A Dossier Tg2 l’intervista alla figlia del pentito ucciso dalla mafia il 10 maggio '96: “Luigi Ilardo fu tradito dallo Stato”
“L’omicidio di mio padre fu compiuto dalla mafia, ma su ordine di mandanti esterni, non appartenenti a Cosa nostra. Finché si limitò a parlare di mafiosi e latitanti, lo lasciarono fare, in un certo senso. Ma quando alzò il tiro e iniziò a riferire ai magistrati dei rapporti tra mafia e politica e degli omicidi eccellenti di Palermo, le cose cambiarono".
Così Luana Ilardo racconta al giornalista Francesco Vitale la storia del padre, Luigi Ilardo, boss di spicco della famiglia di Caltanissetta poi diventato infiltrato all’interno di Cosa nostra per conto dei carabinieri, assassinato la sera del 10 maggio 1996 a Catania. Figlia del confidente del Ros che stava per diventare ufficialmente collaboratore di giustizia (nome in codice “Fonte Oriente”), Luana Ilardo è stata intervistata dal programma “Dossier” del Tg2, nello speciale intitolato “Quando capimmo cosa era la mafia”, dedicato alle vittime di mafia. Oltre alla storia di Ilardo, il programma ha offerto approfondimenti su Emanuela Loi (agente di scorta di Paolo Borsellino) e sul pool antimafia, con un’intervista all’ex magistrato Leonardo Guarnotta. “Mio padre la mattina indossava i panni del mafioso, la sera quelli di un uomo dello Stato. Grazie alle informazioni che riusciva a raccogliere all’interno di Cosa nostra, furono eseguiti diversi arresti e vennero acquisite notizie fondamentali”, racconta Luana Ilardo ricordando lo scandalo della mancata cattura di Bernardo Provenzano. 
“Oggi è facile parlare di trattativa Stato-mafia, dei pizzini di Bernardo Provenzano o di Giovanni Aiello, detto ‘faccia da mostro’. Ma trent’anni fa erano informazioni che nessuno conosceva". “Tutto ciò che so oggi sulla morte di mio padre e sulla sua collaborazione l’ho appreso solo due anni dopo quel 10 maggio 1996, e solo grazie ai media”, denuncia Ilardo che rammenta, con dolore, quella tragica sera in cui tentò invano di rianimare il padre, macchiandosi i vestiti del suo sangue. “Per due anni ho creduto che fosse stato ucciso perché stava tentando un’ascesa al potere. Solo successivamente, grazie alla stampa e al rapporto ‘Grande Oriente’ depositato dal colonnello Riccio in ben sette procure, ho scoperto che mio padre fu ucciso perché per tre anni aveva lavorato per lo Stato italiano.” Da tempo Luana Ilardo lotta per ottenere piena verità e giustizia sull’omicidio. Nel 2021 sono stati condannati, tra gli altri, Piddu Madonia (cugino di Luigi Ilardo), Vincenzo Santapaola, Benedetto Orazio Cocimano e Maurizio Zuccaro. Ma dai tribunali non è ancora arrivata una risposta chiara: come fece Cosa nostra a sapere che Ilardo stava collaborando con lo Stato? “Mio padre aveva una pena sospesa di sei mesi”, spiega Luana. 
“Si presentò al tribunale di sorveglianza di Messina, che ovviamente non era al corrente della sua collaborazione. Il colonnello Riccio, che seguiva le operazioni con mio padre, informò subito il procuratore capo dell’epoca di Caltanissetta, il dottor Tinebra, segnalando che era arrivata la notifica per far scontare a Ilardo quei sei mesi di pena residua. Ma non potevano farlo rientrare in carcere: era coinvolto in operazioni fondamentali, tra cui quella per la cattura di Provenzano”.“Tinebra rispose: ‘Non si preoccupi, colonnello, me ne occupo io’”, ricorda Luana, riportando le parole del colonnello Riccio. “L’atto fu notificato da due carabinieri agli ordini del capitano Damiano, all’epoca comandante della sezione anticrimine di Caltanissetta. Ma fu consegnato a casa di Maria Stella Madonia, sorella di Piddu Madonia - già detenuto - e l’unica, all’epoca, in grado di incontrare Bernardo Provenzano. A quel punto, dentro Cosa nostra fu chiaro che c’era una talpa: quella fu la prova del nove. Capirono che mio padre non poteva rientrare in carcere per quel residuo di pena perché stava collaborando con lo Stato.” Luana Ilardo parla più volte di “tradimento di Stato”. Tradito fu il padre, tradita fu lei stessa, quando apprese la verità solo grazie agli sforzi del colonnello Riccio. “Nonostante il tradimento, che sono convinta sia stato un tradimento da parte dello Stato – sottolinea – mio padre aveva comunque scelto di affidarsi alle istituzioni. E io non posso fare altrimenti, nonostante i molti interrogativi ancora aperti sul caso Ilardo. Ho scelto di seguire le sue orme”.
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