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di Maria Marzullo e Antonio Caldarelli
“Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene"

Nasce dalle parole pronunciate dal giudice Paolo Borsellino il nuovo progetto di educazione alla legalità promosso da Antonio Caldarelli e Maria Marzullo dell’Associazione Culturale Terra Mater in collaborazione con l’avvocato Tamara Tonus per le classi terze delle scuole secondarie di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini” di Fontanafredda e dell’Istituto Comprensivo “Villa Varda” di Brugnera (PN). Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Provincia di Pordenone. Circa 180 ragazzi sono stati coinvolti da settembre a dicembre, con il prezioso supporto degli insegnanti, in un percorso di promozione della Cultura della legalità favorendo, nell’ambito dei valori di cittadinanza attiva, la collaborazione fra il mondo dell’associazionismo e la scuola. Il progetto ha desiderato promuovere la comprensione del vivere civile nella consapevolezza che valori come la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia e la sicurezza vadano perseguiti e protetti ponendosi in contrasto, senza paura, contro ogni forma di illegalità. “Indagine sulla legalità”, questa l’iniziativa, ha visto i ragazzi partecipi e protagonisti di incontri in aula nei quali si sono affrontati argomenti sui valori predetti e sui principi sanciti dalla Carta Costituzionale del nostro paese e sui quali i giovani adulti di domani sono stati chiamati a riflettere ed argomentare, in forma di lettera di diario, tema o slogan, i temi affrontati. Nel corso degli incontri si è parlato di mafia, di illegalità, si è conosciuta l’esperienza di Libero Grassi, studentil’imprenditore italiano ucciso da Cosa Nostra nel 1991 dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo; si è ascoltato il discorso alle Nazioni Unite di Malala Yousafzai, la giovane Premio Nobel per la pace (2014) nota per il suo impegno a favore dell’affermazione dei diritti civili e al diritto all’istruzione. Nel corso del progetto sono stati promossi anche incontri con le Amministrazioni locali e da qui i ragazzi hanno conosciuto e compreso i compiti e le funzioni dei primi riferimenti amministrativi dello Stato presenti nel territorio più vicino: il Comune. In occasione dell’evento conclusivo del progetto, svoltosi a Brugnera lo scorso 17 dicembre, l’associazione Terra Mater ha scelto di invitare il giornalista Lorenzo Baldo, vice direttore della rivista AntimafiaDuemila, per presentare il suo ultimo libro “La mafia ordina suicidate Attilio Manca”.
Perché è necessario parlare di mafia, di giustizia, di verità a giovani ragazzi in età adolescenziale? La domanda trova da subito un’accorata risposta: i giovani rappresentano la speranza del domani, la libertà e la ricerca della verità, la luce sulle stragi di mafia che hanno macchiato il nostro bel paese Italia. Rappresentano quello che ancora noi adulti, oggi, non abbiamo raggiunto.
La sala è gremita, il pubblico abbraccia adolescenti, giovani e adulti. Sono presenti il Sindaco di Brugnera Ivo Moras e il Sindaco di Fontanafredda Claudio Peruch con l’Assessore alla Cultura Vanni Zandonà, i dirigenti scolastici dott.ssa Armida Muz dell’I.C. di Brugnera e dott. Maurizio Malachin dell’I.C. di Fontanafredda. Tutti sono spettatori di una vicenda sulla quale ancora poco si conosce o forse, poco si vuol far conoscere.
baldo tanusL’incontro con Lorenzo Baldo è curato da Tamara Tonus, avvocato pordenonese, che da subito prima di entrare nel cuore della vicenda introduce il breve video inchiesta realizzato per la TV Rai dai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Silvia Bellotti. È la raccolta delle testimonianze di chi Attilio Manca lo ha conosciuto come figlio, come fratello, come collega, come amico. Di Attilio, giovane e brillante urologo siciliano nativo di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) si conosce tutto. L’amore per la vita, per la musica, l’arte, la letteratura. Si conosce il profilo esattamente contrario ad un aspirante suicida. Eppure, a dodici anni dalla morte, permane la tesi del suicidio seppur questo appaia oggettivamente controverso rispetto agli elementi rilevati tanto che l’archiviazione della vicenda, affidata al GIP dott. Fanti del Tribunale di Viterbo, stabilisce che “gli spunti investigativi prospettati, per quanto suggestivi, non siano meritevoli di accoglimento, apparendo sostanzialmente fondati su illazioni e congetture. S’impone quindi l’archiviazione”.
Nel suo ultimo libro, Baldo trascrive la vita di Attilio e racconta l’immagine di Angela Manca, madre di Attilio, che a Barcellona Pozzo di Gotto, poco dopo la morte di suo figlio, distribuisce fotocopie che chiedono verità, giustizia, indagini approfondite... è da qui che il giornalista, decide di scrivere ancora di Attilio; vive a stretto contatto con la famiglia, conosce Attilio attraverso gli spazi da lui vissuti, attraverso una famiglia che non può avere un ritratto così distante da quello dipinto da testimoni che ritenendosi “amici” di Attilio, lo definiscono un consumatore di droghe.
È il 12 febbraio 2004, Attilio Manca viene trovato morto nel suo domicilio di Viterbo. Le rilevazioni sul corpo evidenziano due buchi da siringa nel braccio sinistro (Attilio era mancino). Le siringhe vengono ritrovate con il tappo salva ago nel cestino del bagno. Le foto del corpo sono agghiaccianti, lividi sparsi dappertutto, pressioni su polsi e caviglie, volto pestato. Il corpo non viene fatto vedere alla famiglia perché irriconoscibile. Trattasi di un suicidio (seppur privo di ogni plausibile impronta). L’autopsia che già fatica a più riprese a stabilire l’esatta ora del decesso, non ha dubbi.
alvianoÈ la voce di Alviano Appi, poco dopo, che introduce più profondamente la testimonianza del fratello di Attilio, Gianluca, anch’egli assetato di giustizia alla disperata ricerca della verità. “[…] In un ipotetico futuro spero di potermi ritrovare vecchio con un cerchio che si chiude sulla verità di Attilio, così da poter respirare senza più affanno”. Poco dopo, il collegamento telefonico con Angela Manca, avvolge la sala in un emozionante silenzio, quando afferma: “I giovani sono la speranza che in questa nostra Italia qualcosa possa cambiare. Andate avanti con i vostri mezzi, fatevi avanti con le vostre capacità. Senza compromessi, senza raccomandazioni”. Un caloroso ed accorato applauso abbraccia quella madre che a distanza di dodici anni, conserva viva la forza di andare avanti e di sopravvivere per quella fiamma di speranza che ancora vede all’orizzonte.
La morte di Attilio si mescola con strane coincidenze sulle quali non si può rimanere indifferenti. È l’ottobre 2003 e il boss latitante Bernardo Provenzano è ricoverato nella clinica di Marsiglia per essere sottoposto ad un intervento alla prostata. L’urologo Attilio Manca potrebbe aver assistito all’intervento o potrebbe averlo visitato prima o dopo. In quegli stessi giorni Attilio risulta operante nel registro presenze dell’ospedale Belcolle di Viterbo. È il Capo della Squadra Mobile di Viterbo, Salvatore Gava, ad affermarlo. Ma in realtà, come testimonierà l’inchiesta giornalistica condotta dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” Attilio in quei giorni all’ospedale Belcolle era assente. Il dato riportato nella nota di servizio di Gava risulta quindi falso. Dov’era Attilio? Perché non si è voluto indagare attraverso i tabulati telefonici? Perché non si sono ricostruiti gli spostamenti? Troppi anni sono trascorsi dal fatto, quei dati non sono più disponibili. E così solo domande senza risposte e senza… indagini. A dodici anni dalla morte di Attilio, l’unica indagata è Monica Mileti, accusata di aver fornito l’eroina ad Attilio necessaria per provocarsi un’overdose. Come afferma Baldo, il binario scelto per le testimonianze attendibili, è quello delle amicizie discutibili. Non contano i colleghi, non contano coloro che con Attilio condividevano giornate di lavoro e ricerca. Attilio è definito un tossicodipendente anomalo, borderline, capace di alternare momenti di lucidità ad una dipendenza tossica. La Procura ha escluso la famiglia Manca come parte civile al processo motivando la decisione con il fatto che la morte di Attilio non avesse provocato danni ai congiunti. “È più che ipotizzabile che Attilio dovesse essere ammazzato per aver riconosciuto una stretta rete di mafia-servizi segreti e massoneria che non poteva essere svelata”, conclude Baldo.


Difficile chiedere se esista la speranza di arrivare alla verità ai giorni nostri - continua - i familiari devono lottare per la giustizia, come cittadini dobbiamo lottare per raggiungerla. Leggendo i testi scritti dai ragazzi nel corso di questo progetto, continua, mi sono soffermato su uno slogan che scrive “MAFIA= Male Assoluto Finchè l’Italia non Agirà”. È esattamente questo quello che dobbiamo fare; questo messaggio giunge dai giovani, è questa la speranza.”
In sala è presente anche il direttore di AntimafiaDuemila, Giorgio Bongiovanni che afferma: “Attilio si era accorto della protezione di uomini di Stato. Immaginate oggi, cosa sarebbe potuto accadere se un luminare medico specializzato avesse denunciato e raccontato di aver visitato Bernardo Provenzano e avesse fatto i nomi di coloro che da lui lo avevano condotto - prosegue - il suo è stato un omicidio preventivo contro la chitTrattativa Stato-mafia. L’avv. Tonus conclude portando al pubblico le sue riflessioni sulla giovane vita di Attilio spezzata per proteggere poteri superiori.“La verità storica la conosciamo, il dolore e il senso di abbandono della famiglia unito al vuoto che si aggiunge alla perdita di un familiare è noto. Ma quella sensazione di rabbia va trasformata in qualcosa di utile. Così come ha fatto la famiglia che persegue la ricerca della verità e della giustizia, così come ha fatto Lorenzo Baldo scrivendo questo libro.”
La musica di Pablo Perissinotto*, cantautore impegnato in tematiche sociali, alimenta la riflessione. Speranza, Nel Nord est la mafia non esiste e Il postino sono i brani che hanno arricchito la presentazione. Le note distendono il pubblico che, in questo pomeriggio ha conosciuto di più sulla vicenda Manca. La mafia non è solo Cosa di Sicilia, è una metodologia di pensiero, un sistema a maglie strette che cavalca confini internazionali. Di mafia oggi bisogna parlarne e scrivere per cercare la verità. È l’unica speranza di giustizia, è l’unica arma di una società civile per evitare altre stragi, altri omicidi, altri vuoti di dolore. I giovani del pubblico hanno ascoltato la vicenda, chissà quante domande, quante perplessità nei loro pensieri. Perché siamo arrivati a tutto ciò? Chi sono i colpevoli? Solo i mafiosi? E chi gli ha permesso di esserlo, non lo è allo stesso modo?
Giunge il momento di premiare quei componimenti vincitori, coloro che hanno espresso il valore della legalità applicabile in ogni gesto della vita relatori coquotidiana, intuendo l’importanza civile e sociale del rispetto nonché il valore fondamentale della Costituzione affidando al buonsenso e alla morale la capacità di distinguere il bene dal male. Riponiamo negli adulti di domani la speranza della verità e della giustizia. Agli adulti di oggi, invece, il compito di agire per non restare indifferenti. Progetti di educazione alla legalità desiderano contribuire, mediante la riflessione, l’informazione e la cultura, all’azione sociale attuabile con ogni mezzo: la parola, la scrittura, la denuncia.

“Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”
Paolo Borsellino

Foto di Katia Aurilio

Scarica gli elaborati vincitori del Concorso “Io parlo di…Legalità”:

- Brugnera Acronimo MAFIA

- Sezione A - Brugnera

- Sezione B - Brugnera

- Componimento vincitore sezione A - Fontanafredda

- Componimento vincitore sezione B - Fontanafredda



* Pablo Perissinotto

Pablo Perissinotto è un giovane operaio dal cuore d’artista che vive al confine tra Veneto e Friuli. ll suo animo lo esprime in ballate che interpretano la realtà che lo circonda e nella quale è profondamente inserito. Ha sangue misto, padre veneto-friulano e madre andalusa di Siviglia (come dice già da solo il suo nome), e fin dalla più tenera età ha assimilato tristezze padane e agrodolci ritmi iberici, rigidità contadina e spregiudicatezza tzigana, che poi, con il passare degli anni, ha mescolato con le emergenze mondiali espresse da rock, rap, hardcore, reggae, world music, senza mai dimenticare la traboccante e istintiva vena cantautorale. Compone testi - che in realtà sono poesie - di getto. L’accompagnamento musicale viene dopo, anche questo istintivo, come per gli antichi aedi greci e latini. I contenuti non sono mai banali, ma esprimono efficacemente i valori e le contraddizioni del Nordest in cui vive, oggi alle prese con una crisi universale che minaccia di annullare il mito della sua produttività.
Ha scritto l'inno dell'associazione Anmil (Mutilati del lavoro) "Morto bianco”.
Ha scritto il brano “Speranza” dedicato e consegnato su invito del Vaticano nel corso di un'udienza a Papa Francesco il 30 gennaio 2016.
Collaborazioni: Roberto Freak Antoni e gli Skiantos, I Papu, Red Canzian, Bobby Solo, Remo Anzovino, Marco Anzovino.
Attualmente sta promuovendo il suo secondo lavoro discografico: "La compagnia dei solitari" prodotto da Marco Anzovino, distribuzione EGEA MUSIC, uscito il 9 ottobre scorso 2015 in tutta Italia.

Info: facebook.com/PabloPerisinotto
 
Pablo Perissinotto - Speranza

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