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di Alessio di Florio
Il covid19 si è portato via Calogero Lillo Venezia. Da Lotta Continua era approdato a I Siciliani di Pippo Fava, era stato direttore della storica rivista satirica Il Male. Negli ultimi anni è stato direttore di Casablanca e del Quotidiano dei Contribuenti e collaboratore de I Siciliani Giovani

"Informazione dal basso", "noi siamo i media", "mediattivismo". Sono state alcune delle parole d’ordine con cui vent’anni fa un movimento immenso irruppe sulla scena mondiale ed italiana denunciando un sistema economico e politico iniquo e criminale. Gli ultimi anni hanno dimostrato, e l’attuale pandemia è solo l’ultimo frutto avvelenato della globalizzazione e del suo dominio neoliberista, quanto quel movimento aveva ragione. Ma della forza dirompente di inizio millennio non è rimasto molto, schiacciato da poteri forti, menti raffinatissime, sistema mass mediatico e politico main stream e, forse soprattutto, dall’assimilazione che ogni sistema realizza, attraendo a sé coloro che partono incendiari (come cantava Rino Gaetano) e alla fine diventano pompieri affascinati dal successo personale, dal potere e dalle poltrone.

Molti di coloro che animarono quella stagione probabilmente non sapevano che questo destino non era una novità e che già in passato era accaduto. Quel mix tra ideali, attivismo politico e sociale, sfida a poteri, giornalismo libero, indipendente, fuori dai circuiti ufficiali e capace di essere non solo cane da guardia del potere ma anche forza sociale di cambiamento aveva già animato i decenni precedenti.

Era la stagione di grandi maestri e di straordinarie esperienze nate spesso in provincia ma capaci di scrivere la storia e realizzare cose oggi impensabili. Le radio libere, i giornali politici indipendenti e d’inchiesta, nomi che oggi a tanti non dicono nulla o quasi ma che ebbero capacità incredibili nonostante i pochi mezzi.

Questo maledetto virus che sta imprigionando e travolgendo la vita di tutte e tutti martedì ci ha strappato Calogero Lillo Venezia che da quegli anni iniziò una vita intera di attivismo, politica, impegno sociale e giornalismo straordinari da Lotta Continua con Mauro Rostagno, Peppino Impastato e tanti altri ai giorni nostri. Dopo questa prima esperienza l’inizio degli anni Ottanta furono segnati da I Siciliani di Pippo Fava e la rivista satirica Il Male, ancora oggi imbattibile e capace di sbeffeggiare, denunciare, irridere e combattere ogni potere politico e religioso, le mafie d’ogni livello e anche le brigate rosse e i terroristi di ogni sponda.

Come spesso ha ricordato Lillo, che fu il primo in Italia ad essere anche arrestato per la satira anticlericale, la potenza satirica de Il Male faceva così paura che si era arrivati alle richieste di censure preventive, ma quando si cercava di procedere nelle edicole le copie erano già finite. Su Il Male spesso venivano pubblicate prime pagine ritoccate dei grandi quotidiani dall’effetto dirompente: nel 1978 l’Italia fu eliminata ai Mondiali dall’Olanda, i cui calciatori girava voce che si dopassero, e Il Male uscì con una finta prima pagina del Corriere dello Sport con il titolo a tutta pagina "Annullati i mondiali", l’Italia intera impazzì e molte piazze si riempirono di gente a festeggiare. Oggi sarebbe impensabile.

In anni in cui il suo potere era nel massimo splendore fu pubblicata una prima pagina del Giornale di Sicilia con la notizia dell’arresto per mafia di don Vito Ciancimino, nessuno avrebbe allora mai osato tanto denunciando così apertamente le collusioni politiche con le mafie. "Su La Sicilia facemmo - ricordò nel 2005 Lillo in un’intervista a L’Informazione - facemmo un titolo a nove colonne: Gheddafi si compra Catania per 240mila miliardi. Prima della pubblicazione intervistammo i catanesi: che ne pensate? se porta i soldi, viva Gheddafi". Era Il Male di Pino Zac, Vincino, Vauro e altri straordinari vignettisti satirici, chiuse nel 1982 e qualche anno fa si provò a riportare nelle edicole con la sua satira irrivente e coraggiosa. Lillo Venezia, come ha ricordato Riccardo Orolies su I Siciliani Giovani, "come direttore del Male aveva dato un impulso decisivo al giornalismo satirico e d’impegno sociale, pagandone puntualmente tutti i prezzi".

Dopo Il Male venne l’esperienza de I Siciliani, dopo l’assassinio di Pippo Fava Lillo fu uno di coloro che da subito fu determinato nel proseguire, ma poco dopo il giornale dovette chiudere. Nel 1990 la caparbietà di Lillo Venezia riuscì a trovare i fondi per cercare di ripartire ma molti erano approdati altrove, diversi si erano perfettamente integrati nel grande sistema e tutto naufragò. Negli ultimi anni aveva accettato di diventare direttore del Quotidiano dei Contribuenti e direttore responsabile di Le Siciliane/Casablanca di cui è direttrice Graziella Proto, alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su I Siciliani Giovani diretto da Riccardo Orioles. "Insieme ne abbiamo viste di tutti i colori" ha detto Graziella ricordando quanto hanno pagato personalmente il peso dei debiti de I Siciliani. Perché in queste ore non va dimenticato che tanti, anche tra gli integrati e gli omologati, tra chi ha scelto la carriera, le ambizioni personali e le comode poltrone, molti in questi decenni hanno parlato e sparlato de I Siciliani di Fava, ne hanno fatto vanto a parole. Ma ben pochi veramente si sono caricati il fardello sulle spalle impegnando anche quel poco che avevano.

Su Facebook in diverse attestazioni di affetto e commozione si è trovata la stessa considerazione: abbiamo litigato, discusso, ci siamo scontrati ma era impossibile non volerti bene e ammirarti. Un giornalista vero, che consuma le scarpe sulle strade polverose, che con passione e schiena dritta ogni giorno porta avanti l’indipendenza da ogni potere forte e il concetto etico che denuncia ed evita sofferenze ai deboli e alle vittime non sa essere accondiscendente ma è sferzante, diretto, incapace di compromessi e parole mielate. Negli ultimi anni è vissuto, e gli fu anche tolta per questioni burocratiche, con una pensione di quattrocento euro. Ma rimase sempre lo stesso testimoniando, riportiamo ancora le parole di Riccardo su I Siciliani Giovani, lo spirito con cui ha lavorato e lottato per cinquant’anni "senza mai chiedere carriere o onori, orgoglioso della sua semplice condizione di compagno e di cittadino".

Sul numero del marzo 1983 de I Siciliani fu pubblicata una sua intervista a Rocco Chinnici nella quale, senza giri di parole e perifrasi, si scriveva apertamente di mafiosi senza senso morale di mafia come "modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere" e "reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza". Per una beffa del destino nelle stesse ore in cui abbiamo pianto Lillo a Catania veniva scarcerato, in quanto considerato socialmente non pericoloso, l’editore che di certi ambienti è uno dei più grandi animatori, capace di impedire anni fa a La Repubblica di arrivare nelle edicole catanesi per evitare che venissero letti gli articoli di Umberto Santino e di rifiutare il necrologio per Beppe Montana da parte dei familiari.

Quasi quarant’anni dopo il paese orrendamente sporco denunciato da Pasolini, il potere dei cavalieri dell’apocalisse come li definì Pippo Fava, gli amici degli amici e gli amici degli amici degli amici sbeffeggiati da Peppino Impastato a Radio Aut è sempre lì. Lillo Venezia non è stato solo un grande giornalista dalla schiena dritta, avverso e lontano da ogni squallida consorteria, ma anche un attivista politico, impegnato nel sociale e in una politica schierata con gli ultimi e i più deboli, tesa alla giustizia e a combattere ogni giorno per cercare di migliorare il mondo che lo circonda. E quindi non possiamo mai dimenticarci, dovrebbe essere una bussola dell’impegno e della denuncia ricordare la prima e forse più vera essenza, come descritto da Rocco Chinnici in quell’intervista delle mafie: sovversivismo delle classi dirigenti, per dirla con Gramsci, potere economico e politico che muove le leve del comando, borghesia criminale e affaristica e non solo quattro mariuoli che violano delle regole e hanno analizzato e studiato Mario Mineo e Umberto Santino.

Le mafie manovrano le leve del potere, fanno accordi di alto livello con imprenditori e politici, sono le menti raffinatissime che inquinano la democrazia e la società, sono le mafie che hanno devastato e avvelenato i nostri territori creando drammatiche bombe sanitarie, sono i colletti bianchi di certi consigli di amministrazione e di appalti, fondi pubblici, sgoverno dei territori che hanno distrutto il bene pubblico nella sanità (e in queste drammatiche settimane ne vediamo le conseguenze criminali) e nel cemento, nei rifiuti e nelle autostrade, in ogni segmento della polis dominando e facendo affari con tutti i livelli della sfera pubblica. Denunciare e lottare contro le mafie non è questione da notai dello status quo, non è ricerca di una legalità formale da demandare al tifo per le manette, possiamo definirla una questione di classe, di politica che favorisce i peggiori illeciti da colletti bianchi e trasforma in questioni di ordine pubblico, di decoro, di persecuzione i poveracci e gli emarginati. E c’è chi alza sconci rutti quanto qualcuno prova a parlare di sostegno ai prigionieri del lavoro nero, del caporalato, di non reprimere gli emarginati e i più fragili. Ma poi tacciono davanti scarcerazioni come quella citata prima, fanno accordi con i più schifosi boss in Libia e altrove, diventano garantisti a la carte per mafia capitale o chi si è intascato mazzette milionarie per derubare la sanità pubblica e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Questo paese orrendamente sporco, queste schifose mafie di regime vanno sempre denunciate, documentate, ne vanno illuminate le zone grigie.

E va sbeffeggiato, irriso, denudato il grottesco del "Paese ridicolo e sinistro" i cui potenti sono "maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: contaminazioni tra Molière e il Grand Guignol" e la frenesia più insolente dei suoi cittadini che è difficile non considerare «spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti» parafrasando le Lettere luterane di Pasolini.

Tratto da: wordnews.it

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