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In occasione del quarantennale della morte di Peppino Impastato sono già stati pubblicati due libri, che si aggiungono alla numerosa bibliografia sull’argomento. “La voce di Impastato” è uno scorrevole volumetto scritto da Ivan Vadori, con la prefazione di Giovanni Impastato e con fotografie di Elia Falaschi, in cui si affronta un lungo percorso da Peppino Impastato a Mafia Capitale, con il sottotitolo “L’Italia sotto inchiesta”. Vadori ha già realizzato nel 2013 un lungometraggio con lo stesso titolo, con una documentata rassegna di interviste a trenta personaggi che, per varie circostanze hanno avuto in comune un rapporto con la storia di Peppino. Il lavoro prendeva lo spunto dalla strage della casermetta di Alcamo Marina, (27 gennaio 1976, nella quale furono uccisi due carabinieri: le indagini fatte in quella circostanza costituiscono un chiaro esempio di depistaggio, con l’intenzione, da parte di chi era preposto, di attribuire al delitto alle Brigate Rosse e ai gruppi di extraparlamentari della zona. In quella circostanza furono effettuate perquisizioni, una delle quali a casa dei militanti di Lotta Continua di Cinisi e di Castellammare del Golfo. Venne perquisita anche la casa di Peppino, che scrisse e diffuse un volantino nel quale denunciava il depistaggio delle indagini. Vadori nel film prende lo spunto dalla riapertura delle indagini sulla scomparsa di alcuni sacchi di materiale sequestrati “informalmente” a casa di Peppino, subito dopo la sua morte, e inizia un viaggio in Sicilia per realizzare interviste a vari personaggi, da Giovanni Impastato, i cui interventi rappresentano una sorta di filo conduttore del lungometraggio, al giornalista Salvo Palazzolo, a don Ciotti, a Carlo Lucarelli, a Umberto Santino, a Giancarlo Caselli, a Lirio Abbate, a Sandro Ruotolo, a Giovanni Paparcuri, a Danilo Sulis, a Franca Imbergamo, a Luisa Impastato, allo scrivente e a tanti altri.  A distanza di quattro anni Ivan ha deciso di riproporre il lavoro in forma cartacea, riutilizzando molto del lavoro raccolto in precedenza, integrandolo con una ministoria della mafia, dalle origini a Mafia Capitale, e aggiungendo diverse notizie, sia sulla mafia del Brenta, sulle indagini sul Mose a Venezia. Il libro non ha e non pretende di avere l’identità di uno studio storico, ma conserva un’impostazione giornalistica, integrata da un corposo materiale fotografico L’ultima parte descrive le attività che Casa Memoria Impastato ha svolto negli ultimi anni e ne illustra i percorsi, soprattutto quello della struttura “Ciuri di campu”, confiscata al mafioso Piazza e diventata un punto di accoglienza per tutti quei giovani che vogliono trascorrere la pausa estiva con forme di volontariato indirizzate verso il turismo civile e d’impegno.
Alcune inesattezze non inficiano un lavoro condotto con scrupolosa ricerca della fonti in rapporto ad argomenti per i quali non è facile trovare informazioni e documentazione.
Il libro è stato presentato a Cinisi il 6 maggio, nel contesto delle iniziative per Peppino Impastato e l’autore si è trovato a far fronte a una serie di critiche feroci e ingiustificate da parte di quattro esagitati integralisti che si definiscono “compagni di Peppino”, pretendono di essere gli unici depositari della memoria e dell’identità di Peppino Impastato e ne cercano di ricostruire un’immagine riduttiva, a propria dimensione: a seguito di una serie di contrasti e polemiche causate dalla pubblicazione del libro “Cento passi ancora”, costoro hanno deciso di escludere il ruolo di Salvo Vitale, negandone la partecipazione a tutte le attività organizzate da Peppino. Imprudentemente ed erroneamente Ivan Vadori ha detto che le informazioni gli erano state fornite da Salvo Vitale, senza citare Giovanni Impastato, Umberto Santino, Danilo Sulis ed altri compagni e si è attirato la furia dei negazionisti, i quali hanno deciso che Salvo non era mai stato presente alle attività del Circolo Musica e Cultura e quindi avrebbe dato informazioni sbagliate. Non ho partecipato a quella presentazione, e quindi non ho avuto possibilità di replicare, ma ne sono stato informato e posso dire, senza tema di smentita, che in realtà, al Circolo, alla nascita del quale ho contribuito, assieme a Peppino Impastato e ad altri compagni, non erano presenti quelli che dicono che non ero presente, o almeno, non ricordo di averli visti: ho partecipato al concerto da cui ha preso l’avvio il Circolo Musica e Cultura, suonando con Piero Impastato quattro canzoni di Fabrizio De Andrè, ho provato nel seminterrato della Chiesa del Sacramento, da cui siamo stati poi cacciati dal prete, ho partecipato alla replica del concerto fatta qualche mese dopo ao circolo Om, a Terrasini, ho assistito, nel locale di via Faro Pizzoli alla proiezione dei Film “Uccellacci e Uccellini” di Pasolini, a quella di “Bianco e Nero” di Paolo Pietrangeli, e alla rappresentazione teatrale “Il pozzo dei pazzi” con Gaspare Cucinella e Franco Scaldati, sia a Terrasini che al baglio di Scopello, dove mi sono recato con Peppino Impastato. Tutto questo compatibilmente ai tempi in cui da Lercara Friddi, in cui insegnavo, mi recavo ogni fine settimana a Terrasini. In tutte queste occasioni non ricordo di avere incontrato mai i quattro esagitati personaggi che hanno aggredito il buon Ivan con l’affermazione decisa che io non c’ero e con l’altra affermazione, secondo loro errata, che a creare il circolo Musica e Cultura nel primo momento sono stati una ventina di compagni: chi sostiene che erano di più, sicuramente non c’era: quindi o eravamo presenti ad iniziative diverse in tempi diversi, o qualcuno, mente nel sostenere che io non ero presente, oppure i negazionisti non c’erano affatto se non in qualche sporadica occasione e vogliono mascherare la loro assenza negando la presenza di chi può testimoniare di non averli visti. Tutto questo è molto strano, perché, prima del momento in cui sono esplosi i contrasti, la mia presenza era indiscutibile. Insomma siamo davanti a giochetti degni di miglior causa, generati da forme velenose di odio e di rancore, che non servono certamente a favorire le più elementari forme di rispetto tra compagni, né ad onorare la memoria di Peppino Impastato. Ad onorarla invece ha provveduto il giovane Ivan con il suo libro, rispetto al quale gli ho detto di essere contento ogni volta che si scrive e si pubblica un libro su Peppino. Fra l’altro è in pubblicazione un altro libro su Peppino, da me curato, con le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto.
L’altro libro, dal titolo “Peppino Impastato, le poesie e le trasmissioni di Radio Aut”, edito da Navarra, è composto da un cofanetto che comprende una ripubblicazione delle poesie di Peppino Impastato, dal titolo “Amore Non Ne Avremo”, curata da Salvo Vitale e da Guido Orlando e pubblicata nel 2008, e da un allegato dvd con le registrazioni di “Onda Pazza”, la trasmissione di Radio Aut con la quale Peppino Impastato e i suoi compagni di redazione sbeffeggiavano mafiosi e politici di Cinisi e Terrasini denunziandone le malefatte e le complicità. Anche questa è una ripubblicazione, poiché la prima edizione, curata pure da Guido Orlando e Salvo Vitale, era stata pubblicata nel 2008 da Stampa Alternativa in un libro comprendente anche i testi decrittati delle trasmissioni, dal titolo “Onda Pazza”. Sul retro copertina è scritto: “Un prezioso strumento per conoscere sempre più da vicino e in modo sempre più approfondito la figura di Peppino, un uomo siciliano che ha saputo ribellarsi alla mafia, pagando con la propria vita l’impegno politico e sociale”.

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