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di Luciano Armeli Iapichino
Non oso immaginare i discorsi nelle sedi della Lega Nord (perché è Lega Nord) tra i vertici politici sulla idiozia del popolo siciliano e la “lungimiranza” dei suoi rappresentanti, interessati a “blindare” equilibri.
Non oso immaginare le umilianti risate associate a espressione legate a eventuali pali messi nel ... da poter tradurre in slogan da lanciare al Paese per reiterare l’umiliazione dei siciliani.
Non oso immaginare se qualcuno di loro, a un certo punto, tra una barzelletta e l’altra, tirasse fuori una cosa del genere: “Ehi figa, avevano pure un certo Tomasi di Lampedusa che li aveva definiti colonia...”
“Colonia ??? Questi sono sudditi!” e tutti giù a sghignazzare con le lacrime ...
Oppure a ridere dietro il (...) di Musumeci ...
Eppure, cari amici, ritengo che quelli della Lega Nord siano stati dei geni: hanno incassato una vittoria laddove qualche anno fa il solo pensarlo sarebbe stato utopico, comico, delittuoso ... agnostico!
Vedete, noi siamo sempre quelli che andiamo addosso ai detrattori ... o ai rei di azioni incompatibili con le nostre idee o visioni delle cose. No! Loro non hanno colpa! Loro agiscono perché trovano un humus fertile in cui coltivare i loro misfatti e attivare piani subdoli che ai nostri occhi appaiono sconcertanti.
Vi ricordate Vanna Marchi? I numeri a lotto, i talismani, i ramoscelli e il sale magico venduti a fior di milioni alla gente? Tutti contro Vanna Marchi e il deplorevole atteggiamento. Giusto! Ma la Vanna Marchi andrebbe citata in un manuale di antropologia o sociologia come colei che, tra le prime dell’era mediatica, ha fornito un termometro della sottocultura e la correlata sudditanza dominante nel Paese.
In Sicilia, la nostra Sicilia, l’analisi sociologica è ancora più grave: dopo la mattanza dei giornalisti, degli innocenti, delle stragi del ‘92 e le prime tiepidi manifestazioni di dissenso con fiaccolate, lenzuola e ipocrita sentimento antimafia levato nel giorno del ricordo, il popolo siciliano, o per rassegnazione o per negligenza o per convenienza (io opterei per la terza) si è sempre affidato a una classe dirigente scarsa che, di fatto, non ha mai tenuto conto della storia e della mattanza di questa terra, né del reale interesse del suoi elettori. Colpa trasversale!
Esempi a iosa. Uno soltanto.
Se un deputato viene colto con le mani nella marmellata nell’allegra gestione di fondi pubblici e subisce azioni giudiziarie eclatanti ed evidenti, che fa? Sfida le autorità inquirenti candidando il figlio all’Ars. Democratico per carità. E il popolo siciliano lo premia con consensi plebiscitari. Punto. Nessuna scusante. Qui è in gioco il rapporto tra rappresentati e rappresentanti. E il siciliano ha scelto, a suo avviso, la migliore.
Quindi non ci si lamenti se poi un governatore tratta con un emissario della Lega il cui curriculum è, a mio avviso, molto più che imbarazzante e baratta, udite udite l’identità del suo popolo. Che non è cosa da poco o di inconsistenza politica. È (era) l’unica dimensione del cuore rimasta a chi, dopo un secolo di avvenimenti luttuosi, si aggrappava per vedere un orizzonte futuro che a queste latitudini non è mai esistito.
Il “nostro” primato di cui andar fieri. La nostra storia. La nostra letteratura. La nostra arte.
Onestamente degli equilibri politici del Musumeci non ce ne fotte un ...!
Qui siamo oltre lo Chevalley. Qui siamo oltre le maschere pirandelliane.
Qui siamo all’apoteosi dell’umiliazione.
Per cui chapeau agli “amici” della Lega nella speranza che un giorno i siciliani possano ripetere l’impresa sedendo nello scranno della regione Lombardia a gestire affari e tradizioni lombarde, che sarebbe come per i cristiani parlar di Cristo a La Mecca.
Niente chapeau per il nostro governatore che come si dice dalle nostre parti “a nchiappau” ancora una volta ... del resto nessuno si era fatto grosse aspettative su di lui a parte la maggior parte dei siciliani che lo hanno votato. E non voglio parlare male di lui e seguire, di contro, il consiglio di Mark Twain: l’unico del quale in questo momento si sta parlando talmente male e perciò bisognoso di preghiere. Si è consegnato da solo alle pagine dei futuri manuali di storia al capitolo: Presidenti da dimenticare.
Tra tutti, forse, questo ennesimo schiaffo al popolo siciliano, questo ennesimo oltraggio, brucia davvero sul viso della nostra dignità.
Figghioli, stavota, a tumpulata, o a mascata, fu forti!

Foto © Imagoeconomica

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