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mormile umberto disegno vertUmberto Mormile, educatore carcerario in servizio presso il penitenziario di Opera a Milano, fu ucciso la mattina dell’11 aprile 1990 da due killer che affiancarono in moto la sua auto nei pressi di Carpiano. Il passeggero della moto esplose sei colpi di pistola calibro 38 ed uccise Umberto. L’omicidio fu rivendicato all’agenzia ANSA di Bologna a nome dell’organizzazione terroristica ‘Falange Armata Carceraria’ che, dopo aver esordito con questo delitto, rivendicò numerosi altri omicidi ed atti terroristici avvenuti in Italia durante la prima metà degli anni novanta.

Per l’omicidio di Umberto Mormile sono stati condannati in via definitiva, in qualità di mandanti, i fratelli Domenico ed Antonio Papalia assieme a Franco Coco Trovato, boss ‘ndranghetisti operativi nel nord Italia. Antonio Schettini e Nino Cuzzola, invece, sono stati identificati quali autori materiali del delitto. Ma negli ultimi anni, durante il dibattimento ‘Ndrangheta stragista che si è celebrato a Reggio Calabria e durante il processo in corso a Palermo per la Trattativa ‘Stato-mafia’, gli inquirenti hanno fatto emergere, grazie al contributo di alcuni collaboratori, fatti nuovi ed estremamente gravi sia sui favoreggiatori dell’omicidio Mormile che su ulteriori mandanti rimasti fino ad oggi nell’ombra.

Le nuove acquisizioni investigative sull’omicidio di Umberto Mormile saranno al centro dell’incontro on-line che si terrà domenica 11 aprile 2021 alle ore 15.00 sul sito www.19luglio1992.com e sui canali social del Movimento Agende Rosse. Introdurrà l’incontro Angela Romano, coordinatrice e portavoce del gruppo Agende Rosse Umberto Mormile – Perugia e Trasimeno. I relatori saranno Stefano Mormile, fratello di Umberto, e l’Avvocato Fabio Repici. Moderatore del dibattito sarà Marco Bertelli del Movimento Agende Rosse.

In vista dell’incontro dell’11 aprile pubblicheremo una serie di contributi sulla vita di Umberto Mormile. Il primo di questi è stato scritto da Flavio Barattieri, educatore a Milano.

Movimento Agende Rosse

Immagine di copertina: il disegno con il volto di Umberto Mormile è stato realizzato da Giuliana Capocchia (clicca sul disegno per ingrandire)

 

Buccinasco, riconoscere la ‘ndrangheta nella quotidianità

Che cos’è la ‘ndrangheta a Milano? Da dove escono i Barbaro e i Papalia? Come mai alcuni giornalisti e scrittori affermano che Buccinasco confina direttamente con Platì o San Luca? Perché alcuni personaggi direttamente collegati con l’omicidio di Umberto Mormile oggi fanno parte del processo “‘ndrangheta stragista”?
Esistono altri indicatori, di tipo sociale, oltre ai documenti ufficiali, alle carte processuali, ai racconti dei pentiti, grazie ai quali si può provare la presenza di un’associazione criminale? Da cosa si può desumere la presenza di famiglie mafiose in questa, apparentemente tranquilla e benestante, zona della provincia del sud ovest milanese?
Se dovessimo guardare senza osservare forse non ci renderemmo conto di alcuni fenomeni. Se non dovessimo leggere alcuni fatti oltre il semplice racconto della cronaca e del clamore, che suscita nell’immediato un fatto criminoso, probabilmente non ci accorgeremmo. Se dovessimo decidere di fare gli educatori a Buccinasco nello stesso modo in cui un bravo animatore rallegra le serate nei villaggi turistici, probabilmente la ‘ndrangheta sarebbe quasi funzionale al quieto vivere.
Se così fosse noi non saremmo qui a commemorare la profonda dignità con cui un educatore pensava di restituire alla società persone migliori dopo il percorso rieducativo all’interno delle carceri.
Allora, per rispetto dei morti in nome di una società migliore, non dobbiamo limitarci a guardare. Dovremmo osservare, approfondire fatti e vicende temporali pluridecennali, avvenimenti apparentemente slegati fra loro. Questo perché noi non siamo qui per limitarci all’apparenza. Nemmeno per giudicare, a noi non spetta questo oneroso compito. Dobbiamo però cercare di diventare cittadini sensibili, attenti, non malleabili dai millantatori di turno.
Facciamo un passo indietro fino al 1990 anno in cui fatti che riguardano la ‘ndrangheta ne successero parecchi. Giorno 30 gennaio: viene liberato, in Aspromonte, Cesare Casella dopo un sequestro durato oltre due anni. Dopo strane assoluzioni e ricostruzioni impossibili, data l’omertà tipica dei calabresi della ‘ndrangheta, fu necessario il pentimento di Morabito Saverio per mettere ogni tassello al suo posto. Non solo Casella era stato rapito dai calabresi di Buccinasco ma aveva anche trascorso, in un box di via Aldo Moro dello stesso paese, la prima parte del suo sequestro. Ma la ‘ndrangheta non esiste, questo si continua a dire. Giorno 11 aprile 1990 viene ucciso l’educatore Umberto Mormile. Dopo anni di calunnie e omissioni si scopriranno depistaggi che non solo confermano l’esistenza della ‘ndrangheta ma anche i suoi legami con i servizi segreti. Poverino quell’educatore che credeva di cambiare la sorte dei suoi detenuti in meglio e, siccome faceva bene il suo lavoro e si accorse di strane collaborazioni tra i Papalia e i servizi segreti, venne ucciso. Ma la ‘ndrangheta non esiste e se dovesse esistere non condiziona la vita sociale ed economica del nord, sono solo piccole e insignificanti appendici di un problema che non si nota, così si dice. 5 maggio 1990 viene liberato Carlo Celadon dopo 831 giorni di prigionia. Durante il sequestro disse di aver udito 22 differenti voci. Buccinasco qui non c’entra ma l’esistenza della mafia calabrese nel nord Italia sembra ancora un fatto episodico.
Ma questi sono fatti eclatanti, nazionali. Nella quotidianità come si vede la ‘ndrangheta?
Si vede quando nel 1997 tocca ad Alessandra Sgarella Vavassori la stessa identica sorte di Cesare Casella, luoghi e persone sono gli attori di una storia già vissuta.
Si vede quando nel 1998 un Progetto Giovani decide di fare cultura pubblicando una ricerca grazie alla quale si affronta la presenza della mafia calabrese da un punto di vista sociologico. Come contromisura il sindaco Lanati, che di lì a poco sarà commissariato, licenzia tutti gli operatori del “Progetto Volere la luna” in tronco, con motivazioni al limite dell’indecenza, ovviamente tutto sarebbe rientrato se si fosse deciso di non pubblicare quella ricerca.
Si vede quando nei primi anni duemila la giunta Lanati viene commissariata e il successore del commissario, il nuovo sindaco Maurizio Carbonera democraticamente eletto, subisce l’incendio di
due auto e riceve un proiettile per una personale via Crucis il venerdì di Pasqua, tutto avviene tra il 2002 e il 2007, la durata del mandato di quella giunta.
Si vede quando la ‘ndrangheta è talmente forte che per la nuova tornata elettorale riesce a muovere personaggi della politica regionale e nazionale per sponsorizzare Cereda, il nuovo sindaco eletto democraticamente ma altrettanto democraticamente commissariato nel 2011.
Si vede quando prima di costruire un villaggio residenziale “Buccinasco più” vengono sotterrati rifiuti tossici sotto i terreni edificabili grazie alla lobby Papalia-Barbaro, in via Guido Rossa.
Si vede quando i rampolli dei boss girano per le strade ostentando potenza e prepotenza senza paura e accrescendo il loro consenso.
Ma la ‘ndrangheta a Buccinasco ha anche la sua INPS, sostiene i famigliari dei detenuti, ospita i figli dei boss che, in altre regioni come Valle d’Aosta e Piemonte, sono coinvolti in faide o stanno subendo pesanti interventi delle forze dell’ordine. In questi casi si tiene una sorta di master della malavita, un soggiorno a casa dei boss di Buccinasco, la Platì del nord è una specializzazione da poter presentare ai futuri colloqui di lavoro nella ‘ndrangheta internazionale Srl.
E poi quando ti fidanzi con il figlio di un boss devi sperare che non ti capiti di assistere a traffici internazionali di droga, non devi ricevere telefonate da prefissi internazionali quando il tuo fidanzato è in fuga perché i danni potrebbero essere letali.
Questo è una piccola parte del mondo con cui si era trovato a fare i conti Umberto Mormile, fin dai tempi in cui lavorava a Parma.
Dimenticavo lo sapete cosa altro succede nei paesi come Buccinasco? Capita di vedere un bene confiscato ai Barbaro, ai Papalia, ai Sergi che, al momento della ristrutturazione, vede andare a vuoto le gare di appalto perché l’intimidazione si respira nell’aria.
Sempre a Buccinasco succede che la Caserma dei Carabinieri arriva solo nel 2005, ma vi sembra normale, dopo tutto quanto abbiamo detto?

Flavio Barattieri

Tratto da: 19luglio1992.com

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