La prima sezione della Cassazione, presieduta da Giuseppe Santalucia, ha respinto il ricorso di Salvatore Biondino, 72 anni, fedelissimo di Salvatore Riina, confermando il regime del 41-bis per lo storico boss di Cosa nostra. Secondo quanto riportato da Palermo Today, Biondino, condannato per le stragi e detenuto in regime speciale dal 15 gennaio 1993, giorno del suo arresto con Riina, non ha mostrato dissociazione dall'organizzazione mafiosa. La Cassazione ha rigettato il ricorso contro la proroga del 41-bis del 6 settembre 2023, ritenendo che Cosa nostra non sia stata smantellata e che Biondino potrebbe comunicare con l'esterno in un altro regime carcerario. I giudici hanno citato un'intercettazione del 2005, in cui Nino Rotolo, ex capomafia di Pagliarelli, affermava che Biondino continuava a esercitare influenza come capofamiglia anche dal carcere.
Sulla sua figura misteriosa si sono pronunciati pochi collaboratori di giustizia. Salvatore Cancemi, capo del mandamento di Porta Nuova, lo aveva descritto come un personaggio importantissimo che aveva contatti a tutti i livelli, comprese le istituzioni e i servizi segreti. Un uomo di strategia, e nello stesso tempo feroce assassino. Un altro collaboratore di giustizia, Francesco Onorato, ha raccontato l'episodio che lo vide protagonista nella condanna a morte del giovane poliziotto Emanuele Piazza.
Quest'ultimo collaborava in maniera riservata con i servizi segreti alla ricerca dei latitanti. Forse un po’ ingenuo o forse solo amante del rischio Emanuele era riuscito a stringere una buona relazione di conoscenza con Onorato; condividevano infatti la passione per la boxe e spesso si fermavano a fare due chiacchiere. In una di queste occasioni passava per caso da quelle parti il Biondino che li vide. Più tardi fece chiamare Onorato e gli disse: "Ma che fai? Ti abbracci con gli sbirri?". Come facesse Biondino a conoscere il lavoro super riservato di Emanuele resta un mistero.
Biondino venne anche condannato nel processo sul fallito attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone (già nell’89, per Cosa nostra, doveva morire) assieme a Totò Riina, Antonino Madonia, Vincenzo e Angelo Galatolo.
Fonte: Palermotoday.it
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