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di AMDuemila
Intervista all’ex magistrato su Radio Cusano Campus

“E’ un intervento pieno zeppo di parole forti: barbarie, retata, Stato etico. Un intervento muscolare, bellicoso. Forse il Senato non è la sede più opportuna per interventi di questo tipo, per di più senza contraddittorio, che si risolvono non tanto in un attacco alla magistratura, quanto piuttosto a singoli magistrati, ad un preciso ufficio giudiziario: la Procura di Firenze”. Sono queste le parole dell’ex magistrato Giancarlo Caselli intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta", condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, riguardo l'intervento di Matteo Renzi in Senato sul caso della fondazione Open. Secondo il presidente onorario di Libera “non è soltanto una questione di carattere istituzionale, è una questione privata, di carattere personale. E allora ecco dov'è il pessimo esempio. Se io delegittimo la magistratura, nel senso che non ne riconosco la correttezza dell'intervento e la legittimità di intervenire, non offro un buon esempio. - ha precisato - Se chi ha una posizione istituzionale di primissimo livello rifiuta il controllo di legalità è come se dicesse al cittadino comune: se sei condannato o hai una causa civile e soccombi sei legittimato a pensare che il giudice ce l'abbia con te”. Per Caselli questo anche a livello politico ha “effetti ambigui”. “E’ come se il potere politico fosse più orientato a chiedere dei servizi alla magistratura piuttosto che imparzialità, è come se i politici fossero gelosi dello status dei magistrati. - ha aggiunto - Se io uso il Senato per attaccare i magistrati con certi toni, il mio potere politico diventa rifiuto della giurisdizione, diventa una difesa non più nel processo ma dal processo. Criticare in una certa sede non è più criticare, è delegittimare e non rispettare l'istituzione. Non è il magistrato che indaga la politica. Il magistrato riceve notizie di reato e su quelle notizie di reato si muove nel perimetro della legge. Dopodiché, ogni volta che inizia un processo c'è una componente di sofferenza, di componente negativa nei confronti del processato. - ha continuato Caselli - Ma non è che per questo motivo il magistrato possa voltarsi dall'altra parte. Certo, dovrà usare tutto lo scrupolo necessario. Ma il problema è la durata interminabile dei processi”.
Secondo l’ex magistrato c’è anche un “problema di informazione”: “Non bisogna partire sbattendo il mostro in prima pagina. Questo problema però non deve farci dimenticare il problema che sta a monte: per oltre un secolo la concezione dominante nel nostro Paese era quella dell'unità del potere e del primato del potere politico su quello giudiziario. La novità fondamentale della Costituzione repubblicana democratica è l'abbandono esplicito di questa concezione: la divisione dei poteri e il rispetto tra i poteri stessi. Fuga di notizie? Può avere diversi padri. Le informazioni può darsi che escano dai tribunali, ma può darsi anche che non escano dai tribunali. - ha concluso - Se il magistrato ordina una cosa, di questa cosa vengono a conoscenza anche gli avvocati ad esempio".

Foto © Imagoeconomica

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