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"Un'occasione persa". Non usa mezzi termini il professore Costantino Visconti (in foto), ordinario di diritto penale nell'Università di Palermo e recentemente nominato dal ministro della Giustizia per lavorare nel gruppo di esperti per la revisione della Convenzione Onu di Palermo contro la criminalità organizzata, intervistato da Il Riformista. Spiegando i motivi per cui ha criticato le tre relazioni su beni confiscati, sistema Montante e caso Antoci ha descritto il metodo usato come “più simile a una sceneggiatura che a un'indagine" ravvisando anche alcune scelte "disdicevoli".
Tre gli esempi riportati: "Scegliere come consulente il figlio del procuratore di Caltanissetta mentre la Commissione si occupa di indagini condotte da quell'ufficio è un pugno nell'occhio per chi ha a cuore l'autonomia e indipendenza della magistratura e delle istituzioni parlamentari. Oppure far diventare esperto della materia il dottor Pietro Cavallotti, qualificandolo come "imprenditore", senza dire che lui ha costituito, peraltro legittimamente, un'associazione di "vittime delle misure di prevenzione" perché con provvedimento definitivo la sua famiglia ha subito la confisca dell'intero patrimonio aziendale (a proposito: mi risulta che alcune aziende ora di proprietà dello Stato, lavorano ancora molto) e perfino beni personali. Lo doveva ascoltare in questa veste, e sarebbe stato un gesto nobile e di dialogo con un punto di vista normalmente non preso in considerazione. Per non parlare del caso Antoci". Visconti ha evidenziato come "il gip di Messina definisce 'farneticanti' le conclusioni della Commissione". Per questo motivo, a suo modo di vedere le possibilità per il Presidente Fava non sono molte: oo "tutela il lavoro della sua commissione e agisce giudizialmente - anche con un esposto disciplinare contro questo giudice -, o si dimette lui".
Il docente condivide che l'agenzia dei beni confiscati sia ancora "un progetto incompiuto", ma ciò è come "scoprire l'acqua calda". Sui casi in cui diversi imputati sono stati infine ritenuti dalla giustizia completamente estranei alla mafia e si sono poi ritrovati con montagne di debiti delle loro aziende Visconti è d'accordo che vi sono dei casi del genere e che vi siano "meccanismi di accertamento delle responsabilità... ed hanno tutto il diritto di farsi risarcire". "Ma bisogna capire che spesso non ci si intende bene su cosa significa 'aziende ben avviate': spesso si tratta di aziende tutt'altro che floride la cui 'legalizzazione' nel campo del lavoro e degli altri oneri imposti quando vengono amministrate dallo Stato le fa andare in crisi".
Di fronte ai conflitti tra coloro all'interno del mondo antimafia, secondo il docente essi si possono superare "studiando, confrontandosi in modo pluralistico e logorandosi sui mille dubbi e interrogativi che ancora affollano il passato e l'attualità senza pensare che si è più bravi e più onesti degli altri". Un altro aspetto che secondo il docente palermitano andrebbe approfondito dalla Commissione è quello del Gas, "chiave di molti misteri irrisolti". "Attorno ai miliardi spesi per la metanizzazione della Sicilia (e di tutto il sud) - ha aggiunto - ruotano gli interessi delle più importanti famiglie imprenditoriali, mafiose e politiche di Palermo. Le confische a Ciancimino jr e alla famiglia Brancato (eredi di un semplice funzionario regionale rivelatosi titolare di ingentissimi capitali legati proprio al gas) se diventeranno definitive, sono soltanto la punta di iceberg".

Foto © Imagoeconomica

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