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Fu assassinato da Leoluca Bagarella, detto Don Luchino, che gli sparò vigliaccamente sette colpi di pistola alle spalle. 
I Corleonesi di Salvatore Riina lo avevano nel mirino da tempo: il vice questore Boris Giuliano, capo della Squadra mobile di Palermo venne ucciso la mattina del 21 luglio 1979 all'interno del bar Lux in via Francesco Paolo Di Blasi. 
Era bravo con la pistola e uno scontro frontale con lui sarebbe stato fatale; per questo gli 'uomini d'onore' decisero colpirlo mentre Giuliano stava alla cassa per pagare il caffè che aveva appena finito di bere.
Seppur il gestore del bar avesse fornito una descrizione dell'omicida, le indagini non portarono inizialmente a nulla. Un contributo decisivo sulla sua morte fu dato dal capitano dei Carabinieri Emanuele Basile che nel 1980 consegnò al giudice Paolo Borsellino un rapporto dettagliato sul traffico internazionale di eroina gestito dai Corleonesi.
Ma bisognerà attendere l'avvio del maxiprocesso e le testimonianze dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno, per ricostruire il quadro.
Per il suo assassinio vennero condannati all'ergastolo in via definitiva, in qualità di mandanti, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Francesco Spadaro e Nenè Geraci. L'esecutore materiale, invece, condannato nel 1995, fu individuato, appunto, in Leoluca Bagarella.
"Cosa saremmo noi? Cosa saremmo noi se 46 anni fa una voce alla radio non avesse dato la notizia di una sparatoria in via di Blasi cosa saremmo noi se la nostra vita fosse rimasta uguale, normale, serena. Cosa saremmo noi se in tutti questi anni avessimo avuto confronti, consigli, contrasti e abbracci. Come saremmo diventati?": è la domanda che Selima Giuliano, figlia del capo della Mobile, si pone in un post su Facebook. Selima Giorgia Giuliano è soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Palermo, accompagna il post con una foto del padre. "Saremmo stati migliori forse o forse saremmo stati solo più 'pieni' - ha proseguito - e i nostri occhi avrebbero avuto quella luce particolare che ha chi è abituato a vedere in chi ama l'assenso, l'amore e la dolcezza infinita di chi ti adora oltre tutto. E invece noi siamo qui, siamo noi e chi è venuto dopo di noi, siamo noi con le nostre storie uguali di figli, fratelli, coniugi e genitori di vittime della mafia, siamo noi che nonostante il tempo percepiamo ancora il vuoto, ci commuoviamo e ci emozioniamo. Siamo noi che continuiamo a sperare e a credere nella giustizia e nello Stato".
Ma perché venne ucciso Giuliano?
Soldi. Tanti soldi provenienti dal narcotraffico.
Collaborando con l’FBI e la DEA negli Stati Uniti Giuliano fu uno dei primi investigatori pionieri che scoprirono il traffico internazionale di droga tra la Sicilia e gli Usa. Il capo della Mobile diede un forte impulso di modernità alla lotta al crimine organizzato, che al tempo non era ancora dotata di strumenti normativi per combatterlo. Uno degli elementi introdotti nel metodo d’indagine fu proprio il lavoro di squadra. Infatti, il gruppo d'èlite era formato da Tonino De Luca, Paolo Moscarelli e Vincenzo Boncoraglio, tutti poliziotti volenterosi, ognuno con un compito preciso e ben delineato così da non intralciarsi o scontrarsi nel corso delle indagini o delle operazioni. Ogni funzionario all'interno della squadra mobile era responsabile di un settore della criminalità organizzata controllati dall'occhio attento del “maresciallo”, (così veniva chiamato Boris ndr). Una sua intuizione che diede una importante svolta al metodo investigativo fu costruire una mappatura delle famiglie mafiose basandosi su omicidi nei vari quartieri e nelle periferie. Oltre al traffico di droga, Giuliano investigò anche sui casi dei giornalisti Mauro De Mauro e Mario Francese, e del segretario provinciale di Palermo della DC, Michele Reina. Successivamente indagò anche sul caso del boss Giuseppe Di Cristina.
Nelle indagini sul traffico di droga internazionale, all'aeroporto Punta Raisi di Palermo vennero trovate, da alcuni agenti di polizia, due valigie contenenti 500mila dollari, la parcella pagata da famiglie mafiose d'oltreoceano a quelle sicule per l'eroina. Pochi giorni dopo, all'aeroporto di New York furono rinvenute delle valigie con una partita ingente di eroina proveniente da Punta Raisi per un valore stimato di 10 miliardi di dollari. Secondo Giuliano questo duplice ritrovamento fu una conferma del narcotraffico che evidenziò il collegamento tra famiglie mafiose siciliane come i Bontade, gli Spatola, gli Inzerillo e i Gambino e famiglie mafiose negli U.S.A.
Furono proprio queste le indagini che costarono la vita a Giuliano.
Perse la vita compiendo il proprio dovere, con onore, a differenza di chi decise di colpirlo alle spalle. 

Foto © Archivio Letizia Battaglia 

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