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di Gruppo Abele e Libera - Video
Regolarizzare i braccianti stranieri per proteggerli dal Coronavirus e dal caporalato. Libera e Gruppo Abele firmano appello lanciato da Terra!, Flai CGIL.

La pandemia di #Covid_19 ha gettato l’Italia in una profonda crisi sanitaria ed economica. Ma le conseguenze di questo dramma non colpiscono tutti allo stesso modo: nei ghetti e nelle tendopoli in cui vivono migliaia di stranieri irregolari, lavarsi le mani o rispettare le distanze di sicurezza è impossibile. Mancano acqua corrente ed energia elettrica, l’accesso alle cure è inesistente e anche il lavoro informale è difficile da trovare, perché le persone hanno paura di uscire a cercarlo.
Intanto, l’agricoltura italiana è in profonda depressione economica, perché tanti lavoratori regolari che ogni anno vengono dall’est Europa sono rimasti nei loro paesi d’origine. L’unico modo per garantire la continuità della produzione è regolarizzare subito gli stranieri irregolari - per lo più venuti dall’Africa - che oggi, data la loro condizione, non possono accedere ai servizi igienico-sanitari, a un lavoro regolare o trovare un’abitazione vera.
Con un appello ai Ministri Bellanova, Lamorgese, Speranza, Catalfo e Provenzano centinaia di associazioni, guidate da Flai-Cgil e Terra!, e personalità, tra le quali don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, hanno chiesto di agire subito per tutelare la salute e i diritti dei tanti braccianti che fino ad oggi hanno contribuito, pur esposti a sfruttamento e caporalato, a garantire che il nostro cibo arrivasse in tavola tutti i giorni.
Ci sono state aperture da parte dalle istituzioni, ma ancora nessun gesto concreto. Crediamo tuttavia che non si possa più aspettare: ogni giorno che passa è un giorno di troppo e rischiamo di trovarci presto con ghetti pieni e scaffali vuoti.

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Tratto da: liberainformazione.org

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