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beatrice udine manif willyUdine accoglie la manifestazione in ricordo di Willy Monteiro con una piazza vuota

Ricordare Willy Monteiro Duarte e tutte le vittime di razzismo e “police brutality” è ciò che ha spinto il gruppo “One Community”, da tempo impegnato nella denuncia di questi argomenti, ad organizzare un memorial lo scorso sabato 19 settembre a Udine in piazza XX Settembre.
“Riteniamo che tali eventi non debbano passare inosservati e/o essere dimenticati - hanno comunicato gli organizzatori - e che non ci si debba mobilitare solo quando avvenimenti di questo genere, scatenati dall'odio razziale, accadono oltre oceano (ad esempio George Floyd, ndr), ma che dovremmo scendere in piazza a protestare con la stessa energia, se non di più”.
L’intento del memorial, dunque, era quello di far partecipare tutta la cittadinanza, ma così non è stato. Il ricordo di Willy è stato accolto da una piazza semivuota in cui solo poche decine di persone hanno aderito. I restanti sono rimasti indifferenti, rinchiusi nei loro “mondi” passeggiando, degustando un cocktail o perdendosi all’interno di uno smartphone. Insomma, se Willy avesse visto l’indifferenza che si palesava in piazza XX Settembre probabilmente avrebbe detto: “Chi me l’ha fatto fare”. Eppure, mesi fa la stessa piazza pullulava di gente indignata per l'omicidio di George Floyd, noto alle cronache per la barbarie subita. Ad accomunare le due storie è l’esito finale; a distinguerli, invece, è il richiamo mediatico ottenuto.
Durante la manifestazione sono intervenute diverse persone, ognuna con una storia diversa da raccontare e ricordare. Tra queste anche Beatrice Boccali, referente della delegazione friulana di Our Voice, che ha voluto denunciare l’indifferenza della città di Udine e dei suoi cittadini. “È impensabile che oggi a Udine non ci sia nessuno - ha detto la giovane -. Questo messaggio è per tutti coloro che nella piazza sono stati intorno, fermi, zitti e passavano disinteressati”.
“Noi volevamo la piazza piena e che tutti i ragazzi di Udine, tutte le persone consapevoli di questa manifestazione scendessero in piazza - ha continuato -. Gli indifferenti dovrebbero essere qui assieme a noi, nuove generazioni, per lottare affinché nel nostro Paese non ci sia più razzismo, mafia, corruzione. Vogliamo un'Italia diversa, uguale per tutti”.
“Oggi Udine ha dimostrato di non volere il cambiamento. Non mi riconosco con questa città, - ha poi concluso Beatrice - Non mi riconosco con una Udine che per George Floyd era scesa in piazza in migliaia mentre ora, per un suo connazionale, non c'è nessuno”.
Le grida di Beatrice hanno echeggiato, quindi, in una piazza vuota rimbalzando fra le mura di palazzi storici, bar, ristoranti e hotel, fino ad arrivare alle finestre del vicinissimo Comune di Udine, sindaco il leghista Pietro Fontanini. Eppure, nonostante l’estrema vicinanza tra la manifestazione ed il palazzo comunale, né il primo cittadino né un suo portavoce ha presenziato al sit-in per Willy. Poteva essere un’occasione di riscatto e rivalsa sociale per la giunta comunale e per la Lega stessa, invece il loro assenteismo ha confermato ancora una volta che quello rappresentato da Matteo Salvini è un partito con ideologie che ammiccano al suprematismo e al razzismo.
Al fianco della giovane attivista di Our Voice erano presenti alcuni dei ragazzi di “One Community”, a dimostrazione del fatto che la chiave di volta per una vera rivoluzione culturale è l’unione. E che la morte di Willy rappresenta, in realtà, la morte di un giovane abitante del mondo e della libertà che dovrebbe caratterizzare la nostra democrazia.

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