L'inchiesta sul clan Uditore continua a svelare connessioni dentro le istituzioni. Recentemente è emersa la telefonata tra Franco Bonura e Umberto Fortunato Lo Sardo, consigliere della Quinta Circoscrizione: il capomafia anziano esigeva il rinnovo immediato della carta d’identità per la moglie, bypassando le normali prenotazioni. Un’altra intercettazione della Squadra mobile e della Sisco ha rivelato l’incontro tra il boss Salvatore Inzerillo e un galoppino elettorale di Vincenzo Figuccia, all’epoca candidato di spicco per “Prima l’Italia-Salvini Premier” alle ultime Regionali. Oggi, Figuccia siede a Sala D’Ercole.
Un nuovo episodio aggiunge ulteriori dettagli sulle infiltrazioni mafiose. Si tratta di un mutuo dell’Irfis, ente regionale che concede finanziamenti a condizioni agevolate, ottenuto da una società riconducibile alla moglie di Domenico Salerno, imprenditore arrestato nell’ultimo blitz sul clan Uditore. Il prestito, pari a 160 mila euro, serviva per l’acquisto di tre immobili in via Casalini, successivamente affittati con l’accordo di presunti soci occulti di Salerno: Alessandro Costa e Salvatore Sansone. Costa, anche lui arrestato nel blitz della Dda, è considerato un elemento di spicco del clan Uditore, mentre Sansone ha già una condanna per associazione mafiosa.
Gli investigatori hanno ricostruito numerosi affari legati a quegli immobili. “Ce lo dividiamo in tre”, affermava Salerno in un’intercettazione. Secondo la procuratrice aggiunta Marzia Sabella e il sostituto Giovanni Antoci, le prove raccolte confermerebbero l’appartenenza di Salerno all’organizzazione mafiosa, ma il tribunale del riesame ha recentemente annullato l’ordinanza di custodia cautelare, per “assenza di gravi indizi”, come ha spiegato l’avvocato Giovanni Rizzuti. Le motivazioni ufficiali non sono ancora state rese note, mentre la procura distrettuale antimafia prosegue nell’accusa.
Salerno e i suoi presunti soci avrebbero anche investito in un lido balneare alle isole Egadi. “Abbiamo 400 mila euro buttati lì a Favignana”, diceva l’imprenditore. Secondo la procura, “gli approfondimenti investigativi eseguiti hanno permesso di documentare come Salerno, oltre a rappresentare un punto di riferimento per gli investimenti della famiglia mafiosa, coadiuvasse Costa (…) nei rapporti con il territorio”. Tra gli affari discussi, vi era anche l’apertura di una pescheria, un’idea proposta da Salerno ma subito bloccata da Costa: “Domenico, non ti prendere impegni per la pescheria per ora, hai capito? Non te li prendere perché so più di te”. Gli investigatori annotano che “emergono chiaramente gli obblighi che Salerno avrebbe dovuto rispettare come affiliato della famiglia mafiosa, subordinato alle decisioni di Costa”. Quest’ultimo gli assicurava: “Tra qualche settimana ti dico come ti devi muovere”.
Costa aveva già dato il via libera all’apertura di un’altra pescheria nella zona dell’Uditore. In uno degli immobili di via Casalini, invece, fu avviato un negozio di surgelati, ovviamente con la sua approvazione. Costa non è nuovo alle attenzioni delle forze dell’ordine: è stato considerato un favoreggiatore dell’ex latitante di Pagliarelli, Gianni Nicchi, e nel 2011 fu arrestato per associazione mafiosa, ma successivamente assolto per insufficienza di prove. Oggi, le nuove intercettazioni sul clan Uditore riportano l’attenzione su di lui e su altri insospettabili complici.
Fonte: palermo.repubblica.it
In foto: a sinistra, Alessandro Costa ripreso dalla polizia
Il clan Uditore e gli investimenti negli immobili con i soldi della Regione Sicilia
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