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Il Governo messicano non riesce a contenere la furia omicida dei narcotrafficanti

Sembrava di essere in una delle scene del film 'The Purge', in cui per una notte i cittadini statunitensi si lasciavano andare ad uno sfogo di inumana violenza, uccidendo, bruciando e seviziando il loro prossimo. Ma non è l'America ad essere teatro di questo macabro spettacolo. Bensì il Messico in cui ormai l'escalation di omicidi perpetrati dai cartelli della droga ha raggiunto il suo massimo apice.

I criminali godono ormai di una palese impunità, proprio come nel film, in cui ogni crimine, incluso l'omicidio, era legale per dodici ore. Nella realtà ormai sono anni che questo "sfogo" va avanti e sembra che durerà ancora per molto tempo.

Era il 19 giugno 2021, un sabato - intorno alle 12 e mezzo, ora locale - quando una carovana di tre veicoli carichi di uomini ben armati, e almeno una donna, era entrata a Reynosa (situata nel nord-est del paese nello stato federale del Tamaulipas) una città messicana di circa 700mila persone che confina con McAllen, in Texas, e che funge da importante punto di incontro per numerosi gruppi criminali.

Secondo un resoconto dettagliato del quotidiano locale Elefante Blanco, la carovana, una volta arrivata nella parte orientale della città, si era fermata per rapinare un'auto, proseguendo poi verso un quartiere vicino al centro città dov’è iniziata la carneficina.

Prima i criminali hanno ucciso sette uomini all'interno di una casa, poi si sono recati in un altro quartiere dove hanno ucciso due persone. Dopo neanche qualche minuto, a poca distanza il commando ha sparato ad altre due persone uccidendole per poi riservare la stessa sorte ad un altro uomo e due donne della stessa famiglia. In totale le vittime del raid sono state quindici, tutte civili, tra cui uno studente di infermieristica, una persona che lavorava in una maquiladora locale (stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri), il proprietario di un negozio e uno dei suoi dipendenti. Solo dopo un'ora e quindici minuti sono intervenute le forze dell'ordine ingaggiando uno scontro a fuoco con il gruppo armato. Alla fine uno degli aggressori è stato ucciso e un altro catturato e all'interno di una delle auto, le autorità hanno trovato due donne legate e imbavagliate.

Dopo circa sei ore i poliziotti messicani hanno raggiunto gli altri aggressori e durante lo scontro che ne è conseguito sono stati uccisi quattro elementi del commando criminale, tra cui la donna.

Il motivo di tale massacro è da ricercare nella sanguinosa guerra di scissione  tra il cartello del Golfo e i Los Zeta iniziata dopo che le autorità messicane avevano catturato Osiel Cárdenas leader del cartello del Golfo nel 2003.

"Para que aprendan a respetar"
La paura è stata da sempre l'arma del cartello dei Los Zetas. E non hanno mai esitato ad usarla. Nel 2006, quando il cartello era solo un puntino nella costellazione delle organizzazioni criminali, avevano catturato un paio di poliziotti ad Acapulco, tagliato loro la testa e lasciato un messaggio: "Così imparate a rispettarci".

Spietati ed efficienti i Los Zetas sono un gruppo di narcotrafficanti nati alla fine degli anni '90 e composti diversi disertori delle forze speciali messicane. Hanno operato per diverso tempo come braccio di controllo di Osiel Cárdenas per poi essere inviati alla conquista di nuovi territori, come gli Stati di Guerrero e Michoacán, perenne epicentro della produzione e del traffico di droga. 

Dopo un periodo gli Zeta hanno iniziato a plasmare altre organizzazioni e a farsi un nome, non solo con spettacolari decapitazioni di polizia e messaggi inquietanti, ma con un nuovo modo di operare: occupare militarmente lo spazio fisico - attraverso una combinazione fra tecnologia sofisticata, tattiche militari e brutale violenza - e sostituirsi allo Stato applicando una politica tributaria e monopolizzando tutte le attività commerciali.

Questo modus operandi ha permesso al cartello di ottenere nel tempo moltissimi introiti e di dotarsi di un proprio esercito, con tanto di elmetti, stemmi, giubbotti antiproiettile, artiglieria pesante e mezzi cingolati.

Secondo uno studio di Harvard, tra il 1998 e il 2010, gli Zeta si sono espansi in 33 nuovi comuni all'anno, il massimo di qualsiasi gruppo criminale. Ma, come avrebbero scoperto i leader del Golfo e altri, questa espansione ha avuto un prezzo pesante.

Infatti dopo l'arresto del sopracitato leader Osiel Cárdenas gli Zeta si sono scissi dal cartello del Golfo iniziando una serie ininterrotta di combattimenti che alla fine avrebbe portato al caotico massacro di Reynosa del giugno 2021 e a molti altri episodi simili in tutto il Messico nell'ultimo decennio.

L'Idra dei cartelli messicani
Mentre cresceva lo scisma tra gli Zeta e il Cartello del Golfo sono nate altre organizzazioni criminali simili. La più notevole era la Familia Michoacana, dedita, come i Los Zeta, al narcotraffico internazionale, al controllo del territorio, estorsioni e rapimenti. 

Allo stesso modo a Tijuana, Juárez, Sinaloa e Acapulco si erano formati molti gruppi emergenti nel traffico di droga locale mentre il cartello del Golfo - secondo l'ultima inchiesta di 'InSight Crime' si era spaccato in almeno tre fazioni, almeno due delle quali - i Ciclones (Cicloni) e gli Escorpiones (Scorpioni) - sembravano essere coinvolte nella battaglia del 19 giugno. La notte per il Messico è ancora lunga e i cartelli della droga non si faranno problemi a ‘sfogarsi’ su un’altra città.

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