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Pro-vax e no-vax

Non è facile occuparsi del Covid, dell’evoluzione della malattia con le sue varianti, dei vaccini e delle loro conseguenze, dei pro-vax e dei no-vax, perché sull’argomento è stato detto tutto e molto più di tutto, verità e bufale, pareri di esperti e minchiate sparate da abissali ignoranti. Da tempo in questo scenario sono state superate le regole e i giudizi che caratterizzano la civiltà delle buone maniere e si è scaduti in forme di bagarre, di insulti e di intolleranza cariche di violenza e di deliranti affermazioni dietro cui, a parte gli interessi economici di alcune categorie, non è difficile intravedere la longa manus di chi soffia sul fuoco con l’obiettivo di raccattare consensi e voti. I giornali (cioè quella che chiamano “stampa di regime”) hanno diffuso la notizia che il 90% dei contagiati attualmente non era vaccinato o aveva fatto solo la prima dose. A rincarare “la dose” la notizia delle bimba siciliana contagiata da genitori non vaccinati, morta di covid, ma affetta da altre gravi patologie: un caso che per i pro-vax è caduto a fagiolo. Dall’altra parte il suicidio del prof. Di Donno, che aveva messo in atto un’efficace terapia verso i contagiati, usando il plasma, ma che non ha ricevuto il plauso né il favore della cosiddetta medicina ufficiale: scontato che i più aberrati si siano messi a gridare all’omicidio di stato consumato da colleghi assassini. Intanto il martellamento dell’invito al vaccino, è in pieno sviluppo: inviti a cascata, dal presidente della repubblica a quello del consiglio, ai virologi, ai ministri, all’atleta, all’attore famoso, al politico responsabile (a parole): il covid è una brutta bestia e contro di esso possiamo opporre solo questa incerta barriera, ma anche questo non si può dire, senza essere aggrediti.

L’emersione
Sembrano infatti emergere come funghi, o come melma dalle fogne i componenti di un variegato raggruppamento che comprende leghisti, fratelli e nipoti d’Italia, ultras neofascisti, commercianti di categorie penalizzate, no-vax, no-mask, esponenti di centri sociali, i pochi medici e infermieri non ancora vaccinati, anche i prof. e il personale scolastico rimasto a guardare, dopo i dubbi sollevati da Astra Zeneca, ma anche qualche scienziato in cerca di visibilità, opposti estremismi e altri soggetti pregiudizialmente contrari al green pass, tutti a gridare “libertà” e a portare stelle di david, quasi si trattasse di novelli ebrei deportati e svastiche, quasi si trattasse di vittime del nazismo. Che tristezza e che gesto ributtante! Tanto dolore sofferto dall’umanità non ha insegnato niente. E il grido di “libertà” proviene in gran parte da quelli che, per scelta ideologica, sostengono che la libertà va calpestata davanti alle esigenze di un regime forte, cioè dai fascisti. Ahimè! Questa gente è avvolta tanto nell’ignoranza da non potere minimamente immaginare quello che è successo negli anni ’30 del secolo scorso. Basterebbe andare a leggere solo alcune righe di “Se questo è un uomo”. Il tutto condito da questa sfacciata tendenza all’iperbole, che consente di dire e scrivere le minchiate più orribili, dal colpo di stato, all’attentato alla costituzione, alla diffusione di false notizie, alla denuncia per calunnia nei confronti di Draghi, che ha osato agitare il fantasma della morte per chi non vuole vaccinarsi. E’ quello che il giornalista Mario Improta ha definito “il risveglio dell’odio” (Linkedin.com 16 dic.2019), anche se egli stesso è caduto in questa trappola nel momento in cui, al tempo della Brexit, ha raffigurato l’Europa come Auschwitz e Boris Johnson come uno che scappava dal ghetto. Spiace solo che il governo ha deciso di tollerare tutto ciò, dalle vergogne sugli striscioni alle manifestazioni non autorizzate e che a questa bagarre di minoranze che spesso non raggiungono il migliaio di persone, (alla fiaccolata di Palermo del 29.7 erano appena 50) si sia dato uno spazio mediatico ben più ampio di quel che vale la notizia in sé, lasciando illudere gli indecisi e i timidi di non essere soli nelle loro “coraggiose” scelte. Spiace anche la generalizzata tolleranza per le trasgressioni alle norme, e la mancanza di controlli, spesso affidati a chi non ha idee chiare neanche su quale articolo applicare per una contravvenzione. La contrapposizione si sviluppa con accuse di ignoranza da una parte e dall’altra: c’è chi ignora i danni che può causare il vaccino, chi invece ignora i danni che può causare il covid, chi cita notizie non verificate, ma spacciate per verità sacrosante sul fatto che la mancanza di studi completi lascia ipotizzare conseguenze inimmaginabili per la salute dei vaccinati, chi addirittura gode se un non vaccinato si becca il covid o se muore a sua causa, chi scambia i no-vax per no-covid, chi sostiene che si vaccinerà, o che si è vaccinato, ma non ha intenzione di farlo con i suoi figli, chi si è fermato alla prima dose, chi ha fatto le due dosi, ma con vaccini diversi, chi si crede al di sopra di ogni regola, chi indossa la mascherina dentro e fuori, chi solo dentro, chi è per l’obbligatorietà del vaccino, almeno per certe categorie, come la scuola, dopo il personale sanitario, chi ritiene che vaccinarsi deve essere solo frutto di libera scelta, chi addirittura ha citato una frase del maresciallo Giusto: “Ognuno è libero di pulirsi il culo anche con la canna di una pistola”.

Psicologia del rifiuto
Che cosa ha compattato questo micidiale mix di posizioni diverse? Innanzitutto due anni di privazioni, preclusioni, obblighi, divieti, contagi, morti chiusi nei sacchi di plastica, ricoveri, terapie intensive, riconversioni di ospedali, chiusure e sospensioni di servizi essenziali, rischi, incubi, martellamenti quotidiani. Abbiamo perso il gusto di guardarci in faccia, di sentirci fisicamente, di parlarci, di stare insieme. La gente in un certo momento ha raggiunto il punto di saturazione, non ne può e non ne ha potuto più. E così è sembrato giusto ed è umano lasciarsi andare a un respiro d’aria senza restrizioni, a un liberi tutti, soprattutto nel momento in cui i numeri, per ora non fanno paura: si potrebbe dire che la stessa cosa è successa un anno fa e che può ripetersi, anche quest’anno, una recrudescenza del virus, ma allora non c’era il vaccino e i vaccinati, che, con tutti i limiti, offrono un minimo di barriera difensiva, anche a vantaggio di chi non vuole vaccinarsi. Certe restrizioni, compreso il green pass, che italianamente Draghi ha definito “lasciapassare verde”, sembrano autentiche imposizioni delle quali ci si chiede l’utilità e sono in palese contraddizione con altre opposizioni ed esenzioni che avvantaggiano alcune categorie a scapito di altre.. E’ esploso quindi il bisogno di tornare a una condizione di piena libertà che caratterizzava il passato pre-covid. E’ scontato che, in nome dell’emergenza il pacchetto di libertà di cui prima eravamo padroni, possa essere ristretto. Il punto è di vedere sino a quando e quanto lo sarà o se, come quasi sempre succede, passata l’emergenza certi divieti resteranno.

Il danno e il divieto
C’è poi, per alcune categorie, palestre sì, discoteche no, ristoranti e bar dentro con mascherina e fuori no, ecc., il danno economico causato dalle chiusure, al quale non può essere un rimedio il ristoro governativo: tenuto conto delle voragini di lavoro nero e degli arricchimenti illegali conseguenti, il ristoro è un segnale di legalità di un’altra Italia, quella ufficiale, che spesso fa solo vedere di esistere. Da qui il grido disperato di riaprire, “riapriamo tutto, non si muore solo di covid, si muore anche di fame”. Esiste poi l’interiore bisogno di affermazione del proprio essere, rispetto alla compressione che tentano di farne le norme restrittive: io finalmente riesco a superare la mia condizione di suddito e di succube per riappropriarmi della mia capacità di decisione di cui sono stato privato. E così provo a ritrovare quel latente me stesso ribelle che mi fa sentire persona, soggetto e protagonista in una società che cerca l’omologazione: finalmente sono capace di dire di no e scopro di non essere solo in questo mio bisogno che mi distanzia dallo stato, dal Leviatano dove siedono i plenipotenziari che giocano sulla mia pelle.

Voglie
Dietro questo ci stanno una serie di stimoli informativi, come quello sulla presunta trattativa stato-mafia, quello sullo stato-ladrone, che utilizza i nostri soldi per usi che non sono quelli dell’utilità pubblica, quello sull’Europa che impone limiti alla sovranità nazionale, quello sulla magistratura, cioè su una casta e una costola di potere che amministra la giustizia in modo distorto o funzionale solo ai ricchi, quello sulle forze dell’ordine capaci di massacrare i carcerati o i manifestanti di Genova e tollerare invece gli assassinii di extra-comunitari, con la scusa di una difesa privata della sicurezza pubblica. Quindi voglia di spazi, nel momento in cui dilaga l’estate e il caldo, voglia di ribellione antigovernativa, ma non voglia di lottare per conquistare il diritto ad avere la disponibilità di una spiaggia data in concessione, di uno spazio pubblico venduto e diventato privato, di un pezzo di strada, di una piazza, occupata da speculatori che ottengono le concessioni per due soldi e si arricchiscono a dismisura. Voglia di avere il diritto di portare soldi a chi ti ha rubato ciò che ti spettava gratis. Comprare pomodori per tirarli ai propri simili che non abbassano la testa, sino a chiederne l’impiccagione, la crocifissione, la lapidazione.

La conflittualità
Una volta la conflittualità vedeva operai e padroni, al servizio dei quali si riteneva che fosse il governo. Si cominciò a invertire questa logica dopo le lotte del ’68 e a credere che la rappresentanza di un partito della classe operaia, anzi di tutti i lavoratori, potesse servire, da una parte a puntellare il sistema, dall’altra a migliorare le condizioni di vita di una maggioranza senza voce. Adesso dalla fine del secolo scorso si è di nuovo invertita la rotta, i comunisti sono diventati criminali che vogliono rubare i soldi a chi li ha guadagnati onestamente,(oddio, una volta mangiavano i bambini!), i poveri danno il voto e il consenso al più ricco sia esso Berlusconi o Trump, affinchè, con la sua capacità di far soldi, possa procurare qualcosa anche a loro. Già nel secolo scorso il culto del leader ha provocato incredibili guasti, ma adesso il leader non è un maestro elementare o il figlio di un ciabattino, bensì l’uomo ricchissimo nel quale identificarsi. E stranamente i ricchi e i governanti che si ammalano di covid guariscono presto, gli altri in parte muoiono o ne portano le conseguenze. Adesso, nel nuovo millennio, in Italia l’antagonismo non è più con una faccia del potere, ma con il potere nel suo complesso, in cui sono stati risucchiati tutti i partiti politici: non si tratta di una “unità nazionale”, come auspicava Mattarella e com’è stato in Germania, ma di uno stare assieme coatto, sempre con l’intenzione di fottere l’alleato vicino e lontano, a cominciare dal partito politico per finire con l’Europa che ci dà i soldi “ a condizione”. Succede anche nell’adozione delle misure anticovid e nella libertà di criticarle dopo averle approvate, tirando acqua al proprio mulino.

L’anarchia personale
E’ poi c’è l’atavica tendenza all’anarchia, spesso interpretata come scelta di essere in grado di andare oltre ogni autorità, come rivendicazione di una originaria libertà che, con l’andare dei secoli si è riempita di divieti, pur di dare in cambio alcune agevolazioni indispensabili alla costruzione del vivere civile. Una libertà originaria, ormai inesistente, ma che ci si illude di riconquistare secondo la scelta teorizzata dal sofista greco Antifonte, il quale sosteneva di seguire le leggi quando, per ragioni di convivenza, ne era obbligato, ma di sottrarsi ad esse e sentirsene sciolto quando si ritrovava da solo nel proprio habitat. Il riappropriamento interiore di una libertà esteriormente compressa da leggi, divieti e restrizioni

Il complottismo
Un elemento che fa da collante è il complottismo, vecchia tendenza che risale all’inizio del XX secolo, nata nella fantasiosa testa di Rudolf Steiner, il quale ipotizzava un Nuovo Ordine Mondiale controllato da occulte confraternite occulte, anglo-americane, a lobbies giudaico-marxiste, che avevano l’obiettivo di imporre all’umanità un predominio culturale e spirituale attraverso il controllo dei mezzi d’informazione delle principali strutture economiche. Di là ne nasce l’identificazione di questi nuovi padroni del mondo attraverso la Deutsche Bank AG, il Club Bildeberg, dove sono presenti persino Lilly Gruber o Lapo Elkann o i banchieri del The Goldman Sachs Group, Inc, al cui servizio avrebbero lavorato Draghi, Letta e altri leaders europei. E di là i soliti richiami al sionismo, alla massoneria, agli strateghi del dominio, che sarebbero responsabili di tutto quel che accade sul pianeta Terra. Anche il Covid è stato inserito in questa strategia cosmica, come elemento per diradare i rapporti sociali, creare diffidenza e sospetti con “l’altro uomo” che potenzialmente potrebbe essere un untore o comunque un incosciente canale di trasmissione del virus. Dalla diffidenza e dalla solitudine dei soggetti ne conseguirebbe una pervasiva debolezza che renderebbe possibile un controllo capillare di carattere totalitario. E giù di lì presunte strategie, notizie di riunioni segrete, rapporti di servizi segreti, piani di dominio mondiale, da parte degli strateghi Usa, o di accordi tra i tre stati più potenti, USA, Russia, Cina, magari per associare l’Europa o per darle il colpo di grazia, dal momento che non è capace di federarsi. Ed è un momento in cui si sono accantonati dai palinsesti dei giornali e dei telegiornali, dai dibattiti televisivi, dai social networks i bisogni primari, quelli della sopravvivenza, per sostituirli con altri diversivi e distrattori, si chiamino europei di calcio, olimpiadi, morti di personaggi televisivi famosi, normali episodi di cronaca diventati notizie da prima pagina, devastazioni ambientali, attraverso servizi di rara imbecillità con domande e risposte così banali che anche all’ascoltatore più scemo viene il dubbio di esser preso per scemo.

Il dialogo che non c’è
Ricordo quando, all’età di 9 anni (1952) feci il vaccino antivaiolo: due taglietti nel braccio, con l’inoculazione del siero, che mi procurò febbre alta sino a 39 per due giorni, braccio gonfio e purulento, dove sono rimaste per sempre le cicatrici. Ma è grazie a queste che tutti coloro che le portiamo addosso hanno cancellato quella terribile malattia. Oggi si insorge e si grida “Aushwitz” per molto meno. Possibile che, dopo quasi cento anni il livello d’imbecillità sia cresciuto, complice il rincoglionimento da massmedia.
Stranezze, contraddizioni, veleni, accuse, infamie, maledizioni, caratterizzano questa tarda fase del contagio, che ancora non ha ripreso il suo abituale ritmo, ma che offre già sintomi preoccupanti. Entrambe le fazioni di guelfi e ghibellini hanno a loro difesa mucchi di ragioni e giustificazioni per le quali non è pensabile un punto d’incontro e un invito ad andare avanti nel rispetto reciproco delle esigenze collettive. E’ inutile, ma bisogna comunque provarci a promuovere il dialogo, a vagliare le posizioni, a trattare le persone come tali e non come elettori, a non ragionare con la pancia, ma con la testa. Ma bisogna rinunciare a una porzione di quella absoluta libertà che si crede di avere riconquistato: nessuno, sino a questo momento, sembra disposto a farlo. In Italia non sono bastati 150 mila morti.

Foto © Imagoeconomica

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