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Gli eventi e le iniziative di “Addiopizzo” per ricordare l’imprenditore tessile che non si è mai piegato davanti a Cosa Nostra

Il 29 agosto 1991, alle 7.45 del mattino, Cosa Nostra assassinava a Palermo Libero Grassi, un uomo il cui coraggio e determinazione hanno lasciato un’impronta indelebile nella società civile e nelle istituzioni. Nato a Catania il 19 luglio 1924, Grassi crebbe in una famiglia animata da forti ideali antifascisti. Il suo nome, “Libero”, fu scelto in onore di Giacomo Matteotti, il politico socialista assassinato dai fascisti nello stesso anno della sua nascita. Come Matteotti, oggi ricordato come martire della democrazia e della libertà, anche Grassi, il cui nome richiama la libertà, è celebrato come martire della libertà, simbolo di coraggio e di resistenza alla mafia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Grassi si rifiutò di combattere al fianco dei fascisti e dei nazisti e, come forma di protesta, scelse di entrare in seminario. Subito dopo la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo, Grassi decise di tornare a Palermo, dove completò i suoi studi in Giurisprudenza, dimostrando, tra l’altro, una forte inclinazione per i temi sociali e di natura politica. Dopo gli studi, Grassi decise di iniziare la sua carriera imprenditoriale nel settore tessile, inizialmente collaborando con suo fratello, con cui fondò la Mima, un’azienda di successo che produceva biancheria intima femminile e che arrivò a contare ben 250 operai. Successivamente, decise di avviare la Sigma, un’azienda che focalizzava la sua produzione su pigiami e vestaglie da uomo. Parallelamente, Grassi decise di occuparsi anche di politica, aderendo prima al Partito Radicale e poi al Partito Repubblicano. Collaborò anche con diverse testate giornalistiche, tra cui “Il Mondo”.
Tuttavia, fu proprio la scelta di intraprendere la carriera imprenditoriale che portò Grassi a sfidare coraggiosamente Cosa Nostra, opponendosi a una richiesta di “pizzo”. A differenza di molti altri imprenditori, Grassi decise di non piegarsi alle richieste della mafia, poiché cedere alle pressioni di Cosa Nostra avrebbe significato violare la sua dignità sia come persona che come imprenditore. Per questo motivo Libero Grassi non si limitò a rifiutare la richiesta estorsiva; decise, infatti, di andare oltre, mettendo in chiaro che non avrebbe mai rivisto la sua decisione di non pagare il pizzo. Così, il 9 gennaio 1991, pubblicò una lettera sul quotidiano “Il Giornale di Sicilia”, indirizzata direttamente al suo estorsore, che Grassi decise di chiamare sarcasticamente il “Geometra Anzalone”, colui che gli aveva chiesto di pagare 50 milioni delle vecchie lire per “mettersi a posto”. La risposta al “caro estortore”, così definito da Grassi, fu magistrale e rappresentativa di un uomo che non intendeva piegarsi nemmeno davanti alle minacce di morte. “Volevo avvertire il nostro ignoto estortore - scrive Libero Grassi nella sua lettera - di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”.


grassi libero manif 29 agosto

L’assassinio di Libero Grassi e le conseguenze

Purtroppo, la mattina del 29 agosto 1991, alle 7.45, mentre Grassi si recava a lavoro senza scorta, venne assassinato alle spalle in via Alfieri da Salvino Madonia e Marco Favaloro, entrambi membri del clan dei Madonia. La morte di Grassi scosse profondamente l’opinione pubblica, sia italiana che internazionale. Si trattava, infatti, di un omicidio che, oltre a evidenziare la brutalità della mafia, sottolineava anche la vulnerabilità di coloro che osavano opporsi ad essa. Come purtroppo spesso accade, pochi mesi dopo il suo brutale assassinio, il governo emanò il decreto-legge n. 419, poi convertito in legge n. 172/92, attraverso il quale fu istituito un fondo di solidarietà per le vittime di estorsioni e di usura, segnando in questo modo un passo importante nel sostegno delle vittime della criminalità organizzata. Salvino Madonia, fu condannato in via definitiva e sottoposto al regime di carcere duro, il 41-bis. Le indagini e le testimonianze dei pentiti rivelarono aspetti molto particolari riguardo alla dinamica dell'omicidio, indicando che l'ordine di uccidere Grassi non provenne direttamente dal capo di Cosa Nostra, Totò Riina, ma fu un'iniziativa autonoma del clan Madonia, evidenziando in questo modo le tensioni e le divisioni interne alla mafia stessa.
A 33 anni dalla sua morte, il ricordo di Grassi è ancora vivo, perché libero dall’oppressione e dalla tirannia della mafia. Del resto, la libertà può essere limitata, finanche soppressa, ma la condizione di uomo libero non potrà mai morire. È per questo motivo che la storia di Libero Grassi continua a ispirare movimenti e associazioni impegnate nella lotta contro la mafia, come “Addiopizzo”, che, oltre a promuovere la legalità, sostiene gli imprenditori durante la loro battaglia contro le estorsioni mafiose. Ogni anno, infatti, la memoria di Grassi rivive nelle commemorazioni e nel suo esempio di imprenditore coraggioso, che ha vinto contro la criminalità organizzata perché non si è mai piegato.


Le iniziative di “Addiopizzo” per il 33° anniversario della morte di Libero Grassi

Anche quest’anno, “Addiopizzo”, il movimento antimafia nato a Palermo nel 2004 da un gruppo di giovani impegnati a sostenere e incoraggiare commercianti e imprenditori a non pagare il pizzo, offrendo loro supporto legale, morale e pratico, dà appuntamento il 29 agosto alle 7.30 in via Alfieri, a Palermo, per ricordare Libero Grassi e la condizione di isolamento in cui si trovano molti imprenditori quando devono affrontare la mafia. “La giornata - si legge sul sito di “Addiopizzo” - sarà anche un momento per sensibilizzare cittadini e istituzioni a praticare il consumo critico a sostegno dei titolari della pizzeria ‘Dolce rosso pizza’ di Capaci (Pa) che in passato sono stati oggetto di molestie e tentativi di estorsione denunciati con il sostegno di Addiopizzo. Non si può infatti chiedere a commercianti e imprenditori di opporsi al fenomeno del racket delle estorsioni se il contesto sociale e politico resta indifferente”.


PROGRAMMA - 29 AGOSTO 2024

Ore 7,30
via Vittorio Alfieri, Palermo
Un fiore di vinca in ricordo di Libero Grassi a trentatré anni dall’omicidio

Ore 10,00
via Monsignor Siino, Capaci,
Consumo critico - Pago chi non paga presso “Dolce rosso pizza”

Ore 15,30
Porto della Cala, Palermo - Polo Lega Navale Italiano
Oltre le barriere - Vela per l’inclusione sociale
“I bambini del quartiere Kalsa e gli educatori di Addiopizzo saliranno a bordo delle imbarcazioni dei soci della Lega Navale Italiana, tra cui Azimut, la barca a vela a due alberi di oltre 12 metri, sequestrata dalla Guardia di Finanza in seguito a un'operazione di lotta all’immigrazione clandestina. L’iniziativa finalizzata a favorire l’inclusione sociale si inserisce nell’ambito delle attività di educativa territoriale e inclusione sociale svolte da Addiopizzo nel quartiere Kalsa di Palermo”.

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