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domino graziella antonioPalermo, parla la madre di Domino, freddato a 11 anni
di Romina Marceca
Dopo l’agguato del 1986 si erano chiusi per anni in un angoscioso silenzio. Adesso Antonio Domino e la moglie Graziella vanno nelle scuole a raccontare le storie dei 108 ragazzini trucidati per volere dei clan: “Solo così si conquista la libertà dai criminali”

Trent'anni non hanno cancellato i segni del dolore sul viso dei genitori di Claudio Domino, ucciso a 11 anni dalla mafia mentre giocava a pallone in strada, a San Lorenzo. La rabbia per la morte del figlio, dopo tanto tempo, ha imboccato una nuova strada: quella che porta alla voglia di far conoscere a tutti gli studenti d’Italia la storia del piccolo Claudio e degli altri 107 bambini uccisi dalla criminalità organizzata. «Abbiamo deciso di cambiare vita alla vigilia del trentesimo anniversario. Mia moglie Graziella mi disse: “Non voglio ricordare solo Claudio ma anche tutti quei bambini che come lui sono stati uccisi senza colpa dalla mafia”. Così - racconta Antonio Domino - è partito il nostro nuovo percorso. Prima abbiamo studiato le storie dei 108 bambini, poi abbiamo preso contatto con le scuole per portare la nostra testimonianza».

In un anno i genitori di Claudio hanno girato mezza Italia. Nei prossimi giorni andranno a Imola, Monza e Bologna. «Non è vero che la mafia non uccide donne, bambini e preti. La mafia - dice Graziella Accetta, mentre stringe il poster con i volti dei 108 bambini che porta in giro per l’Italia - non guarda in faccia nessuno». Nell’elenco dei 108 “invisibili”, come li chiama Antonio Domino, ci sono anche Annalisa, uccisa a 14 anni dalla Camorra a Napoli, Dodò centrato da una pallottola a 11 anni dalla ‘Ndrangheta e Simonetta, una bambina dai capelli rossi, che i sicari ammazzarono al ritorno dal mare. «Sono storie di bambini innocenti che in molti non conoscono - dice papà Domino - e noi crediamo che invece lo studio, la cultura, la conoscenza sono le armi giuste per combattere la mafia e la paura».

Claudio è stato ucciso il 7 ottobre del 1986 in pieno maxiprocesso. Di fatto sull’omicidio di Claudio la verità non è mai venuta a galla. «S’indagò male, s’indagò su di noi perdendo solo tempo. Un poliziotto capì che si stava sbagliando tutto ma fu troppo tardi», dice con rassegnazione Antonio Domino. «Lo Stato dovrebbe darci una risposta che non arriva. È una doppia sconfitta. Siamo stati uccisi anche noi. Gli altri nostri due figli sono delusi da questo Stato. E adesso dopo trent’anni di attesa chiederò il vitalizio come vittima della mafia», sostiene con rabbia Graziella Accetta.

Ieri Antonio e Graziella hanno partecipato al corteo per le vittime della mafia a Trapani. Non perdono un solo appuntamento di commemorazione al fianco di Libera. «È importante riconquistare la memoria. Nella scuola Borgese gli studenti hanno sposato il nostro progetto - dice Graziella
Accetta - e con Rosanna Melilli, insegnante e di “Agende Rosse”, a fine anno incontreranno i genitori di alcuni dei 108 bambini». La voglia di andare avanti non manca anche se ai sorrisi e agli abbracci degli studenti si aggiunge anche qualche amarezza. «Qualcuno - dice Graziella Accetta scuotendo la testa - ha rubato le colombe in ottone dalla lapide davanti alla scuola che frequentava Claudio». Un altro schiaffo da Palermo.

Tratto da: palermo.repubblica.it

In foto: I genitori di Claudio Domino, Graziella e Antonio (© Igor Petyx)

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