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falcone-borsellino-big1Matìas è arrivato a Palermo da Rosario, città dell'Argentina, e insieme ad alcuni suoi connazionali ha preso parte ad un incontro con il pm Antonino Di Matteo, titolare del processo sulla trattativa Stato-mafia. Riportiamo di seguito le sue considerazioni sul Palazzo di Giustizia dove un tempo camminavano i giudici Falcone e Borsellino e nel quale oggi altri magistrati hanno preso il loro posto seguendone le orme.

I corridoi del Palazzo di Giustizia di Palermo, gli stessi dove oltre vent’anni fa camminavano i martiri della Sicilia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggi vedono i passi di un uomo altrettanto rispettabile come loro, con gli stessi ideali di giustizia e che a sua volta prosegue sulle loro orme in quella solitaria responsabilità che è la ricerca della verità. Con un processo giudiziario tradizionale, di portata locale e nazionale, contro il crimine organizzato, ma che ormai ha generato una rivoluzione antimafia a livello mondiale.

Questo luogo pieno di storia, aneddoti e ricordi, i cui mobili silenziosi sicuramente sono stati testimoni della determinazione e della fermezza di Falcone e Borsellino per fermare le azioni dei più importanti capi della mafia a livello mondiale, è ancora oggi lo scenario dove si porta avanti la stessa lotta contro la corruzione, benché sia anche lo scenario di coloro che operano dagli scranni privilegiati del potere dello Stato, ma sono soltanto mercenari che tradiscono la volontà del popolo italiano e che riempiono le file degli accusati vestiti da burocrati.

Antonino Di Matteo è il noto nome del magistrato che mobilita moltitudini contro la mafia ed è anche la coscienza dei giovani che vedono in lui il prosecutore di Falcone e Borsellino, che opera con la stessa prodezza e nello stesso emblematico edificio. Minacciato di morte dall’ancora potente Totò Riina, con la stessa semplicità che caratterizzava Borsellino, ci ha ricevuto nel suo ufficio da pari a pari e ci ha ascoltato con un'umiltà che poche persone hanno in quel Palazzo di Giustizia. Un incontro che si è concretizzato grazie al giornalista Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista Antimafia Duemila.

Nino, come lo chiama la Scorta civica che giorno dopo giorno lo sostiene in più città di Italia per proteggerlo, ha parlato dell'impunità e della falsa democrazia dello Stato, come anche dell'importante processo del quale si sta occupando, la Trattativa Stato-Mafia, nel cui contesto proprio il giorno precedente si era trovato ad interrogare, tra gli altri, il suo superiore, il Procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani che si è contraddetto diverse volte nel rispondere alle sue domande.

Senza alcun dubbio il lavoro che porta avanti Di Matteo ha una grande importanza per Palermo e per tutta l'Italia, ma anche per altri paesi che a loro volta sono vittime dei grandi interessi mafiosi che si infiltrano nello Stato. Una speranzosa scintilla di giustizia si è accesa in questo luogo, a Palermo, una fiamma che sembra essere capace di raggiungere non soltanto la corruzione politica e mafiosa di quel paese, ma minaccia anche di bruciare tutti gli altri.

In questa visita ci ha accompagnato il giudice argentino Juan Alberto Rambaldo, il noto giornalista uruguaiano Jean Georges Almendras e lo studente universitario argentino Patrizio Alod, i quali hanno portato la propria testimonianza riguardo i loro paesi di origine e hanno mostrato la loro riconoscenza per il coraggio e lo spirito di servizio verso questa causa da parte di Nino Di Matteo. Che in questo periodo estivo potrebbe permettersi un po’ di riposo sulla spiaggia, invece è uno dei pochissimi che continua a lavorare per la vita e per la giustizia.

Matías Guffanti - 23 luglio 2014

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