La criminalità organizzata non si manifesta soltanto nei grandi centri urbani. Una parte significativa della sua evoluzione si sviluppa nei contesti territoriali di minori dimensioni, dove la presenza istituzionale è più contenuta e le strutture operative risultano spesso essenziali. I piccoli comuni rappresentano realtà complesse sotto il profilo operativo. Le funzioni si concentrano su un numero limitato di operatori, chiamati a gestire contemporaneamente attività di controllo, procedimenti amministrativi e interventi sul territorio. In non pochi casi l’attività viene svolta in condizioni di sostanziale autonomia operativa. Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo evidenziano come le organizzazioni criminali abbiano progressivamente esteso il proprio interesse verso aree meno esposte, privilegiando contesti in cui il controllo diffuso è meno percepibile e la conoscenza del territorio può essere utilizzata in modo funzionale. In questi ambienti il fenomeno non si presenta con modalità evidenti. Non necessariamente attraverso episodi eclatanti o manifestazioni violente. Assume piuttosto forme progressive, caratterizzate da inserimento economico, relazioni personali e presenza costante ma non appariscente. Chi opera in tali contesti conosce bene una dimensione ulteriore. La solitudine operativa. Essa non costituisce soltanto una condizione organizzativa, ma anche una condizione esposta, nella quale possono emergere pressioni, tentativi di condizionamento o atteggiamenti intimidatori, spesso privi di immediate evidenze ma idonei a incidere sul piano professionale. In taluni casi tali dinamiche si accompagnano a forme di indebita familiarità, richiami a presunte relazioni personali con appartenenti alle forze di polizia o tentativi di rappresentare l’azione di controllo come eccessivamente rigorosa rispetto ad altri contesti. Si tratta di condotte che, pur non assumendo rilevanza penale in senso stretto, risultano oggettivamente idonee a incidere sul piano percettivo e funzionale, determinando un progressivo indebolimento dell’autorevolezza istituzionale. In alcuni ambienti può così consolidarsi una rappresentazione distorta secondo cui l’operatore di polizia giudiziaria possa essere considerato interlocutore più esposto a logiche di adattamento o mediazione informale. Una simile impostazione, ove non contenuta, favorisce aspettative improprie, richieste di trattamento differenziato e tentativi, anche indiretti, di condizionamento dell’azione amministrativa e di controllo. Ne deriva l’esigenza di mantenere una linea operativa costante, coerente e impermeabile a qualunque forma di pressione, esplicita o implicita. L’autorevolezza della funzione non si misura nella rigidità formale, ma nella continuità dei comportamenti, nella prevedibilità dell’azione e nella capacità di operare senza deviazioni rispetto al quadro normativo. In tale prospettiva, il coordinamento tra le diverse forze di polizia e la circolarità delle informazioni assumono valore determinante, rafforzando la percezione di un presidio unitario e sottratto a ogni possibile tentativo di strumentalizzazione. Operare in contesti ridotti non attenua il rischio, lo rende meno visibile.È proprio dove il controllo appare più discreto che si misura la capacità di tenuta dell’azione pubblica. Non nella quantità delle risorse, ma nella qualità delle decisioni e nella fermezza dei comportamenti. L’operatore di polizia giudiziaria, specie quando agisce in condizioni di autonomia operativa, rappresenta un presidio diretto dello Stato, nella concretezza quotidiana dell’attività svolta. È in questo spazio che si gioca l’equilibrio tra legalità e adattamento. Non nelle grandi operazioni, ma nei contesti ordinari, nelle verifiche quotidiane, nei dinieghi motivati, nelle decisioni che non si piegano a logiche esterne. La criminalità organizzata non ha bisogno di imporsi quando riesce a essere tollerata. E quando qualcuno tenta di trasformare il controllo in relazione, o la norma in trattativa, è lì che si manifesta il punto di rottura.
“La differenza non è nella forza esercitata, ma nella capacità di non arretrare. Perché la funzione pubblica non si negozia. Si esercita”.
*Ispettore di Polizia Locale Ufficiale di Polizia Giudiziaria
Foto © Imagoeconomica
La criminalità nei piccoli comuni
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- Roberto Delli Carri*
