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In un paesino della Sicilia il venticinque aprile l’hanno festeggiato cosi. La gente s’è riunita in riva al mare (c’erano molti bambini), qualcuno ha detto giuste cose sulla pace, poi un anziano compagno, dal viso allegro e segnato, è venuto avanti ed ha cominciato a raccontare una fiaba.
“C’era una volta un villaggio di coniglietti, pacifici e contenti e ghiotti di carote - qua mima un coniglio-clown, con una gran parrucca colorata - Ma all’improvviso è venuto un soldato...” qua mima un truce passo dell’oca, da far insieme ridere e paura. Paura? I bambini ridono allegramente. Via via che la storia va avanti, si uniscono all’attore, mettono in fuga - sempre allegrissimi - il “soldato”, distruggono l’ordigno che costui stava costruendo... Le voci dei piccoli in festa (a malapena distingui la parola pace) riempiono ora la spiaggia e si spandono sul mare.
Il mare, molte miglia più in là, porta le barche dei marinai pacifisti, rotta per Gaza. Uno di loro, in prima fila da sempre, stavolta è rimasto qui, a raccontare ai bambini. Per fermare la guerra non servono fucili ma sorrisi; più eroici delle armi, e più incisivi. I vecchi rivoluzionari lo sanno, perché la lezione è stata lunga e dura.

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Novecento: i re, gl’imperatori,gl’imperi. Gli zar, i kaiser, Titanic, Sarajevo. Le parole del secolo che cominciò coi balletti e finì coi massacri. Nel primo Natale di guerra ci fu una partita di pallone fra le trincee: una tregua brevissima imposta ai generali dai soldati. Ma non ce ne furono altre, il secolo avanzò fino in fondo, fino ad Auschwitz, a Kolyma, a Dresda, a Hiroshima. E a Gaza.

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Il primo maggio è una festa ancora più antica. Eppure attualissima, poiché lo sfruttamento e il dolore, la disgrazia dei poveri e l’insolenza dei ricchi, sono sempre qui. Nessuno dica che i tempi son cambiati, poiché non è vero. Sono cambiate le superfici del mondo, ma non le strutture profonde.
Milioni di esseri umani, ciascuno con la sua vita, i suoi affetti, le sue personali speranze e i suoi amori: e tutto questo gli è tolto, o gli viene impedito di vederlo. Lo stesso pianeta in cui vive, un giorno dopo l’altro, gli viene inaridito. Gli viene insegnato il disprezzo, l’odio reciproco, la guerra.
Noi esseri umani consapevoli (da piccoli lo siamo tutti) impariamo dai piccoli che sono qui, in questa spiaggia felice, e da quelli di noi che hanno gioia di vivere, di essere pienamente uomini e donne.
Primo maggio! Le vecchie parole vivono: “Organizzatevi! Un passo dopo l’altro, e senza mai fermarvi, e avanti, e insieme!”.

Visita: isiciliani.it
  

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