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Cronaca di storie già vissute
di Giorgio Giombetti
Dicono che a Caporetto i segnali che le truppe nemiche stessero preparando qualcosa lo si sapesse già da qualche giorno prima che i tedeschi sferrassero il più triste colpo di maglio della storia militare italiana; addirittura si ebbe la certezza 48 ore prima dell’attacco. E cosa successe? Perché non rispondemmo nel modo adeguato alla minaccia incombente? Perché, spannometricamente parlando, nessuno prese l’iniziativa o la responsabilità di fare qualcosa, ma si passarono quelle ore a cercare affannosamente di rimbalzare le responsabilità l’uno contro l’altro e a decidere chi dovesse fare qualcosa, se gli stati maggiori o i comandanti delle grandi unità presenti sul campo? Tutti sappiamo come finì.
Tale vizio italico rispunta prepotente in questi giorni mentre sappiamo che le organizzazioni criminali stanno preparando qualcosa. Infatti, le notizie che trapelano in questo contesto economico post COVID hanno almeno un tratto comune: girano valanghe di denaro in cerca di sistemazione.
Milioni di euro nascosti in intercapedini di appartamenti, denaro sotterrato in aree disabitate, numeri anomali di costituzioni di società gestiti da amministratori con pregiudizi penali. Cosa sta succedendo?
Gli indicatori sono preoccupanti: da una parte c’è un’imprenditoria in difficoltà e provata dall’emergenza che vede il futuro con grande preoccupazione e, comprensibilmente, con grande voglia di uscire da attività che non sa se potrà continuare a condurre, dall’altra ci sono le organizzazioni criminali che mai come in questo periodo sono piene di denaro contante.
Non ci vuole molto a capire che se le due componenti del gioco non si sono ancora incontrate s’incontreranno presto: questa è una certezza. Ma, cosa si sta facendo per scongiurare questa ipotesi?
Ipotesi di cui non è propriamente semplice definire i contorni ma, la logica deduttiva ci può aiutare a prevedere con buona approssimazione l’operatività del contesto: l’economia non tira, si prevedono svariati punti di PIL in meno rispetto all’annualità precedente, (tra i paesi del G7, a mio parere, siamo quello più in difficoltà).
Pertanto, quanti imprenditori venderanno le proprie aziende allettati da trolley pieni di denaro in contante? Di quelli che resisteranno, quanti falliranno nel tentativo di fare impresa? E di quelli che resteranno, quanti saranno preda di usurai più o meno organizzati?
Temo che stiamo assistendo ai prodromi della più grande operazione di riciclaggio di denaro sporco della storia. I presupposti ci sono tutti: una difficoltà economica che non ha precedenti nel passato, i vincoli europei, fatti in sedi dove la criminalità organizzata si conosce poco e una certa predisposizione all’attendismo della classe politica.
Sembra che tutti stiano aspettando qualcosa da qualcuno.
Come a Caporetto.
Oggettivamente l’emergenza COVID si è aperta con una vicenda un po' imbarazzante. Infatti, le scarcerazioni dei detenuti, tra cui anche quelle riferite a nomi eccellenti, non hanno certo aiutato a mostrare una compagine governativa sapiente e granitica. A cui si sono aggiunte, come conseguenza delle polemiche, le dimissioni a raffica che hanno colpito il Ministero della Giustizia.
Loro invece, i mafiosi, sono pronti; lo hanno dimostrato ampiamente nel corso degli anni. Un esempio su tutti: le telefonate intercorse tra esponenti della criminalità organizzata nella notte della caduta del muro di Berlino, finalizzate a investire in un territorio vergine come quello della ex Germania est. La velocità di progettazione e di esecuzione è sempre stata un elemento caratterizzante le organizzazioni mafiose vincenti.
Detto in altre parole il pericolo potrebbe essere che un paese del G7 cada nelle mani della criminalità organizzata. Ripeto i segnali ci sono tutti.
Non vorrei che qualche scienziato pensi ancora che pecunia non olet, per cui basta che arrivino i soldi poi il resto si vedrà. Con i soldi dei mafiosi dalla conquista dell’economia alla conquista della politica il passo sarà brevissimo; l’Italia potrebbe diventare così uno stato a trazione Narcos, così come successo in altre parti del mondo.
Così Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur ( mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata). Oddio, a dire il vero, in questo momento di tali argomenti mi sembra che neanche tanto si discuta mentre invece credo che sia il caso di pensare che a mali estremi servano estremi rimedi. Se c’è una guerra col COVID, non si può pensare di abbassare la guardia con la criminalità organizzata che di questa emergenza sta facendo un cavallo di Troia per entrare ancor più di prima nella struttura economica e finanziaria del paese.
Estremi rimedi, come una legislazione speciale che miri a tutelare la vita democratica di questo paese messa in pericolo da soggetti che operano in modo spregiudicato e che in questo momento sembrano inanellare vittorie a mani basse. Situazioni queste, previste in tempi non sospetti, da illustri componenti della magistratura, basta leggere qualche scritto del dott. Gratteri o il libro “Il Patto Sporco” di Di Matteo e Lodato, per capire che il pericolo è reale.
Il Comando Regionale della Guardia di Finanza del Veneto in questi giorni ha riferito che sono sorte in periodo COVID un numero di aziende pari al totale del precedente anno e che, il 30% degli amministratori ha precedenti penali e di questi, poco più del 20 % con precedenti specifici come usura, frode fiscale e riciclaggio. Chissà se questo dato vorrà dire qualcosa?
Si deve tentare di evitare di essere travolti, come a Caporetto, perché esattamente come a Caporetto, sono in gioco i destini dell’Italia.

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