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Il lockdown, oltre alla crisi economica, ha portato con sé anche un nuovo modo di investire il proprio tempo, di relazionarsi con sé stessi e con il mondo che ci circonda. Immaginiamo un ragazzo che si trova impossibilitato ad andare a scuola, uscire con i propri amici, uscire per giocare, fare sport, arte. Come potrebbe investire il suo tempo? Uno dei modi più gettonati è quello di trascorrerlo sui social media, al telefono, al computer.
Nei giorni scorsi il Fatto Quotidiano ha riportato alcuni dati raccolti da un questionario sulla dipendenza digitale, proposto a più di duemila adolescenti dall’associazione no-profit Movimento Etico Digitale. Il quadro che emerge è che il 79% di ragazzi e ragazze attivano il telefono 120 volte in una giornata, passando sullo smartphone più di 4 ore al giorno, più di 120 ore al mese, 2 mesi l’anno.
Questi dati lasciano presagire comportamenti che tendono alla dipendenza. Quest’ultime si possono chiamare nuove dipendenze o comportamentali. Come tutte le assuefazioni nascono per evadere da sensazioni spiacevoli, dal vuoto che bussa nei momenti di noia, dalla frustrazione, dalla solitudine, dalle conseguenze dell’incomprensioni, dalla mancanza d’amore che percepiamo dentro di noi e al di fuori.

Le dipendenze comportamentali
Capita spesso di assistere ad esclamazioni come “Guarda quanti follower ho!” o domande del tipo “Perché nessuno mi segue sui social?”. Frasi simili diventano specchio di un problema che non può essere sottovalutato.
Le dipendenze comportamentali stanno prendendo sempre più piede per via di un contesto sociale che non solo fomenta e pubblicizza uno stile di vita che si basa sull’esteriorità e sulla fama, ma che non offre strumenti adeguati a incoraggiare il progresso e la crescita delle nuove generazioni.
Ancor di più se si considera il momento storico che stiamo vivendo in cui un giovane potrebbe ritrovarsi costretto a rimanere h24 a casa, con la famiglia, cercando di trovare il proprio spazio, spaesato dallo stravolgimento della propria vita.
Una società che punta sull’apparenza, basata sulla competitività, su stereotipi di bellezza impensabili, che istiga all’utilizzo del corpo come merce di scambio per ricevere attenzioni, successo, fama, profitti economici, spacciando tutto questo come libertà di pensiero e d’espressione, porta il tessuto sociale a sgretolarsi. E’ così che tanti giovani si trovano a seguire un modello falso, irraggiungibile, lontano dalla propria natura, rifugiandosi tra gli schermi magari dietro una foto ritoccata per apparire più belli.
Tutto questo fa nascere una corsa spasmodica al di fuori di sé piuttosto che riconoscersi per ciò che si è.
L’allontanamento dalla realtà, l’alienazione dal presente, la perdita della cognizione del tempo, l’alterazione del ritmo sonno-veglia, l’isolamento sociale, la difficoltà a comunicare, lo sviluppo di comportamenti aggressivi, la riduzione delle attività sportive e dell’interesse per lo studio ed il lavoro, l’aumento dell’ansia, la trascuratezza personale, il malessere fisico ed un’alimentazione sregolata, sono tutti i rischi che si nascondono dietro alle dipendenze comportamentali.
Da qui si possono cogliere segnali per capire quanto l’utilizzo degli smartphone, social media, stia condizionando la nostra vita, fino a far riconoscere dove si manifesta la dipendenza tecnologica.

Come uscirne
Come tutte le dipendenze, per riuscire a venirne fuori potrebbe essere molto utile diventare consapevoli delle proprie azioni capendo il perché si agisce in un certo modo.
Ciò avviene per un reale bisogno o semplicemente perché ne ho voglia?
Se la risposta è la seconda, con molta probabilità stiamo alimentando un comportamento dipendente.
Di fronte a questa nuova emergenza diventano necessarie più forme di intervento.
Il primo passo è sempre personale.
Una scelta consapevole potrebbe essere aiutata rallentando i processi psicologici e ciò è fattibile attraverso esercizi di respirazione e meditazione.
Questo non permette soltanto di rallentare i pensieri negativi ma di focalizzare sogni, desideri, bisogni.
Ovviamente anche la famiglia e le amicizie rivestono un ruolo importante.
Per relazionarsi con chi passa molte ore al telefono e nei social è necessario creare spazi e momenti d’ascolto attivo, creando spazi esenti da giudizi, prestando davvero attenzione ed interesse alle risposte che vengo date.
Tramite questi passaggi si può arrivare alla nascita possibile di un nuovo comportamento e lo sviluppo di una nuova strategia.
E in questo percorso non può mancare anche l’impegno della scuola e delle istituzioni, non solo per garantire l’istruzione, ma anche dando possibilità di confronto e di espressione ai ragazzi.
Per fare ciò è necessario tornare ad investire nell’apparato scolastico.
L’apertura di sportelli d’ascolto, l’utilizzo di figure di sostegno come counselor, educatori, di lezioni sull’educazione emotiva, del pensiero, civica, sessuale con lezioni interattive, coinvolgenti, contestualizzate alle caratteristiche del singolo possono essere decisive. E da questo punto di vista certamente non aiuta la didattica a distanza.
Intervenire di fronte a queste nuove dipendenze è necessario ed urgente. Perché ad essere a rischio c’è il presente ed il futuro di intere generazioni.

Foto © Imagoeconomica

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