggi il processo per 16 impuntati, riporta Live Sicilia.
Una sola la parte civile: un imprenditore edile, accompagnato dal comitato Addiopizzo, che ha deciso di ribellarsi alle estorsioni.
Le accuse sono di associazione mafiosa per Giovanni Castello, considerato il reggente della famiglia di Palermo centro, Giuseppe Di Maio, Francesco Paolo Putano, Antonino Serenella, Francesco Paolo Viviano, Francolino Spadaro.
Pietro Di Blasi, Fortunato Bonura, Francesco Paolo Luisi e Giuseppe La Barbera dovranno rispondere invece dell'accusa di estorsione.
Poi c'è anche chi, secondo i magistrati, avrebbero aiutato a avario titolo alcuni mafiosi ad deludere le indagini ed organizzare incontri riservati: Francesco Battaglia, Rosario Mandalà, Filippo Marino e Vito Sacco.
Poi ci sono Agostino Lupo e Salvatore Castello: il primo dovrà rispondere dell'accusa di aver messo a disposizione la sua officina per gli incontri riservati e bonificato macchine e moto dalla presenza di microspie; mentre il secondo dovrà rispondere di ricettazione aggravata.

Fonte: LiveSicilia.it

Foto © Paolo Bassani 

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