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battaglia sfoglia gallerydi Valeria Vantaggi - Foto
A 82 anni, la fotografa palermitana Letizia Battaglia è tra le 11 donne del 2017 scelte dal «New York Times», come una delle figure più straordinarie

Sono loro le più straordinarie, quelle che hanno smosso i cuori, quelle di cui tutti poi hanno cominciato a parlare: il New York Times ha pubblicato una lista con le 11 donne che, tra quelle intervistate quest’anno, si sono distinte per il loro impegno e la loro energia.

E tra queste, insieme alla poetessa Yu Xiuhua che oggi è paragonata a Emily Dickinson, e al ministro degli Esteri svedese Margot Wallstrom che porta avanti una politica femminista, c’è anche la «nostra» fotografa palermitana  Letizia Battaglia, famosa per aver raccontato per anni, con potentissime immagini in bianco e nero, la mafia, le sue vittime e i suoi «carnefici».

Della Sicilia ha rivelato le storie più crude, i disastri, le periferie e la povertà, ma ha sempre voluto rimanere lì, per rendere Palermo un posto migliore, tanto che proprio quest’anno, a novembre 2017, all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa, è riuscita a inaugurare il Centro Internazionale di Fotografia, di cui è direttrice.

«E onestamente spero che questa segnalazione del New York Times possa servire a fare luce sul mio nuovo Centro», dice subito andando al sodo, «È stata una notizia carina, una piccola follia americana, ma l’America ha sempre avuto un occhio di riguardo nei miei confronti: confesso che il mio primo premio, nel 1995, me l’hanno dato proprio negli Stati Uniti, così come il secondo e il terzo, il Cornell Capa. Eppure non mi sento di aver fatto nulla di speciale se non che ho sempre lavorato, che mi sono sempre impegnata, che ho sempre creduto in quello che ho fatto».

E questa menzione come vorrebbe che incidesse?
«Soldi, sì, vorrei dei soldi per il mio centro fotografico. Quest’anno il Comune di Palermo, grazie al mio amico sindaco Leoluca Orlando, mi ha dato 50mila euro per partire. Per portare belle mostre qui in Sicilia, però, ci vogliono fondi: vorrei tantissimo che i ragazzi di qui scoprissero l’arte, che potessero venire in contatto con progetti culturali alti. E sapete come sta andando? Che il prossimo anno l’assessorato alla Cultura ha stanziato zero euro, Z-E-R-O… Per portare avanti questo progetto ho bisogno di sponsor e io, purtroppo, non sono brava a trovarne. Nel 2018, a Palermo, arriva Manifesta, la grande Biennale nomade europea, e – chissà – magari qualcuno si può sensibilizzare. Ci tengo molto che la fotografia cresca: è come se negli ultimi anni si stesse uccidendo la creatività. Non si dà più spazio ai reportage, non si danno più occasioni ai giovani e io non smetterò mai di impegnarmi perché questo non accada».

Ma, a parte il suo amato Centro di Fotografia, sta seguendo dei suoi progetti fotografici personali?
«Certo, sempre. Ora sto fotografando molto bambine: mi piacciono, hanno un sogno negli occhi, il sogno del futuro, quello che anch’io avevo a quell’età.  Però confesso che ora sono concentrata su Palermo: la amo morbosamente e ho ancora molte cose da fare per la mia città».

Tratto da: vanityfair.it

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