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sitin-masi-grosseto-bigdi Francesco Bertelli - 19 settembre 2014
C’è una storia agghiacciante che fa parte del nostro Paese. Lo sappiamo che l’Italia è costellata di storie strane ed inquietanti. Il passato ne è pieno. Ma questa vicenda appartiene ad un recente passato che si perpetua nel presente.
Come in un film. Sarebbe perfetta la voce fuoricampo del narratore; una voce che potrebbe dire queste parole: “Inutile che vi indignate, tanto qui funzionerà sempre così. Sono Loro che comandano”.

C’è un maresciallo dell’Arma dei Carabinieri che presta servizio presso il nucleo investigativo del comando  provinciale dei Carabinieri di Palermo. Il suo nome è Saverio Masi, pochi oggi sanno la sua storia. Siamo nel 2001. Grazie al suo lavoro meticoloso, Masi riesce a costruire i movimenti di Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Arriva ad un passo dal catturarli. Poi però l’imprevedibile: tutto si blocca. Masi viene subito allontanato e spedito a Caltavuturo. Come per dire: troppo scomodi i curiosi, meglio allontanarli.
Masi non ci sta. Da solo e con pochissimi pezzi a disposizione ci riprova. Alla fine riesce ad individuare un contatore Enel attribuibile a chi gestisce (a quel tempo, siamo nel 2004) la latitanza di Provenzano.
Anche stavolta stessa cosa: indagini bloccate dall’alto.
Anche per la cattura di Matteo Messina Denaro il discorso non cambia. Masi , sempre nel 2004, riesce ad individuare la villa dove il boss è latitante. Ma niente da fare.
E’ come se ai piani alti la cattura di Provenzano e Messina Denaro risultasse scomoda. Collocate in un momento non propizio.
E’ la trattativa, bellezza.

Il bello però deve ancora venire. Nel 2011 infatti, Masi viene allontanato dal reparto operativo a cui apparteneva. Motivo? Una condanna a 8 mesi di reclusione per falso materiale, falso ideologico e tentata truffa, con l'accusa di aver falsificato un atto del proprio ufficio al fine di far annullare una sanzione per infrazione del codice della strada di 106 euro subita nel 2008 durante lo svolgimento delle sue funzioni, utilizzando una vettura privata, quando prestava servizio in forza al nucleo investigativo del comando di Palermo. Masi viene condannato in primo grado. Recentemente la sua condanna viene alleggerita dal campo del falso ideologico.
Ma restando così le cose, Masi rischia di essere destituito dal servizio.
E sarebbe una perdita non da poco per coloro che fanno della lotta alla mafia la loro ragione di vita.

Masi denuncia tutto questo alle autorità competente. Denuncia il fatto di essere stato bloccato dai suoi superiori nella cattura dei boss di primo calibro.
Masi rappresenta una delle menti operative più esperte nella lotta alla mafia.
Presto andrà a testimoniare al processo sulla trattativa (il processo che nessuno in alto vuole), depone nel 2010 al processo Mori-Obinu ed oggi è capo scorta del Pm Nino di Matteo, il magistrato di punta del processo Stato-mafia.

Insomma un personaggio scomodo questo maresciallo. Stupisce che nessuno dica una parola, neppure in una giornata come quella che è appena trascorsa. Un sit-in per la vicinanza a Saverio Masio: #iostoconsaveriomasi.
Tante le città italiane che si sono mosse, tra di loro anche Grosseto che grazie al Movimento Agende Rosse di Grosseto, ha organizzato una giornata dedicata al maresciallo. Dalle 16.30 alle 20.00 i membri del Movimento e altri cittadini si sono riuniti davanti alla Prefettura per dare il loro sostegno ad un onesto servitore dello Stato che ha sempre svolto il suo dovere.

Ma di fronte a questo silenzio della politica, dei media, di ogni mezzo di informazione, non basta certo un giorno di sit-in. Adesso tutto i movimenti devono riunire le loro forze per rendere partecipativi il maggior numero di cittadini possibile. Perché sono ancora pochi, purtroppo, coloro che conoscono la vicenda di Masi.
Qui non si parla del passato, si parla del presente. Il 30 ottobre prossimo arriverà la sentenza definitiva che potrebbe sancire l’allontanamento definitivo di Masi dalla sua attività fini qui svolta. Un eliminazione professionale in piena regola. Dettata dai piani alti, da coloro che temono figure come quella di Saverio, e che vogliono tenere il più lontano possibile dai loro interessi in gioco.

E’ lampante che tutte queste manovre siano il frutto della trattativa che è ancora in corso, e che tutti (nel mondo istituzionale) fanno finta di non vedere. Con una mano ci si tappa un occhio e con l’altra si stringono legami ed accordi per far fuori (professionalmente, come in questo caso) i migliori talenti nella lotta alla criminalità.
Ed è in questi casi che la società civile deve fare uno sforzo. Partecipare attivamente e diffondere questa vicenda , senza perdersi d’animo. I cittadini devono essere più forti del silenzio opprimente della politica. Tutti insieme e uniti per dire che #NoistiamoconSaveroMasi.

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