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Avvocato, pm, attivista. Tutto questo è stato Enrique Viana. Un uomo affettuoso, gentile, deciso. Ha dedicato ore della sua vita ai giovani con incontri nelle scuole, licei, incluso da fermo accanto al suo automobile faceva lezioni. La sua forte voce risuona dentro di me, e rivivo quel sentimento di volere ascoltarlo per ore. Era un cittadino impegnato verso la sua comunità. Da pubblico ministero è stato coerente con le proprie responsabilità affrontando quei poteri che costantemente evadono, manipolano e tergiversano la legge. Questo suo modo di essere incorruttibile costò a Enrique diversi dispiaceri, attacchi, diffamazioni e perfino un agguato all’ingresso della propria abitazione. Un episodio ritenuto pubblicamente dalla polizia, e anche da lui stesso, "un tentativo di furto", benché il dubbio gli rimase sempre nel silenzio di quella notte oscura, di violenza detestabile e strana, che diede molto a cui pensare. Quando gli usurpatori delle istituzioni dello Stato tradirono il popolo adottando un nuovo Codice di Processo Penale che accentuava le differenze di classi, promuovendo l'impunità e la lobby politica ed imprenditoriale dentro il sistema giudiziale, Enrique adottò la posizione estrema di rinunciare al suo incarico, forse l’unico suo gesto di disubbidienza civile che abbia avuto; e lo fece contro tutti i suoi desideri, ma fedele alla sua etica e alla sua coerenza. L’ho incontrato per strada, nella Ciudad Vieja, circa venti giorni fa: "Perdonami, non ti avevo riconosciuto", e mi abbracciò forte proseguendo poi il suo cammino. Aveva il volto di quelle persone che cercano sempre di frenare emorragie. C’è sempre stato e ci sarà sempre, Enrique Viana, fonte di ispirazione per coloro che vogliano chiudere le ferite di una America Latina le cui vene si dissanguano. Oggi Montevideo piange uno dei suoi migliori figli. Oggi noi sentiamo più che mai la presenza di chi è stato un gran amico per tutti.

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