Un unico filo: Piersanti Mattarella, Michele Reina e Pio La Torre.
Il giudice Giovanni Falcone, in base a quello che emerge da un verbale della commissione antimafia del 22 giugno del 1990, era convinto che a uccidere Piersanti Mattarella fossero stati i terroristi neri e che tale omicidio fosse collegato ad altri delitti eccellenti: quello del segretario della Dc a Palermo, Michele Reina, e quello del segretario del Partito comunista, Pio La Torre.
In particolare Michele Reina venne assassinato a Palermo il 9 marzo del '79 sotto gli occhi della moglie e di una coppia di amici.
La procura di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, è tornata ad indagare sul delitto, definito dagli inquirenti un omicidio politico-mafioso. Certamente sono molti i punti oscuri su cui fare luce: la procura ha deciso di acquisire foto e immagini girate sul luogo dell'assassinio di Reina, in via delle Alpi all’angolo con via Principe di Paternò, e dopo il ritrovamento della Fiat Ritmo usata dai killer per la fuga. Per l'omicidio di Reina furono processati e condannati in via definitiva i componenti della Cupola mafiosa: Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Totò Riina e Antonino Geraci. Mai scoperti invece i sicari. Proprio come nell'omicidio Mattarella. Uno dei tanti aspetti che lega i due delitti.
Al centro delle nuove indagini ci sono anche i collegamenti, che già Giovanni Falcone aveva ipotizzato, tra i cosiddetti delitti politici e le possibili convergenze di interessi tra Cosa nostra e eversione nera, unite dal tentativo di impedire il rinnovamento politico della Sicilia. "La tesi esposta nel nostro mandato di cattura, peraltro conforme ai risultati di un'analisi dei documenti da noi forniti all'ufficio dell'Alto commissario, è la seguente: - disse Falcone nel 1990 sentito dall'Antimafia, - sotto il profilo delle risultanze emergenti dalle indagini sul terrorismo nero, le modalità dell'omicidio Mattarella sono sicuramente compatibili; sotto il profilo della compatibilità fra l'omicidio mafioso affidato a personaggi che non avrebbero dovuto avere collegamenti con la mafia, è emersa una realtà interessante e inquietante".
L’omicidio Reina
Michele Reina fu eletto segretario provinciale della Dc nel 1976 e fu uno dei principali sostenitori dell'apertura del partito al Pci. Il pomeriggio del giorno in cui fu ucciso aveva portato il saluto al congresso regionale del Partito Comunista illustrando il progetto di collaborazione per il governo della Sicilia. Una linea che vedeva assieme Reina, Mattarella e l'allora segretario regionale della Dc Rosario Nicoletti. Appena un'ora dopo, l'omicidio venne rivendicato con una telefonata anonima al centralino del Giornale di Sicilia da Prima linea, uno dei gruppi armati del terrorismo rosso. Seguirono altre rivendicazioni sempre di matrice terroristica. A imprimere una svolta alle indagini furono le dichiarazioni fatte al giudice Giovanni Falcone e all'allora dirigente della Criminalpol Giovanni De Gennaro, dal pentito Tommaso Buscetta che disse che a volere la morte del politico era stato il boss Totó Riina.
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