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Per ora, Antonino Cinà, rimarrà al carcere duro almeno fino a giugno dell'anno prossimo. 
La decisione, che risale ad alcune settimane fa, è stata presa dalla quinta sezione, presieduta da Rosa Pezzullo, che ha bocciato l'istanza di Cinà, condannandolo anche a versare tremila euro alla Cassa delle ammende. 
La notizia è stata riportata da Palermo Today.
Antonino Cinà custodisce davvero tanti segreti; l'insospettabile colletto bianco era diventato uno dei personaggi più autorevoli della famiglia di San Lorenzo nonché medico di fiducia del capo dei capi Salvatore Riina e Bernardo Provenzano
Fu lui, in base alle sentenze del processo Trattativa (primo, secondo e anche terzo grado nonostante la prescrizione), che aveva fatto da “postino” al papello, cioè la lista delle richieste avanzate da Riina allo Stato. 
Da anni ormai è detenuto al carcere duro, con una condanna all’ergastolo, in quanto ritenuto mandante dell’omicidio di Giovanni Bonanno, un giovane capomafia palermitano che faceva la cresta sul pizzo.  

Prescrizione, non assoluzione

Inizialmente, come riportato da Palermo Today, il Tribunale di Sorveglianza di Roma nel 2023 aveva inizialmente confermato la proroga del 41 bis (cioè ha deciso che Cinà doveva restare in carcere duro) con un decreto del ministero. La Cassazione (prima sezione) aveva poi annullato con rinvio questa decisione, accogliendo la tesi degli avvocati di Cinà, Giovanni Di Benedetto e Francesca Vianello Accorretti, i quali avevano sostenuto che sarebbe mancata la motivazione "sulla persistenza dell'organizzazione e sul ruolo in essa ricoperto da Cinà" e sul fatto che il mafioso sarebbe "'diventato estraneo' alle compagini criminali", senza tener conto della "assoluzione in via definitiva dal processo Trattativa su cui l'ordinanza era rimasta 'muta', nonostante la rilevanza di 'tale evenienza in punto di persistenza dei contatti e di concreta pericolosità". Secondo la difesa, inoltre, i giudici non si sarebbero soffermati "sugli attuali equilibri del mandamento, retto da soggetti ritenuti 'fedelissimi' dei Lo Piccolo, in primis Giulio Caporrimo, con i quali, da anni, Cinà sarebbe in contrasto, sicché egli non potrebbe avere mantenuto un ruolo qualificato all'interno del gruppo criminale". Insomma il tribunale di Sorveglianza - che dopo il rinvio dalla Cassazione aveva bocciato il ricorso del detenuto - si sarebbe riferito solo "a circostanze risalenti agli anni Novanta e ai primi anni del 2000, ampiamente superate dagli eventi successivi, che avrebbero cristallizzato nuovi equilibri all'interno del mandamento".
La Cassazione, successivamente, ha giudicato il ricorso inammissibile poiché, come hanno scritto, riguardo la proroga del 41 bis deve essere valutata "la necessità di mantenere un regime differenziato in quanto idoneo ad impedire tali contatti, in ragione della permanenza delle condizioni di pericolo che ne avevano giustificato l'adozione", e serve "una congrua motivazione in ordine alla persistenza del pericolo per l'ordine e la sicurezza che le misure mirano a prevenire". Inoltre, sul tema della 'assoluzione' nel processo Trattativa la Suprema Corte ha ricordato che Cinà "è stato riconosciuto responsabile, nel processo per la così detta Trattativa, del delitto di violenza o minaccia a un Corpo politico dello Stato, per il quale è stato condannato in appello a 12 anni di reclusione, per poi essere prosciolto per intervenuta prescrizione, riqualificato nella forma solo tentata" e "tale pronuncia, peraltro, lungi dall'affermare l'estraneità di Cinà ai fatti contestatagli, ne ha sostanzialmente riconosciuto, nella fase della sua progressiva ascesa ai vertici dell'organizzazione mafiosa, il fondamentale ruolo di collegamento tra i soggetti apicali di Cosa nostra e il mondo politico-istituzionale al quale i primi si erano rivolti anche per il tramite dell'odierno ricorrente". 
Per gli ermellini, infine, non è detto che il semplice decorso del tempo abbia mutato il ruolo di Cinà nell'organizzazione, quindi resta la concreta possibilità che, una volta uscito, "riprenda i rapporti con personaggi di assoluto rilievo nel mandamento mafioso". 

Fonte: Palermo Today  

Foto © Imagoeconomica

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