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Qualche tempo addietro il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, pubblicamente interveniva dicendo che "le persone a rischio che hanno dato una collaborazione allo Stato hanno esposto i loro familiari, non possono essere dimenticate dallo Stato”. Un allarme che, purtroppo, sembra essere ignorato dai vari governi che si sono succeduti nel corso del tempo. In un post su Facebook il testimone di giustizia Ignazio Cutrò torna a evidenziare le difficoltà che ancora oggi ci sono, laddove spesso chi denuncia si trova abbandonato al proprio destino: "Buongiorno amici miei, in questo Paese non si parla più di antimafia, e neanche di testimoni di giustizia... sembra che ci sia la volontà di farci scomparire, oppure seppellirci con i problemi non personali, ma con problemi di una parte di politica assente, disattenta oppure non vorrei pensare da parte di alcuni la volontà di non risolvere i problemi che ogni singolo padre e madre di famiglia affronta dopo aver denunciato le mafie ... viene lasciato al suo destino, destino crudele riservato ad una categoria che dovrebbe essere il fiore all'occhiello di un'intera nazione, invece mi sembra che ci sia un silenzio riservato alle vittime di mafia, magari sarà una mia sensazione... poi non parliamo di quelli come me che si sono messi contro una parte di sistema malato e poco attento verso chi denuncia!". E poi ancora conclude con una provocazione: "Abbiamo cercato di creare assieme ad altri sventurati come me, che io definisco compagni di viaggio, delle leggi per stimolare la denuncia. Oggi io mi posso definire un perseguitato politico, quindi chiedo asilo a qualsiasi nazione straniera voglia ospitarmi! In culo alla mafia".

Foto © Leandro Gomez

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