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LA GIUSTA RABBIA. Dopo la sentenza di ieri pubblichiamo lo sfogo di Francesca. «Vaffanculo. Vaffanculo perché la mafia NON È lo STATO. Perché lo Stato sono anche io. E sono Stato tutte le persone con cui ho la sacrosanta fortuna di interfacciarmi da anni e che si fanno un culo grande come non so cosa pur di cambiare le cose, anche se di pochissimo. Anche a costo di rimetterci soltanto. Vaffanculo perché forse non avremo il loro stesso potere e forse non lo avremo mai, ma siamo tanti e siamo straincazzati».

Questa volta parlerò esclusivamente a nome mio. 
Quindi tutto ciò che leggerete sarà uno sfogo rapportato alla mia vita, alle mie esperienze, alle mie scelte, alle mie (personalissime) opinioni e ai miei sentimenti
Perciò, che siate d'accordo o meno, pace. 

Ieri è successo quello che temevo di più.

Non ho scritto niente perché ero troppo impegnata ad innervosirmi (sono umana anche io, mi è concesso). 
È successa una di quelle cose (un'altra tra le tante) che, oltre a far incazzare, fa dannatamente passare la voglia. 
Fa passare la voglia di studiare così tanto per ottenere i "giusti titoli" e arrivare a quei livelli più alti di questo marcio sistema (N.B. mia personale filosofia di vita: se vuoi cambiare il sistema, devi entrarci dentro).
Fa passare la voglia di fare innumerevoli sacrifici pur di poter essere iscritta a due corsi di laurea (perché no, non sono mamma e papà che mi pagano le tasse, i libri e gli spostamenti). 
Fa passare la voglia di dedicare intere serate, e vorrei dire anche nottate, a preparare slide e interventi da portare ai ragazzi per parlare di mafia e di Stato e di come questo (dovrebbe) prevale sulla prima. 
Fa passare la voglia di organizzare eventi e reperire materiali a spese nostre per riuscire ad attrarre più persone possibili. 
Fa passare la voglia di credere che le cose cambieranno e che quello che facciamo serva davvero a qualcosa. 
Fa passare la voglia perfino di andare al bar con l'amica e raccontarle di tutto questo. 

Fa passare la voglia. 

È capitato, a volte, che mi chiamassero "paladina della giustizia", anche a mo' di presa per il culo, come se fosse un male. Io, oggi, quel titolo me lo tatuerei in fronte, invece. 

E, di nuovo, vaffanculo.

Vaffanculo perché la mafia NON È lo STATO.
Perché lo Stato sono anche io. 
E sono Stato tutte le persone con cui ho la sacrosanta fortuna di interfacciarmi da anni e che si fanno un culo grande come non so cosa pur di cambiare le cose, anche se di pochissimo. Anche a costo di rimetterci soltanto.

Vaffanculo perché forse non avremo il loro stesso potere e forse non lo avremo mai, ma siamo tanti e siamo stra incazzati. 
Con quei politici corrotti, con quelle forze dell'ordine che giurano fedeltà alla patria e poi la calpestano, con quei giudici "ammazzasentenze", con quegli imprenditori avidi, con quei professori di DIRITTO frustrati e lacchè che hanno pure il coraggio di screditare i magistrati che hanno messo in piedi questo processo durante la lezione (esperienza diretta). 

Siamo "straincazzati" e siamo una marea. 
E mi riferisco anche ai "non addetti ai lavori", a chiunque abbia quel briciolo di SENSIBILITÀ, ma, soprattutto, di DIGNITÀ che ti permette di aprire gli occhi e renderti conto che la situazione, così com'è, fa schifo. 
Che non c'è niente da normalizzare in tutto questo, che si stanno prendendo il futuro nostro, che ci stanno prendendo per il c*lo e che si divertono anche nel farlo. 

Io non credo più tanto negli adulti. 
A parte quei pochi che tutti (o quasi) conosciamo [e non me ne vogliate, ma dato che lo sfogo è mio, tra questi pochi ci inserisco anche i miei genitori che mi hanno insegnato a vivere rispettando quei sacrosanti valori e che non hanno mai perso occasione per parlarmi di mafia e antimafia, di Falcone e Borsellino, non solo il 23 maggio e il 19 luglio (forse perché non sono politici, dato che quella è una loro prerogativa), ma SEMPRE], molti di loro, e cioè la maggior parte di quelli che erano presenti nel momento in cui giudici e poliziotti saltavano in aria, hanno scelto di dimenticare o, quantomeno, finge di non ricordare. 


Tratto da: wordnews.it

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