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Oggi scriveremo, e leggeremo le solite abusate parole. Non ho molta voglia di sentirle e oggi non regalerò mimose. L'unica verità è che ogni anno aumentano i casi di femminicidio e violenza. Commessi da mariti, padri, compagni, fratelli, fidanzati, spasimanti amorevoli. Che i pennivendoli sottopagati della cronaca subito derubricano a delitti passionali. Come se la passione fosse questo. Reati commessi sempre e accuratamente dentro il perimetro della sacra famiglia tradizionale. Una costante che dovrebbe spingerci a temere non i quartieri malfamati e i luoghi isolati, ma il semplice rientro tra le affollate mura domestiche. Stai tornando a casa? Stai attenta. Questo il monito che, se fossimo onesti, dovremmo rivolgere a ogni moglie, madre, donna di nostra conoscenza. La sacra famiglia tradizionale, giusto e solo rimedio alle bizzarrie e alle perversioni della moderna società. Per secoli ci hanno illuso che fosse cosa naturale, connessa alla vita e all’uomo come l’acqua, l’erba, le montagne. Quando invece è acquisita sovrastruttura, cara ai poteri per stabilizzare, ingessare una società. Non è un caso che siano sempre i leader delle forze più conservatrici, i fascismi di ieri e di oggi, a decantarne i meriti. Salvo poi smentire, nel proprio disinvolto privato, quel che auspicano in pubblico per tutti noi. Non è un caso che quelli che la esaltano, siano gli stessi che magnificano il testosterone in ogni sua forma. La forza, la guerra, la potenza, l’egoismo, il posto al sole, lo spazio vitale, il maschilismo sociale e lavorativo, le ruspe, il razzismo. Leader maschi anche se donne, che in tal caso dovranno essere lady di ferro, avere le palle, sfoggiare un’aggressività da pitbull impazzito. Ma non è solo e soltanto un fatto politico. Nessuna donna potrà mai diventare papa e nemmeno semplice sacerdote. Il massimo previsto nel suo cursus honorum è sposa di Cristo. Prigioniera di tonache e mura. Così come nessuna donna potrà mai diventare imam, Dalai Lama, patriarca di Costantinopoli. Un problema antico e diffuso, risalente a quelle ere della storia in cui le virtù guerriere sovrastavano ogni altra dote o talento. In cui le donne accompagnavano o subivano gli eserciti in qualità di vivandiere, madri, mogli, sorelle, puttane e occasionali prede di guerra. Sempre bersagli e mai tiratori. Sempre dal lato sbagliato del fucile o della freccia. I tempi sarebbero cambiati, ma la sovrastruttura è rimasta. Il testosterone, seppur sublimato in diecimila forme estetiche e competitive, regna ancora sovrano nella cultura umana. Non c’è spettacolo, artistico, sportivo, effimero, in cui i partecipanti non vengano spronati alla forza, al coraggio, alla determinazione. Non c’è crisi hollywoodiana che non possa essere risolta con il giusto mix di muscoli e tritolo. Non c’è crisi reale che non venga affrontata con lirici richiami alla guerra, alla trincea, vittoria & sconfitta. Mille quotidiani rivoli di violenza che colano giù dagli schermi, fino a riempire quell’angusto contenitore che è la famiglia. In cui si vive stretti e costretti da obblighi e tradizioni. In 60 metri quadri calpestabili e calpestati, con mille problemi e un televisore in ogni stanza. O un monitor, uno schermo, un cellulare. Ormai fa lo stesso. Costruzione e sovrastruttura in cui veniamo accalcati senza possederne spesso i minimi strumenti per padroneggiarla. Tanto è naturale. Dicono così. Non lo è affatto. E come ogni altra sovrastruttura, dalla poleis al sacro romano impero, andrebbe prima insegnata, studiata, capita. Almeno un’ora a settimana di educazione familiare nelle scuole. Come un tempo si faceva l’ahimè scomparsa e altrettanto necessaria, educazione civica. Perché il rispetto, la civile convivenza, la tolleranza, l’altro inteso come interlocutore e non come oggetto di possesso, sono cose che l’australopiteco non riesce ancora a comprendere. Honoré de Balzac diceva che molti uomini, messi a contatto con la sessualità femminile, si comportano come oranghi alle prese con un violino. Una buona similitudine che vale per molte altre cose. La scimmia non ha famiglia, ha il branco. Un maschio alfa e tanti subordinati. Quella è la natura. La famiglia bisogna insegnargliela. Ed impararla. Tutti noi, ogni giorno, con pazienza. Oggi non credo che regalerò mimose. A nessuno. Durano poco e da gialle diventano scure. Come i lividi.

Foto © Paolo Bassani

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