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cocaina italia specchiodi Piero Innocenti
81.059 piante di cannabis sequestrate dalle forze di polizia nel solo mese di settembre scorso in ben 84 province italiane (lo stesso numero di province del settembre 2016 e 2017), superando, così, quella che era stata la media mensile di circa 60 province in cui si erano trovate coltivazioni domestiche. Si diffonde, quindi, l’hobby, particolarmente redditizio, di colture di marijuana nei giardini di casa, nei sottotetti, nei terrazzi, persino qualche piantina negli armadi, tra i filari dei vigneti, negli uliveti, nei campi demaniali. In alcuni casi si tratta di coltivazioni modeste, destinate alla produzione di marijuana per uso personale ricreativo o terapeutico; in molti casi la finalità è il commercio illecito e si rileva lo zampino della c.o. o, comunque, di trafficanti. Fatto sta che dall’inizio dell’anno al 30 settembre sono già state sequestrate 482.201 piante superando così le 465mila dell’intero 2017 e le oltre 328mila del 2016. (dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga- Dipartimento della Pubblica Sicurezza).

Naturalmente non sono soltanto le piante di cannabis sequestrate a far allarmare quelli che, come chi scrive, pensa che nel nostro Paese si è superato ampiamente il livello di guardia con il traffico e lo spaccio di stupefacenti e che si rischia di non poter più arrestare quel processo di narcotizzazione diffuso e straordinariamente redditizio che sta particolarmente a cuore della criminalità ma anche di segmenti della società e della stessa classe politica dirigente che confida negli incrementi della ricchezza nazionale apportati dalla “ricchezza mafiosa”. Ormai, negli ultimi cinque anni, i sequestri di stupefacenti hanno già sforato abbondantemente quota 100 tonnellate annue (nel 2014, il record assoluto, di oltre 154ton, nel 2017 altre 114 ton), in gran parte costituite da hashish e marijuana, e anche quest’anno, certamente si supererà ancora quella soglia. Basti pensare che alla data del 30 settembre erano già stati intercettate circa 70 ton ( solo a settembre ben 7.459kg) di cui oltre 66ton di derivati della cannabis, 1,7ton di cocaina e circa 500kg di eroina. Una situazione allarmante e basterebbe leggere gli ultimi rapporti della DCSA, del Dipartimento Politiche Antidroga (DAP), dell’EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze), della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), della Commissione parlamentare Antimafia della passata Legislatura, della Regione Lazio (“Le Mafie nel Lazio,” 2018), solo per citare le più attendibili ma che non sembrano interessare particolarmente neanche l’attuale classe politica dirigente che pure si era presentata come quella del “cambiamento”.

Così si torna a parlare, sconsideratamente a mio avviso, di legalizzazione della cannabis con la prospettiva di ricavare, dall’alta tassazione che verrebbe imposta, qualche miliardo di euro in più per mantenere gli impegni presi in campagna elettorale. Nei mesi passati, intanto, si era chiuso un occhio alla cannabis light venduta per uso ornamentale o come deodorante in alcune centinaia di negozi specializzati e tabaccherie, con il risultato di ricavarne, attraverso l’utilizzo di una bomboletta di gas butano e con un piccolo attrezzo estrattore, una resina con effetti psicotropi assi pericolosi per gli assuntori (la denuncia è stata fatta alcuni giorni fa da Giovanni Serpelloni, attuale direttore del Sert di Verona e già direttore del DAP). Ma, ed è ancora questo l’aspetto più sconvolgente, ogni giorno ci sono decine di interventi antidroga delle forze dell’ordine con decine di persone arrestate che in breve tornano nel circuito degli spacciatori e così riprende questo incredibile “carosello” che non puo’ aver fine con l’attuale legislazione e con gli attuali assetti carcerari. Sconcertanti anche le ultime notizie che arrivano da questo mondo criminale dove un giovane (arrestato dai carabinieri), a sedici anni può già essere ” il re dello spaccio” e rifornire di cocaina, eroina, hashish i tossicodipendenti del sud-barese ma si può anche essere destinatari di una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate con cui si chiede il pagamento, salato, di circa 5milioni di euro di imposte e sanzioni, a ciascuno dei 24 indagati per traffico di stupefacenti sui redditi di impresa (illecita) stimati nel 2015 e 2016. E’ successo a Trento nei giorni scorsi ma non si esclude che il fisco cominci a chiedere le tasse a tutti gli spacciatori nel nostro Paese.

Una moltitudine “stupefacente” di persone.

Gli affari del narcotraffico a Roma e nel Lazio

Alla fine del 2017 gli stupefacenti sequestrati dalle forze di polizia nella regione Lazio erano stati pari a 7.882,192kg come si rileva nel terzo rapporto sulle “Mafie nel Lazio” presentato agli inizi di quest’anno. Per avere un’idea di come stiano andando gli affari nel 2018 abbiamo estrapolato i dati dei sequestri dai report mensili elaborati dalla DCSA rilevando come, alla data del primo ottobre scorso, il quantitativo di droghe intercettate abbia raggiunto le oltre 2,5 ton (esattamente 2.769,854kg) che fa ritenere, salvo eventuali, sempre possibili, ingenti sequestri di quantitativi in questi ultimi tre mesi, improbabile il superamento del quantitativo del 2017.

Ad eccezione della provincia di Rieti dove in questo scorcio di 2018 dove già sono stati sequestrati 104,083kg di stupefacenti superando, così, di gran lunga, i 9,179kg dell’intero 2017, nelle altre province laziali la tendenza alla diminuzione dei sequestri si rileva nella capitale con 2.534,166kg (furono 7.016, 972 in tutto il 2017), a Latina con 86,491 kg (contro i 199,972kg del 2017), a Frosinone con 15,354kg (501,758kg l’anno prima) e a Viterbo con 29,760kg (154,582kg nel 2017). Naturalmente si vedrà a fine anno quale sarà il bilancio definitivo dell’azione antidroga regionale che nei primi nove mesi ha annotato 2.818 operazioni di polizia (3.478 in tutto il 2017) di cui 2.383 a Roma (erano state 2.915 nel 2017), 147 a Viterbo (172 nel 2017), 137 a Latina (191 nel 2017), 96 a Frosinone (133 l’anno prima) e 55 a Rieti (67 nel 2017).Lavoro sempre particolarmente intenso nelle Procure laziali e negli uffici di p.g. delle tre forze di polizia per sbrigare le procedure relative a 3.723 persone segnalate per i delitti di traffico e spaccio nel corrente anno di cui 3.129 a Roma, 183 a Viterbo, 165 a Latina, 150 a Frosinone, 56 a Rieti.

In diversi casi si tratta, come più volte sottolineato, di procedure che si concludono, temporaneamente, con la convalida degli arresti innanzi al Gip, l’adozione di eventuali provvedimenti cautelari della detenzione domiciliare o di altri, la rimessione in libertà dell’indagato con la prospettiva del processo. L’incidenza percentuale degli stranieri sul totale dei denunciati oscilla dal 40% circa della Capitale (1.280 stranieri su 3.129),e Viterbo (75 stranieri su 183 denunciati), al 27% di Latina (46 stranieri su 165) e Rieti (25 stranieri su 96 denunciati), per scendere al 21% circa di Frosinone (32 stranieri su 150). Percentuali, nel complesso, sensibilmente inferiori rispetto a quelle rilevate in alcune province dell’Emilia Romagna, del Veneto, della Lombardia, dove, in alcune zone si sono raggiunti anche percentuali oscillanti tra il 60 e il 70% degli stranieri coinvolti nel narcotraffico.

Insomma, c’è spazio per tutti alla fine nel grande mercato degli stupefacenti dove non possono bastare più le sole attività antidroga delle forze dell’ordine per contenerlo. Ma questo sembra interessare poco alla politica. Ed è questo uno degli aspetti drammatici che vive il nostro Paese.

Tratto da: liberainformazione.org

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