L'ex procuratore di Roma ed ex presidente del tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone è stato sentito ieri dai pm della Procura di Caltanissetta che l'hanno iscritto nel registro degli indagati un’anno fa con l'accusa di favoreggiamento alla mafia nell’ambito di un presunto insabbiamento dell’inchiesta Mafia-Appalti.
L’interrogatorio, condotto dal capo dei pm Salvo De Luca e dai sostituti Davide Spina e Claudia Pasciuti, è durato diverse ore.
A Pignatone i colleghi di Caltanissetta contestano di avere istigato l’ex capo della corte d’Appello di Palermo Gioacchino Natoli (anche lui sotto indagine dalla procura nissena) a chiedere l'archiviazione del procedimento "senza curarsi di effettuare ulteriori indagini con particolare riguardo alle intercettazioni telefoniche". L'inquinamento - per ora solo ipotizzato - dell'indagine e la successiva archiviazione sarebbe stata finalizzata, secondo l'accusa, ad aiutare imprenditori mafiosi come Antonino Buscemi e Francesco Bonura a eludere gli accertamenti degli investigatori. "Infine, per occultare ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche - scrivono i pm nell'invito a comparire notificato a Pignatone, che mesi fa si era avvalso della facoltà di non rispondere - istigava Natoli a disporre la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci (con le intercettazioni)". Dalle indagini è emerso però che le bobine e i brogliacci non sono stati mai distrutti tanto che sono stati ritrovati e che l'ordine di distruzione comunque all'epoca era una prassi in caso di accertamenti ritenuti irrilevanti.
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