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Riteniamo sia allarmante come il PD, una delle principali forze politiche del Paese, abbia recentemente trattato alcuni dei suoi giovani iscritti per le loro posizioni e frasi riguardo Israele. Stiamo parlando del caso di Raffaele La Regina, segretario del PD in Basilicata candidato alla Camera, e Rachele Scarpa, candidata del Pd in Veneto. Il primo è finito sotto la gogna mediatica e politica per un post che scrisse nel 2020, la seconda per un post del 2021, rei di avere sollevato delle critiche nei confronti di Israele per le attività illegali e repressive compiute. La Regina si è visto costretto, in pratica, a ritirare le proprie affermazioni chiedendo scusa e alludendo, visibilmente intimorito dalla mole di accuse infamanti, al fatto che lo scrisse in età più giovane e quindi incoscientemente. Isolato e denigrato, ha deciso di rinunciare alla candidatura. Diverso è il caso di Scarpa, che ha spiegato e difeso le ragioni di quella posizione contro Israele facendo appello anche al report di Human Rights Watch che descrive il regime israeliano quale di apartheid. 

Ma al di là del contenuto dei due post, entrambi legittimi e assolutamente non antisemiti (come ritenuto da certa stampa e certa politica), quel che è sconcertante è il livello di autodifesa esercitata dall’élite politica in Italia quando viene toccata la legittimità di Israele o ricordata la quantità di crimini compiuti o di violazioni attuate dai governi israeliani. 

L’intoccabilità di cui gode Tel Aviv non ha eguali al mondo e in Italia il modo e l’insistenza con la quale viene tutelata - anche di fronte a oggettivi violazioni del diritto internazionale o critiche da organi super partes - è oltremodo lesivo ai principi del libero pensiero. 

Siamo di fronte a un caso, quello dei due giovani aspiranti parlamentari, riguardante la libertà d’espressione. Si tratta del diritto di esporre democraticamente una propria visione e valutazione, di condividere o meno le decine di condanne dell'ONU inflitte ad Israele, la questione riguarda i processi democratici del paese, la libertà di scelta e di espressione.

Noi cittadini italiani, ancor prima che palestinesi sosteniamo la libertà d’espressione, la democrazia e la Costituzione Italiana.

Quindi invitiamo chi intende solidarizzare con la Palestina a sentirsi libero/a di sostenere la nostra lotta, di condividere le nostre battaglie politiche e culturali, senza temere censura o diffamazione.

Tratto da: change.org

Foto:
it.depositphotos.com

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