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Speciale Seregnopoli/Parte seconda

"Sei tu il Sindaco, dì loro di muoversi"; "Ogni promessa è debito": i contorni dell’accordo corruttivo nei dialoghi intercettati. Mantovani sostenitore di spicco della campagna elettorale di Mazza: Lugarà parte del meccanismo del “do ut des” invalso tra politica e imprenditoria

Appare sempre più evidente l’esistenza di un comitato d’affari tra amministratori locali e imprenditori collusi con l’organizzazione criminale della Brianza. Nel caso di Lugarà, la questione delle cointeressenze con il “mondo di mezzo” non si può semplicisticamente ridurre all’alternativa “reato sì, reato no”.
C’è qualcosa di più: l’essere «parte del capitale sociale della ‘ndrangheta», come di lui ebbe a dire il coordinatore della Dda di Milano Alessandra Dolci.
O, per dirla con l’ex pm aggiunto alla stessa Dda di Milano Ilda Boccassini, l’appartenere a quella «zona grigia» che a Seregno si sarebbe manifestata nella logica più eclatante dello scambio di favori: «gli ho detto “Edoardo, non è un problema mio… è un problema tuo… risolvilo… non me ne fotte niente”…» così Lugarà intercettato al telefono col consigliere comunale di Forza Italia, nonché prestanome di molte sue società, Stefano Gatti il 22 luglio 2015. «…io a 62 anni a essere preso per il culo da nessuno… è colpa di questo è colpa… non dare le colpe… chiama i tuoi scagnozzi… sei tu il Sindaco e gli dici di muoversi e fare quello che devono fare».
E il 23 luglio all'assessore alla Protezione civile Gianfranco Ciafrone: «Mazza ieri, al mattino, ha chiamato l'Assessore davanti a me, gli ho detto "Mazza, gli devi dire che giovedì sera voglio la giunta! (...) "caro Mazza, va che fai una figura di merda anche tu, perché tu l'hai firmata, doveva andare già in giunta..."»
Mazza è al potere da poco più di un mese, e a quanto pare Lugarà non ha ancora visto i risultati promessi: la sua pratica avrebbe dovuto andare più veloce delle altre. Lo dice chiaramente il 20 luglio in una conversazione telefonica con la referente della G.A.M.M. per la pratica ex Dell’Orto Maria Cristina Manzella: «ma guarda sto sudando sette camicie per ‘sta storia qua».
Mostra un interesse quasi ossessivo per i lavori della Giunta («sì c’è giunta… sembra che doveva andare martedì che domani… invece domani non fanno giunta…») e si meraviglia - sospettando forse un tradimento dell’accordo? - di come l’iter per l’adozione del Piano vada a rilento («scusa con questa giunta doveva andare liscia come l’olio… più veloce possibile… l’assessore - Mazza, ndr - l’aveva firmata lui… adesso lui è sindaco e dovrebbe firmare il nuovo assessore…»).
Dice poi il figlio Giovanni Lugarà al padre in una conversazione intercettata il 23 luglio: «digli a Mazza “guarda che se non va ‘sta cosa” digli subito… dici “ti faccio chiamare da Mario (Mantovani, ndr), poi son cazzi tuoi”». Mantovani, uomo della Giunta Maroni, vicepresidente di Regione ed ex sindaco di Arconate: secondo gli inquirenti è il “politico di riferimento” del costruttore calabrese.
Proprio Mantovani, che verrà arrestato il 12 ottobre per reati di corruzione, concussione, turbativa d’asta e simili, avrebbe dato un apporto decisivo nella campagna elettorale di Mazza e Gatti. A ricordarlo è lo stesso Lugarà Junior, in una conversazione captata il 27 agosto nell’abitacolo della sua auto con tale Fabio Regazzi: «e abbiamo candidato il mio ragazzo che c’ho lì… il ragazzo che c’è in ufficio… Gatti…», «e lo abbiamo messo a fare il consigliere e presidente di Giunta… non sapevo chi cazzo mettere e il geometra che ho lì… abbiamo messo lui e ha vinto… (ride) perché c’era già tutto, capito? Non ha fatto neanche la campagna elettorale… i voti vabbè me li ha dati Mario… fatto un cazzo e lui fa il consigliere e il Presidente di Giunta… Gatti… l’anno pro… cioè adesso per cinque anni Seregno sai mi devono dire com’è… lì sanno che ormai c’è dietro Mario… Anche dietro Mazza c’è Mario…».
Quanto ai rapporti tra Lugarà e il consigliere Stefano Gatti, è evidente l’interesse del primo a che nel Consiglio sia assicurato al secondo un adeguato trattamento: «Eh… qualche presidenza la prendi…» sono le parole di Lugarà in un’intercettazione captata il 22 giugno 2015, «Tu ti… ti sei confidato con qualcuno che gli dicevi che non si fida, invece stai tranquillo che si fida ciecamente, ha detto che ti manda un messaggio e vi vedete tu e lui». Dall’altro lato, il 23 giugno si nota una certa ‘preoccupazione’ di Gatti per il (palese) conflitto d’interessi con gli affari delle società da lui gestite per conto di Lugarà: «no ma io devo seguire… no ma ascolta, ma… io… ho intenzione di fare il mio Consigliere comunale, il mio Presidente del Consiglio e di co… e di recarmi alla Clover eh, alla Clover delle Società (…) io ho fatto una scelta due anni fa quando te l’ho detto e vado avanti per la mia scelta. Noi due dobbiamo portare avanti le… due Società lì e basta a me lì… sinceramente ci so».
E il 1 e 2 luglio annuncerà a Lugarà in tempo reale perfino i risultati delle nomine degli assessori («Allora quattro alla Lega, due a Forza Italia e io sono Consigliere Comunale, m’ha chiamato adesso»), tranquillizzando l’imprenditore calabrese del fatto che “lui” (Mazza?) ha mantenuto «l’urbanistica e i lavori pubblici».
E lo fa in un modo che di ambiguo ha non poco: «Ti dirò delle cose importanti perché ho capito che posso fidare su di te, ho detto “guarda tu potevi fidarti anche prima del ballottaggio, io quando mi schiero con una persona… forse non lo sai ma io sono in simbiosi con l’Antonio tu lo sai, no, lo so se però c’è qualcuno che ti remava contro adesso ho capito personalmente… tu i dubbi non devi averli, io sono un consigliere, ma tu mi dici di fare una cosa… se io ho partecipato alla campagna elettorale per portarti i voti, non ti sparo addosso”…».
A dirlo non è una persona qualsiasi: è l’occhio di Lugarà all’interno del Consiglio comunale, nonché prestanome di svariate sue società (Domus Crea, L A Holding, Maisa Immobiliare, Latimer Costruzioni, Euro Immobiliare, Immobiliare Consonno, Immobiliare Tommaso 2008: tutte Srl).
Checché se ne dica sulla presunta corruzione urbanistica (mancherebbe il prezzo come elemento costitutivo della fattispecie di reato, obiettano gli avvocati), quello con cui abbiamo a che fare non è che un meccanismo oliato di procacciamento di sostegno elettorale in favore di sindaci e amministratori locali che coinvolge le alte sfere della politica regionale di concerto con le categorie imprenditoriali (tra qui quella immobiliare) più interessate a conseguire, quale contropartita per il sostegno prestato, indebiti favori, vantaggi ed altre utilità. E chiunque, politico o funzionario, si opponga a tale «contaminazione tra interessi pubblici e privati» - com’è stata definita dagli inquirenti - è tagliato fuori dal gruppo e, quand’anche appartenente alle forze di maggioranza, costretto a farsi da parte.
In questo sistema deve inquadrarsi la modifica apportata allo strumento urbanistico generale del Comune di Seregno: con delibera n. 51 del 28 giugno 2014 (esecutiva dal 28 gennaio 2015) il Consiglio comunale approva, non senza forti polemiche, un nuovo Piano di Governo del Territorio. “Dominus” del procedimento è l’allora primo cittadino Giacinto Mariani, che pure dopo l’elezione di Mazza nel 2015, più che vicesindaco, rimarrà una sorta di “sindaco-ombra” («Mazza una pedina nelle mani di Mariani», si sente dire in un’intercettazione da Maria Giuseppa Cartia, ex moglie del dirigente Calogero Grisafi, morto suicida il 23 settembre 2015).
E, per vero, è in certo senso lo stesso Mariani - anche solo nell'enigmatico sollecito all'assessore all'Urbanistica Barbara Milani (audita come teste il 23 novembre 2020) a "pensare con la propria testa" - a muovere i fili di un’amministrazione che i pm di Monza definiranno «totalmente asservita», nella persona dell’assessore e poi sindaco Mazza, «nei confronti dell’imprenditore indagato, al quale aveva promesso l’approvazione di una variante di destinazione d’uso del piano di governo del territorio comunale, in funzione della costruzione di un supermercato». «Non è un PGT rivoluzionario» dichiara lo stesso Mazza in un comunicato del 21 gennaio 2015, ma «certamente si tratta di un ottimo punto di partenza che potrà essere ulteriormente migliorato per dare una risposta più ampia alle necessità produttive e imprenditoriali del nostro territorio…». Una risposta, secondo l’accusa, ricambiata sei mesi dopo a suon di voti.
Questa, infatti, la logica - secondo il pm di Monza Salvatore Bellomo: «io ti procuro voti e in cambio te mi garantisci ciò che serve ai miei interessi». E finalmente, dopo tanto penare, Lugarà viene soddisfatto. Il 30 luglio 2015 la Giunta adotta con delibera n. 147 il Piano attuativo presentato il 17 marzo dalla G.A.M.M. Srl, amministrata di fatto dal costruttore calabrese. Lo stesso giorno Mazza gli telefona. Va in scena una conversazione interessante:

MAZZA: «ogni promessa è debito, no?»

LUGARA’: «eh non avevo dubbi»

MAZZA: «mh non devi arrabbiarti»

LUGARA’: «siccome mi ha chiamato (inc) prima di chiamarlo volevo sapere, perciò ti ho chiesto»

MAZZA: «no tranquillo fatto… tutto a posto».

Secondo l’accusa è questo il passaggio che li incastrerebbe.
Ma in cosa consiste di fatto la pratica G.A.M.M.? Per capirlo bisogna partire dal 20 dicembre 2012: in questa data la G.A.M.M. stipula con la iN’s Supermercati Spa un preliminare di vendita per 2,5 milioni del «terreno di risulta dalla demolizione di fabbricati […] della superficie lorda di mq 1.625» nell’area ex Dell’Orto, da destinare alla realizzazione del centro commerciale. Si subordina la stipula del contratto definitivo entro il 30 novembre 2013 (salva proroga di 90 giorni) al rilascio di regolari titoli edilizi, all’ultimazione dei relativi lavori edilizi e delle connesse opere di urbanizzazione, nonché al rilascio delle necessarie autorizzazioni. In esecuzione dell’accordo, la promissaria acquirente versa alla G.A.M.M. un anticipo di 500mila. Per converso, una clausola penale di 800mila euro tutela la prima in caso di inadempimento (e non di impossibilità sopravvenuta della prestazione) da parte della promissaria alienante, coperta comunque da una fideiussione bancaria.
Nel corso dell’udienza del 20 giugno 2020 il consulente tecnico dell’accusa Giacinto Rimoldi (duramente contestato dalla difesa) ha confermato quanto sosteneva il Gip di Monza nell’ordinanza di custodia cautelare del 26 settembre 2017: e cioè che il Piano regolatore generale vigente nel 2012 non avrebbe consentito il cambiamento della destinazione d’uso dell’immobile nel senso voluto dai contraenti. Perciò il Consiglio comunale avrebbe introdotto nel nuovo Piano di governo del territorio l’art. 15 dell’allegato Piano delle Regole. Norma che - secondo l’accusa - avrebbe favorito la G.A.M.M. per due ordini di motivi.
Anzitutto, perché consente di attuare (anche) interventi di «ristrutturazione edilizia di tipo sostitutivo» e di «nuova costruzione», senza più prevedere - come accadeva nel previgente strumento urbanistico - il vincolo della destinazione d’uso: adesso basta solo rispettare gli «indici e parametri del micro-tessuto di appartenenza». Per il resto nulla vieta all’imprenditore di modificare - come chiedeva di fare la G.A.M.M. - la destinazione d’uso dell’immobile dismesso, rendendola di tipo polifunzionale e/o commerciale.
In secondo luogo, viene meno il cosiddetto emendamento Cajiani (dal nome del consigliere comunale della lista civica “Amare Seregno” che lo aveva proposto), il quale subordinava la realizzazione di interventi di nuova costruzione a una «riduzione del volume ai due terzi della superficie originaria»: rimuovendo questa norma, si ottiene l’effetto di ampliare a dismisura il potere edificatorio del costruttore.
Per una modifica in tal senso dello strumento urbanistico generale si era mobilitata non solo la G.A.M.M., ma un gruppo di interesse di altre diciassette imprese, perlopiù immobiliari, che chiedevano di poter modificare la destinazione d’uso delle aree di immobili produttivi dismessi in «micro-tessuto polifunzionale e/o commerciale».
Osservazioni, quelle presentate dalla lobby seregnese dell’edilizia, che a quanto pare la maggioranza politica del Consiglio comunale, sotto l’egida del presunto “patto segreto” tra l’assessore Mazza e l’imprenditore Lugarà, avrebbe - scrivono i giudici - «accolto parzialmente».

2.continua

Tratto da: wordnews.it

In foto: l'ex sindaco di Seregno Edoardo Mazza (dx). Accanto il suo legale Antonino De Benedetti

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