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Moffo
Gandolfo Schimmenti è conosciuto a Polizzi Generosa da tutti gli abitanti come Moffo: non v’è chi non gli sia amico, per la sua disponibilità, per le sue digressioni di poeta e compositore di canzoni antimafia e di musica popolare, per la sua coraggiosa e coerente scelta politica di “estrema di sinistra”, sin dai tempi della sua prima giovinezza, sia, più recentemente, per la sua attenzione verso un locale prodotto che ha ottenuto la certificazione doc, Il fagiolo “badda” o “baddotta”. tipico delle Madonie, con due colori, l’avorio e alcune macchie rosate o viola scuro, quasi nere. Con Peppino Moffo ha condiviso militanza e amicizia sin dal 1966, nel PSIUP, grazie al suo interesse e al suo totale contributo è stato realizzato il bellissimo cd doppio di canzoni dedicate a Peppino e ispirate dalle sue poesie, pubblicato da “Il manifesto” nel maggio 2008, con l’intervento dei migliori artisti siciliani del momento. Ho imparato a conoscerlo e ad “amarlo” soprattutto dopo la morte di Peppino. La sua massiccia corporatura ha la sua completa espressione in un volto pieno, con un paio di baffoni d’altri tempi e il suo modo di parlare, di interagire, ispira fiducia, come se ci si fosse conosciuti da sempre. Già altre volte sono stato suo ospite nella sua casa di montagna, dove il tempo sembra essersi fermato qualche secolo fa. Oggi i suoi amici hanno deciso di dedicargli una serata, raccogliendo una proposta su cui egli rimuginava da tempo, nel ricordo dei 100 anni dalla nascita di Don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana. Nelle intenzioni di Moffo avrebbe dovuto snodarsi dipanato una sorta di filo che legava i ragazzi di “Lettera a una professoressa” con le sperimentazioni della didattica maieutica di Danilo Dolci, per arrivare a Peppino Impastato con l’uso politico e formativo dell’informazione. Mi aveva parlato di questo progetto lo scorso nove maggio a Terrasini, durante il corteo per Peppino e, per quanto non riuscissi a capire molto, nel momento in cui mi ha invitato non potevo non esserci.

Il Ponte
Quando siamo arrivati, appena in tempo, io e Faro, dopo avere assaporato verdi panorami, valli e colline quasi disegnate nello spazio azzurro, abbiamo trovato una quarantina di persone accomodate attorno a un luogo scosceso, terrazzato e arredato con piante, strani aggeggi, iscrizioni murarie e persino una campana da pecora, suonata al momento dell’inizio degli interventi. Ancora una volta la stessa sensazione di essere fuori dal tempo, che già avevo provato a casa di Moffo. E fuori dal tempo mi sembravano anche le persone, quasi tutte mature d’età, senza alcuna aria intellettuale o senza stimoli di curiosità particolari, tutte pronte a rapportarsi con te in un dialogo che, pur non essendo in atto con tutti, in realtà c’era e vedeva ognuno ascoltatore e protagonista. Indiscutibile vantaggio una temperatura ideale per noi che provenivamo da quaranta gradi.
Il posto si chiama “Largo Ponte” non è per nulla largo, ma offre una bella visuale su un panorama scosceso attraversato da un ponte. L’iscrizione più adatta è scritta sul muro: “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro” (Arminio).
Il “Guardiano del ponte”, ovvero la persona che si prende cura di quest’angolo, introduce l’iniziativa, voluta come un omaggio a Moffo, il quale ci racconta che circa trent’anni fa frequentava un corso serale d’istruzione secondaria superiore e che venne promulgato un concorso consistente nello scrivere una lettera ai ragazzi di Barbiana. La lettera di Moffo fu tra le sette premiate con un viaggio a Barbiana al quale Moffo partecipò, rimanendone impressionato. Gli interventi e le testimonianze sono affidati alle insegnanti Rosa Bruna d’Alberti, Maria Piera Di Gangi, Concetta Spinto, Maria Gugliuzza e Natalina Miranti, con la lettura della lettera di Moffo, di brani dalla “Lettera a una professoressa” e col racconto, anche qui, di un viaggio a Barbiana.

Don Milani
Ma il compito più arduo, ovvero quello di “aprire” la giornata di memoria me lo dà Moffo, invitandomi a parlare per primo. Comincio con l’inquadrare il contesto storico, geografico, politico e sociale dei ragazzi di Barbiana, citando due frasi del Priore: “Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.” E quest’altra “Io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi”. Parlo anche delle sue battaglie per l’obiezione di coscienza, che gli costarono un processo per “apologia di reato” e delle sue “Esperienze pastorali”, pubblicate nel 1957 con l’imprimatur, che venne ritirato l’anno dopo, e rimaste “nascoste” sino al 2014, anno in cui il divieto è stato ritirato.


vitale faro pubb

La scuola, com’era, com’è
Come si sa la “Lettera” fu uno dei manifesti di riferimento delle rivendicazioni del sessantotto e un punto di discussione sui metodi autoritari e sulla selezione di classe, che caratterizzavano la scuola sino a quel momento. Ricostruisco il percorso dell’istruzione scolastica sino ad oggi, il cambio di sensibilità, soprattutto tra gli insegnanti, che non sono più, come una volta, lo strumento di cui lo stato si serve per imporre le sue regole e il suo particolare “sapere”: nel mondo della scuola i progetti educativi molto spesso sono più avanti di quanto vorrebbe il ministero. Una volta venuta meno questa funzione e le sue strategie di controllo del sistema sugli aspetti “selezionati” del sapere da privilegiare all’interno dei programmi scolastici e sui criteri di valutazione, il controllo si è spostato sulla “categoria” dei genitori, e quella che poteva sembrare un’apertura democratica si è invece trasformata in uno strumento di pressione e di sorveglianza sull’operato del docente, sui criteri con cui è stato dato un voto, allo scritto o all’orale, sulle parole di critica o di incitazione allo studio usate, al punto che si parla sempre più spesso di “traumi” causati nella psiche dei discenti: le procedure e gli interventi adottati vanno dall’incontro col preside alla denuncia e al ricorso al magistrato per giustificare l’atteggiamento del docente e persino il contenuto del suo insegnamento e l’eventuale ispirazione politica. Anche “Bella ciao” è diventato un canto sovversivo. Il livello dell’istruzione si è abbassato parallelamente all’innalzamento del criterio di valutazione, al punto che non c’è più selezione, che anche i più gravi atti comportamentali sono giustificati e non puniti e soprattutto, secondo uno studio del prof. Ricolfi, “il livello culturale medio di chi arriva al primo anno d’università oggi equivale alla terza media inferiore di 50 anni fa. Circa metà della popolazione non è in grado di leggere e capire un articolo di giornale di media complessità. E’ vero che molti acquisiscono una competenza tecnica, ma rimangono complessivamente ignoranti e mentalmente chiusi. In conclusione si sono create le condizioni ideali per il pensiero unico telecomandato”.
Per il resto sono rimaste le grandi distanze tra i “Gianni” e i “Pierini”, tra i “figli di papà” e i “figli di nessuno”, soprattutto quelli del sottoproletariato, dove l’abbandono scolastico è una piaga in aumento e dove prolificano altre piaghe sociali, dal bullismo, alla delinquenza minorile, alla mancanza di motivazioni etiche.

Nomodelfia
In contesto socialmente degradato, come quello di Partinico, Danilo Dolci, a partire dagli anni ’60, propone il suo metodo maieutico attraverso la conquista delle conoscenze che ognuno di noi, dal bambino all’adulto, scopre dentro di sé e non attraverso la “trasmissione” di saperi preconfezionati. Indispensabile il passaggio con l’esperienza di Nomodelfia di Don Zeno Saltini, dove Dolci lavorò per qualche tempo. Al parametro dell’uguaglianza don Zeno associa quello della fratellanza: è norma della vita in comunità essere fratelli ed escludere la proprietà privata. Praticamente il comunismo, lo stesso al quale si è ispirato un altro grande prete, don Gallo. Un filo comune lega queste esperienze rivoluzionarie e baypassa le barriere i divieti e le condanne con cui si sono trovati ad agire queste persone, nel difficile tentativo di congiungere Cristo con Marx. Nomodelfia venne chiusa dal governo Scelba, che vi riscontrò un’esperienza “comunista”, don Milani subì un processo come sovversivo, Don Gallo subì le sue ritorsioni, Dolci fu al centro di arresti e processi che dimostrarono come in Italia autoritarismo e fascismo erano ancora presenti all’interno delle istituzioni.

Danilo Dolci
Passo la palla ad Amico Dolci, il quale ricorda come suo padre avesse dato ai suoi nove figli una copia della Bibbia e una delle “Lettere a una professoressa”, ritenendoli due libri indispensabili nella formazione del carattere. Ricorda la nascita della scuola di Mirto, a Partinico, in un territorio devastato da mafia, clientelismo, ignoranza, miseria, con un’esperienza didattica innovativa, purtroppo interrotta dal Provveditorato agli studi, che avallò a sè la nomina dei docenti. Amico ricorda persino mia figlia Karol che frequentò quella scuola per due anni, sono a quando non venne chiusa. Allarga il suo discorso alle condizioni della Sicilia ricordando la "Marcia per la protesta e la speranza, del 1967, alla quale partecipò il giovanissimo Peppino Impastato. Un circuito di esperienze straordinarie".

Peppino Impastato
Il ricordo di Peppino viene riproposto da Faro, il quale parla di un grande momento di risveglio culturale verificatosi tra Cinisi e Terrasini con associazioni come il Gruppo Om e il Circolo Musica e Cultura, che poi trovarono il momento di sintesi nell’attività di Radio Aut, nata a pochi chilometri da Partinico, dove Danilo Dolci aveva realizzato la prma esperienza italiana di radio libera. Comunicazione, uso delle parole, lotta contro la sempre crescente divaricazione della ricchezza, apertura dei rapporti umani, rispetto dell’ambiente e giusto utilizzo delle sue risorse sono stati gli elementi di riflessione di questa giornata con la proposta di che lo stimolo di cambiamento che non resti circoscritto a questo lontano angolo della Sicilia.

Nelle foto: 1) Moffo Schimmenti e Amico Dolci. 2) Faro Di Maggio con la maglietta rossa, la piccola, dolcissima Aurora e la madre Rossella e indietro, con la barba, Rosario

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