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ciancimino-massimo-big0di Adriana Stazio - 17 maggio 2014
Questa notizia dimostra come sia difficile accusare uomini dei servizi segreti, anche se lo si fa con i migliori magistrati decisi a non guardare in faccia a nessuno: la procura di Palermo è costretta a chiedere l'archiviazione di Mario Mori (per concorso esterno), Lorenzo Narracci, Rosario Piraino (indagato per violenza privata, in quanto identificato da Massimo Ciancimino come il cosiddetto "capitano" l'uomo dei servizi che nel 2009 andò a minacciarlo fino a Bologna per indurlo a interrompere la collaborazione coi pm), del maggiore Angeli (colui che diresse la perquisizione a casa di Massimo Ciancimino nel 2005 quando non fu sequestrato il papello e altro), nonché di Bernardo Provenzano e Pino Lipari.

Motivi tecnici: i pm sono stati costretti a dover esercitare l'azione penale da una richiesta di avocazione alla Procura Generale per mancato esercizio dell’azione penale presentata dai legali di Piraino. Da qui la richiesta di archiviazione. “Non ci sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio” si legge nella richiesta dei pm Teresi, Di Matteo e Del Bene.  

Ecco come commenta Massimo Ciancimino su Facebook nel gruppo Lo Stato protegga Massimo Ciancimino: "Purtroppo cari amici, è così, accusare uomini appartenenti ai servizi non è facile, ho visto come operavano anche con mio padre, sanno costruirsi alibi di ferro, conosco come riescono a stravolgere o a far sparire qualsiasi loro collegamento, la famosa Sim-Card sequestrata a casa mia e citata nel verbale di perquisizione che avrebbe consentito di poter aiutarmi in questa difficile ricostruzione, è sparita, mai più ritrovata, anche il numero ad essa collegato secondo la Telecom non è mai esistito, solo Genchi ne ha trovato qualche traccia indagando su altri soggetti, fanno il loro lavoro, se li chiami in causa potranno sempre dimostrare di essere altrove, combatto contro i mulini a vento lo ho sempre saputo." Mentre il primo commento a caldo era stato molto amaro: "Che brutta storia, dove mi sono infilato, mi massacreranno. Questione di tempo."

Massimo Ciancimino è stato spesso accusato perché doveva fare il nome del signor Franco. Anche recentemente al processo per la dinamite è stato accusato anche dalla procura di essere "rimasto in mezzo al guado" perché non aveva riconosciuto un altro soggetto dei servizi, da lui conosciuto con il nome di Rosselli, responsabile sia della trappola del documento falsificato, sia della minaccia della dinamite. Ma secondo voi basta fare un nome perché i magistrati possano procedere? Basta raccontare la verità perché questa sia provata? Proprio per nulla!!! Soprattutto quando non si accusano delinquenti comuni o mafiosi, ma uomini degli apparati. La Procura, nonostante tutti gli sforzi, in tanti anni non è stata in grado di trovare un minimo di prove per procedere in giudizio. E voi siete certi in coscienza che se Massimo Ciancimino avesse subito riconosciuto il signor Rosselli, questi sarebbe stato incriminato e semmai arrestato e giustizia sarebbe stata fatta? O invece forse l'insospettabile avrebbe avuto alibi e coperture tali da impedire ai magistrati di trovare riscontri alle accuse di Massimo Ciancimino?

E allora la paura non è giustificata e la prudenza doverosa? Sapete ora cosa succede, se le accuse dovessero essere archiviate? Che Massimo Ciancimino potrebbe beccarsi altre denunce per calunnia da parte di Piraino, di Angeli e altri. Anche Saverio Masi, il coraggioso maresciallo dei carabinieri, sbattuto fuori dai reparti investigativi per essersi intestardito a voler catturare Provenzano e poi Messina Denaro e oggi caposcorta di Di Matteo, che ha accusato tra gli altri Angeli, rischia una bella denuncia.

E cosa fa lo Stato, cosa fanno i magistrati per tutelare chi con coraggio racconta tutto quello che sa mettendosi nelle sue mani? E' un dato di fatto che Massimo Ciancimino è lasciato a se stesso, alla fine sono solo fatti suoi quello che paga o rischia per il suo coraggio. Martedì 20 ci sarà l'udienza preliminare per la calunnia contro De Gennaro e Narracci a Caltanissetta che vede imputato Massimo Ciancimino per tutte le sue dichiarazioni sui due personaggi (da Palermo non ritenute calunniose, ma su cui non sono stati trovati riscontri sufficienti). Narracci sarà ben felice di questa richiesta di archiviazione a Palermo. E non solo Massimo Ciancimino rischia condanne pesanti, di passare anni in carcere, ma rischia la sua stessa vita. Tutto questo per aver risposto alle domande dei magistrati, per aver cercato di aiutarli a trovare la verità.

Ma tutto questo allo Stato non interessa, alla società civile che vuole verità e giustizia non interessa. Nessuno muove un dito per proteggerlo da tutto questo. Lui (e talvolta pare solo lui) avrebbe il dovere di parlare, ma il dovere di proteggerlo chi ce l'ha? Uno Stato e una società civile che non sono capaci di proteggere con ogni mezzo e senza riserve chi si affida alla giustizia e denuncia raccontando semplicemente quanto sa, quando avrebbe benissimo potuto farsi gli affari suoi, che lo lasciano solo e permettono che venga massacrato, sono uno Stato e una società civile non credibili, che non hanno il diritto di chiedere nulla. Non credo che sia Massimo Ciancimino ad essere in mezzo al guado, ma lo Stato e la società civile.

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