La sentenza della Corte d'Appello ha ribaltato in parte il verdetto di primo grado del processo derivante dall'operazione "Stirpe", che aveva colpito le cosche di Brancaccio e Ciaculli. I giudici hanno inflitto condanne significative a diversi imputati, tra cui Giuseppe Giuliano, inizialmente scagionato, ora condannato a 13 anni e 4 mesi di carcere. Altri imputati, pur vedendo ridotte le loro pene, sono stati comunque condannati per reati legati alla riorganizzazione delle cosche e al pizzo imposto in vari settori commerciali. Ad esempio, Rosario Montalbano ha visto la sua pena ridursi da 11 anni e 8 mesi a 9 anni e 10 mesi, mentre Giuseppe Greco, figlio di Salvatore, ha ricevuto una condanna a 12 anni e 10 mesi, seppur la sua posizione sia stata centrale nella riorganizzazione della "Cupola". Le accuse principali nel processo riguardavano l’imposizione di un sistema di estorsioni che coinvolgeva numerosi commercianti, dai venditori ambulanti agli sfincionari. Nonostante molti abbiano negato di aver pagato il pizzo, ben 31 persone sono state processate per favoreggiamento. La sentenza ha anche confermato le condanne inflitte a Raffaele Favaloro, Onofrio Claudio Palma e Salvatore Gucciardi. Il processo si è concluso con la partecipazione delle parti civili, tra cui il Comune di Palermo e diverse associazioni antiracket, che hanno difeso gli interessi di chi ha subito danni dal sistema mafioso. Il caso segna un'importante svolta nell'azione contro la criminalità organizzata, ma sottolinea anche la difficoltà di combattere un fenomeno così radicato e diffuso.
Foto © Paolo Bassani
Operazione ''Stirpe'': 13 condanne in appello per mafia e pizzo tra Brancaccio e Ciaculli
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