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Ancora assente una banca dati nazionale che raccolga i nomi dei boss autorizzati a uscire dal carcere 

 La vicenda dei permessi premio concessi anche ai boss condannati per fatti gravissimi continua a destare preoccupazione. L’ultimo caso simbolo riguarda Salvatore Benigno, boss di Cosa Nostra originario di Misilmeri e legato ai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, che fino a questo momento ha scontato trent’anni di carcere per diversi attentati degli anni ‘90, tra cui quello contro Maurizio Costanzo e le bombe alle chiese di Roma.

Benigno è stato definito un “detenuto modello” dal tribunale di sorveglianza di Milano, tanto - ha fatto sapere Repubblica - da aver ricevuto oltre duecento permessi premio negli ultimi mesi. Non si tratta di permessi giornalieri, precisa il giornalista Salvo Palazzolo, ma di uscite orarie che sarebbero giustificate da motivi di studio. Infatti, Benigno ha già conseguito due lauree, in Medicina e Biologia, e ora pare ne stia frequentando un’altra.

Ma il suo non è l’unico caso. Anche Giovanni Formoso, coinvolto nelle stragi di mafia degli anni ‘90, esce ogni giorno dal carcere di Secondigliano, a Napoli, per lavorare in un istituto religioso di Scampia. Entrambi, Benigno e Formoso, erano specialisti in esplosivi al servizio dei fratelli Graviano, custodi dunque di molte informazioni ancora oggi rilevanti.

Ciò che potrebbe sembrare altrettanto preoccupante è il fatto che, ad oggi, non esiste ancora una banca dati nazionale che tenga traccia dei boss mafiosi che usufruiscono di questo tipo di benefici. I dati attualmente disponibili sono infatti parziali. Quello che è stato possibile sapere fino a questo momento, attraverso l’attuale Commissione Antimafia, è che nei primi mesi di quest’anno circa duecento boss avrebbero ottenuto permessi premio.

Un dato che non rasserena, proprio come il contesto da cui deriva: una sentenza della Corte Costituzionale, secondo la quale anche i boss condannati all’ergastolo possono ottenere benefici se dimostrano di aver intrapreso un percorso di revisione critica della propria vita. Ma, come mostra anche il caso di Benigno, questo concetto rischia di essere interpretato in modo molto ampio, soprattutto se riferito a figure che in passato non hanno mai collaborato con la giustizia e che, teoricamente, resterebbero “irriducibili”. Il passato criminale di boss come Benigno e Formoso parla chiaro. “Benigno è il boss di Misilmeri che ha finito di scontare 30 anni di carcere per il fallito attentato a Maurizio Costanzo, per la fallita strage dello stadio Olimpico e per le bombe alle chiese di Roma”. Mentre “Formoso - ha ricordato Palazzolo - è invece ritenuto uno dei componenti del commando di via Palestro”.

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