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Non c’è tabù tra i familiari di Totò Riina nei confronti delle gesta di uno dei più noti boss stragisti di Cosa Nostra. Già in passato, il figlio Giuseppe Salvatore "Salvuccio" ha utilizzato i social media per mantenere viva la memoria paterna, trasmessa attraverso continui post celebrativi che hanno tra l’altro riscosso centinaia di like. Ora sarebbe anche intenzionato a mettere in vendita il ritratto del padre, mentre in passato era stato intervistato da Bruno Vespa per parlare del suo libro.
Una complicità ancora viva, testimoniata anche dalla condotta criminosa dei suoi più stretti parenti. È quanto si evince oggi dalla decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ha disposto l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Maria Concetta Riina e Antonino Ciavarello, rispettivamente figlia e genero del defunto capo di "Cosa Nostra" Salvatore Riina, indagati in concorso per i delitti di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso commessi ai danni di due imprenditori toscani.
Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica contro il rigetto, da parte del GIP, della richiesta di misura cautelare nei confronti dei due familiari. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in merito ai reati contestati, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso. Nell’ordinanza, il Tribunale ha inoltre ravvisato il pericolo concreto di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, disponendo così la custodia cautelare in carcere. 
L’indagine, avviata nell’agosto dello scorso anno e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è stata condotta dal ROS dei Carabinieri di Firenze. Secondo gli inquirenti, i due indagati avrebbero inviato reiterate richieste estorsive, con toni minacciosi e pressanti, a due imprenditori. Le intimidazioni avrebbero avuto successo, tanto che una delle vittime avrebbe consegnato del denaro a Maria Concetta Riina.
Nonostante fosse detenuto, Antonino Ciavarello sarebbe riuscito a comunicare con la moglie e con una delle vittime tramite un telefono cellulare.

Foto © Shobha 

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