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14di Enza Galluccio - 16 novembre 2014
Si sappia. Questo messaggio non è in codice. In modo chiaro e fiero esso è rivolto alle istituzioni che hanno isolato Nino di Matteo, ignorando i rischi che corre quotidianamente e le continue sentenze di condanna pronunciate da Riina e testimoniate dal racconto del neopentito Vito Galatolo. Da tempo si sa che l’esplosivo è nascosto a Palermo come da tempo si sa che Di Matteo non è l’unico magistrato sottoposto a minacce.
Oggi l’Italia si deve confrontare con il silenzio delle più alte cariche fino alle ultime. Un silenzio surreale da ogni punto di vista. Mi riferisco anche all’informazione pilotata e alle incredibili critiche prima negazioniste poi - in nome di una non si sa bene quale ragion di Stato - volte al giustificazionismo.
Di Matteo non è solo. Egli ha con sé la lucidità e la rabbia di coloro che fermamente lo hanno sostenuto e difeso, dagli uomini della scorta a tutti quei cittadini italiani – non solo siciliani – che hanno gridato più forte che potevano, perché gli fosse garantita un’adeguata protezione anche attraverso l’uso del bomb-jammer. Gli stessi che hanno costituito scorte civiche o, come me, hanno scritto quasi ogni giorno sui rischi che corre un magistrato in cerca di verità scomode.

Per uno Stato coinvolto con la criminalità e con le mafie il silenzio e l’isolamento sono l’arma migliore per abbattere altri muri. Non son bastate le vite di Falcone e di Borsellino.
Ma la verità è come l’acqua di quei fiumi che in questi giorni, sotto la pioggia incessante, lentamente aumenta di livello fino all’esondazione che trascina tutto con sé.
Non c’è scampo per chi oggi chiude i sipari di fronte ad un’altra possibile tragedia. La voce della verità sarà proprio come le acque di quei fiumi in piena, che sbattono contro argini fragili come le menzogne e la smemoratezza di chi, all’interno dei palazzi del potere, sa ma tace.
Il Pm si commuove di fronte ad una piazza gremita di giovani studenti e altri cittadini. Egli parla già al passato quando dice di avere nel cuore la speranza che quei volti e quelle parole solidali si conservino sempre, senza mai adeguarsi all’indifferenza di un altro Paese ancora ostile alla giustizia. Fanno venire i brividi le sue parole che sembrano già suonare lontane nel tempo.
Forse quelle duemila persone non appaiono sufficienti ai suoi occhi come agli occhi di molti, ma non è così. Nella durezza di Palermo quella testimonianza diventa significativa per la Sicilia intera e non solo. Essa filtra sotto le fessure delle porte chiuse e percorre l’Italia intera fino a giungere al freddo e umido nord in cui vivo io e molti altri che non vogliono stare al gioco sporco del silenzio.

ANTIMAFIADuemila
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