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di-matteo-film-guzzanti-ldi Sabina Guzzanti
Ecco l’ennesimo sabotaggio delle indagini sulla trattativa stato-mafia, stavolta un colpo durissimo.

Lo scorso 5 maggio, il Consiglio superiore della magistratura, presieduto da Napolitano, ha revocato a tutti i magistrati che si occupano della Trattativa la facoltà di svolgere ulteriori indagini. Potranno portare a compimento il processo iniziato, ma di altre inchieste sulle vicende legate allo Stato-Mafia non se ne parla. La circolare del Csm si basa su una regola molto controversa  che negli ultimi 20 anni è stata applicata meno di 5 volte, una di queste contro Scarpinato. In base a questa regola  il Csm ha vietato espressamente che le indagini di mafia siano svolte da magistrati non appartenenti alla Direzione distrettuale antimafia e si dà il caso che Di Matteo non è più in Dda da 4 anni, e gli altri giovani magistrati che lavoravano alla trattativa, Tartaglia e Del Bene non ci sono ancora entrati. D’ora in poi sono da considerarsi magistrati “abusivi”.

Ed è un tempismo quantomeno sospetto quello del Csm, che un effetto lo sortisce subito. In virtù dell’ordine restrittivo si blocca, e forse si butta a mare, tutta la seconda parte dell’inchiesta che Di Matteo e gli altri stavano mettendo in piedi. E si tratta della parte più delicata e compromettente che riguarda i più alti vertici dello Stato, rimasti finora lontani dalle inchieste: le indagini dei magistrati siciliani si stavano incentrando sul ruolo avuto nelle stragi dai servizi segreti e dalla Falange Armata (la misteriosa organizzazione terroristica costituita proprio tra il 91 e il 92 da appartenenti al Cesis e ritornata di recente all’onore delle cronache con una lettera mandata a Totò Riina in carcere). Di Matteo era stato poco tempo fa a Roma proprio nella sede dei Servizi e ne era uscito con una montagna di documenti. Anche gli interrogatori erano partiti da diversi mesi, ma il Consiglio superiore della magistratura ha bloccato tutto.
 Renzi promette di togliere il segreto di Stato sui misteri italiani, ma nel frattempo chi su quei segreti ha indagato negli dieci anni viene definitivamente estromesso.

Vi ricordate due anni fa l’intervento “irrituale  di Napolitano sulla procura di Palermo. Poi le azioni disciplinari del Csm nei confronti dei magistrati che hanno fatto le indagini. Una tirata di orecchie dalla Procura nazionale antimafia. E ora arriva la circolare che trasforma i pm della Trattativa in magistrati “dimezzati” . Così il csm sarebbe riuscito finalmente a mandare all’aria il processo.

Quindi come già accadeva a Falcone e Borsellino, al momento buono saltano fuori dei cavilli che bloccano le indagini.

Si da il caso però che l’indagine in questione, tanto bistrattata ai vertici delle istituzioni sia invece quella che sta più a cuore all’opinione pubblica. Soprattutto a quanti hanno capito che il tema del processo non è se sia stato o meno opportuno trattare per fermare le stragi. Il tema è se le stragi, siano state programmate e organizzate all’interno dello stesso stato allo scopo di bloccare, mutilare, indebolire, il percorso democratico.

Visto che siamo a maggio e tra poco a luglio e tanti rappresentanti delle istituzioni si faranno scrivere dei discorsi per chiedere la verità su quelle bombe, pretendiamo che in quei discorsi ci spieghino come fare in modo che il pool di Palermo possa continuare a lavorare.

Che si faccia un decreto, una legge ad personam, che si inventi una delle mille soluzioni  che  si trovano quando ci sono in ballo dei soldi o il posto di qualcuno che appartiene al “giro giusto”.

Tratto da: latrattativa.it

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