Giovedì sera a Udine si è tenuta la serata “MANCA GIUSTIZIA”, un evento intenso e partecipato che ha unito memoria, riflessione e impegno civile.
L’iniziativa, organizzata da Casa Giovani del Sole, presso LIno’& Co. in centro a Udine, ha visto una presenza attenta e coinvolta del pubblico, in un clima di ascolto profondo e consapevole. La serata è stata dedicata alla memoria di Attilio Manca, con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione su una vicenda che continua a sollevare interrogativi e a chiedere verità. Attraverso momenti di testimonianza, interventi e contributi artistici, è stato costruito un percorso capace di intrecciare emozione e responsabilità civile.
“MANCA GIUSTIZIA” non è stato soltanto il titolo della serata, ma una dichiarazione forte, un richiamo collettivo a non archiviare, a non dimenticare, a continuare a cercare luce laddove ancora permangono ombre. L’evento ha avuto inizio con un momento di intensa commozione: la poesia scritta da Gino Manca e dedicata a suo figlio Attilio Manca.
Le parole di un padre, cariche di amore e dolore, sono state affidate alla voce dell’attivista di Casa Giovani del Sole, Chiara Lautieri, che con la sua interpretazione intensa e misurata ha saputo emozionare sin dai primi versi il pubblico presente. La lettura è stata accompagnata dalle note profonde del basso di Francesco Iannetti, che hanno avvolto le parole in un’atmosfera ancora più intima e vibrante, amplificandone la forza emotiva.
A seguire, l’introduzione all’evento è stata curata da Elena Forgiarini, presidente di Casa Giovani del Sole, che ha delineato il senso profondo della serata: non solo un momento di denuncia e memoria, ma uno spazio di coscienza collettiva. Il filo conduttore dell’intera serata è stato l’amore: quell’amore che dà senza nulla chiedere, come quello dei genitori per i propri figli; quell’amore che non lega ma libera, che rende forti. È proprio attraverso questa forza che si riescono ad attraversare le difficoltà della vita, a non smettere di porsi domande e a continuare a cercare verità e giustizia anche a distanza di tanti anni.
A questo dialogo hanno preso parte persone che, da prospettive diverse ma unite dallo stesso senso di responsabilità, continuano a tenere viva la domanda di verità e giustizia:
Luca Grossi, redattore di ANTIMAFIADuemila e autore del libro ”Tienimi le mani”; Angela Gentile e Gianluca Manca, rispettivamente madre e fratello di Attilio Manca;
Presenza importante ad accompagnare Elena in questo viaggio ė stata quella di Marco Grilli responsabile del gruppo territoriale per il Movimento Cinque Stelle di Pordenone e provincia. La sua presenza è stata fortemente voluta per la sua grande cultura e per i suoi innumerevoli talenti in linea e armonia con l’associazione Casa Giovani Del Sole
Ad aprire questo dialogo è stata Stefania Ascari, deputata per il movimento cinque stelle e membro della commissione parlamentare antimafia, in collegamento in diretta on Line.
La deputata Ascari racconta al pubblico presente in sala che la commissione antimafia ha condotto un’indagine approfondita sulla morte di Attilio Manca concludendo che è stato un omicidio legato alla mafia, in particolare al clan di Barcellona Pozzo di Gotto ed alla latitanza del boss stragista Bernardo Provenzano.
L’indagine ha coinvolto l’audizione dei collaboratori di giustizia e l’analisi delle risultanze investigative della commissione stessa.
La cronologia del trattamento del cancro di Provenzano nel 2003 in Francia si allinea con le attività del dottor Manca in quella zona, suggerendo che lo stesso possa essere stato coinvolto nella cura medica del padrino di Corleone. Nonostante le conclusioni della commissione, raggiungere la giustizia e difficile a causa della resistenza politica e istituzionale.
Stefania Ascari conclude il suo intervento affermando che le istituzioni continueranno a stare al fianco della famiglia Manca fino a quando non verrà veramente scritta verità giustizia. In continuità con l’intervento di Stefania Ascari, il dialogo si è spostato su una dimensione più personale e generazionale.
È stato quindi introdotto Luca Grossi, redattore di Antimafia Duemila e autore, ma soprattutto “uno di casa”.
Luca ha condiviso anni importanti all’interno di Casa Giovani del Sole: un cammino fatto di confronto autentico, crescita reciproca e scelte profonde su che tipo di persone voler diventare. Di quegli anni resta un legame che non si spezza, fatto di affetto, stima e orgoglio.
Orgoglio per un uomo che ha scelto di plasmare la propria vita sui valori, di metterli al servizio degli altri con dedizione e coerenza, senza arretrare proprio quando sarebbe stato più semplice farlo.
A lui è stato chiesto di rivolgersi ai suoi coetanei e alle nuove generazioni per provare a spiegare cosa lo ha spinto a intraprendere il suo percorso di ricerca, quali forze lo hanno sostenuto nei momenti più difficili, affinché la sua esperienza possa diventare stimolo ed esempio per chi oggi pensa non sia possibile realizzare di propri sogni.
La risposta di Luca Grossi è stata forte, autentica, quasi spiazzante nella sua semplicità. Ha raccontato che la forza nei momenti più difficili non è arrivata dall’isolamento, ma dalla condivisione. Una condivisione vera, reciproca. Ha scoperto che ascoltare le fragilità dei suoi compagni lo aiutava a non sentirsi solo o sbagliato dando un senso a quel dolore che anche lui sentiva. Ma allo stesso tempo, anche il suo aprirsi, il suo raccontarsi, diventava sostegno per gli altri. Non c’era chi salvava e chi veniva salvato: c’era uno scambio continuo, umano, paritario.
È in questo dare e ricevere che ha trovato la spinta per andare avanti. Ancora una volta, è emersa una verità semplice e potente: la forza nasce dalla relazione, trovando il coraggio di affrontare le nostre resistenze andando altre al dolore. Prima di rivolgerci ad Angela Manca, la professoressa Cristina Antonuccio a letto la poesia ad Angelina scritta da Gino Manca per sua moglie, accompagnata sempre dalle note del basso di Francesco Iannetti
L’emozione sul viso di Angela ha commosso tutti e non è stato facile interrompere quegli attimi. In questo passaggio emerge ancora una volta che l’amore è il filo invisibile che attraversa non solo la vicenda di Attilio, ma tutta la storia della sua famiglia. Sin dal primo incontro che i membri di CGDS hanno avuto con Angela, si è percepita fin da subito un’affinità profonda, un rispetto reciproco, una vicinanza autentica. Con la sua grande sensibilità, Angela ha permesso di entrare in punta di piedi nella sua vita, aprendo uno spazio di intimità fatto di ascolto vero e di umanità condivisa. Da quello spazio è nata una domanda essenziale, che ha attraversato l’intera sala:
Che cosa resta di noi quando la vita ci mette alla prova… e chi siamo quando scegliamo di amare comunque?
Una domanda che non riguarda solo una madre, ma ciascuno di noi. E che riporta ancora una volta al filo invisibile che ha unito tutta la serata: quell’amore che, anche nel dolore più grande, non smette di generare forza, dignità e ricerca di verità. Angela alterna con equilibrio il racconto dei passaggi giudiziari ai ricordi più personali, intrecciando dati e documenti con frammenti di vita vissuta.
Condivide episodi intimi e coincidenze sorprendenti legate ad Attilio, dettagli che rendono la narrazione ancora più viva e profondamente umana. Le sue parole, dense di memoria e significato, affascinano i presenti e li tengono sospesi in un ascolto attento e partecipe, come se ogni ricordo restituisse Attilio alla stanza, rendendolo ancora una volta presenza viva tra loro. Angela oggi è stanca, profondamente provata. Dopo anni di ricerca della verità e della giustizia, i risultati ancora non si vedono, e il tempo che passa le fa temere di non riuscire mai ad assistere al giorno in cui quella verità sarà finalmente riconosciuta. La storia della famiglia Manca non è soltanto una storia di dolore: è anche una storia attraversata dai talenti e dalla forza di ciascuno dei suoi membri. Gianluca, il fratello minore di Attilio, è una persona straordinaria, ricca di sensibilità e determinazione. Si era avvicinato agli studi di legge per un autentico amore verso la giustizia, ancora prima che il fratello venisse ucciso.
La domanda che nasce da questa riflessione è inevitabile: quanto ha inciso quell’accaduto sulla sua vita professionale e personale? E che cosa gli ha insegnato?
Gianluca riporta al centro del dialogo l’amore, ricordando con gratitudine persone a lui care, come Maria Loi, moglie di Lorenzo Baldo - autore del libro “La mafia ordina: suicidate Attilio Manca” - e Barbara Cordaro, in un gesto di profonda umanità. Racconta di essere cresciuto, insieme ad Attilio, in un contesto protetto, quasi sotto una campana di vetro, dove il male sembrava non esistere. L’impatto con la sua realtà è stato duro e inatteso. Eppure, è stato proprio l’amore a guidarlo nella ricerca di senso. Dice che, nonostante il dolore, questa vicenda gli ha donato una comprensione più profonda dei rapporti umani e, paradossalmente, si sente grato per l’insegnamento ricevuto.
Attraverso le domande attente, profonde e rispettose di Marco Grilli, la famiglia è riuscita a condividere non solo il proprio viaggio emotivo e l’impatto devastante della morte di Attilio sulle loro vite, ma anche a ribadire con forza l’importanza della ricerca della verità e della giustizia.
Nonostante le sfide, le pressioni e le minacce affrontate nel tempo, è emersa con chiarezza la resilienza e la straordinaria determinazione della famiglia nel continuare, senza arretrare, il cammino verso la verità. Un altro momento di intensa emozione è stato l’intervento di Stella Di Toma, artivista di Casa Giovani del Sole, che ha interpretato la poesia di Gino Manca, “Piango”. La sua voce, intensa e misurata, ha dato corpo ai versi con delicatezza e profondità, mentre il basso di Francesco Iannetti ha accompagnato l’interpretazione con note sobrie e avvolgenti, capaci di amplificare l’emozione senza invaderla. Un passaggio essenziale e toccante, che ha lasciato nella sala un silenzio carico di rispetto. A un certo punto, le domande rivolte agli ospiti in sala hanno lasciato spazio agli interventi del pubblico, per rendere la serata ancora più partecipata e autentica. Sono stati diversi i contributi emersi. In particolare, uno è stato rivolto a Gianluca: gli è stato chiesto quale fosse la sua posizione rispetto al prossimo referendum, anche alla luce del caso di Attilio.
Marco Grilli, cogliendo la delicatezza e il peso della domanda, ha scelto di estenderla a tutti gli ospiti, per approfondire in modo più ampio e articolato il tema. Tutti e tre si sono espressi per il No al referendum. Secondo la loro posizione, la magistratura è già oggi fortemente esposta alle pressioni della politica e, troppo spesso, i magistrati che vengono attaccati sono proprio quelli che non si piegano ai voleri politici. Nel caso di Attilio, hanno ribadito come, a loro avviso, sia stata proprio la politica a non voler fare piena luce, anche perché Bernardo Provenzano sarebbe stato protetto da apparati dello Stato. È stato ricordato anche che l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contattò la Procura di Viterbo per avere informazioni sul caso: un fatto ritenuto dai presenti quantomeno anomalo. Perché un capo di Stato si sarebbe dovuto interessare ad un caso di morte per overdose? Alla luce di tutto questo, gli ospiti hanno sottolineato che la riforma della giustizia oggetto del referendum rischierebbe, secondo loro, di subordinare ulteriormente il potere giudiziario a quello legislativo. Per questo motivo, la loro posizione è chiaramente orientata per il No.
Un passaggio particolarmente significativo della serata è stato la proiezione del videomessaggio dell’avvocato Fabio Repici, inviato all’associazione Casa Giovani del Sole in occasione del 22º anniversario della morte di Attilio. L’avvocato ha espresso il suo rammarico per non aver potuto essere presente di persona, ma ha voluto comunque far sentire con forza la sua vicinanza alla famiglia. Nel suo intervento ha ribadito in modo chiaro e deciso che, a suo avviso, la verità sull’omicidio di Attilio Manca è evidente.
Ha inoltre denunciato quello che considera un periodo oscuro per gli equilibri del potere nel nostro Paese, parlando di un progressivo indebolimento della salute democratica e richiamando i cittadini al dovere della vigilanza e della resistenza civile. Infine, ha ricordato come la storia giudiziaria italiana dimostri che, anche dopo molti decenni, si possa arrivare a sentenze definitive su delitti eccellenti: un richiamo alla perseveranza e alla fiducia che la verità, prima o poi, possa emergere.
Attilio era una persona affidabile, credibile, stimata. Proprio per questo, una sua eventuale testimonianza in tribunale avrebbe avuto un peso enorme.
Ed è anche per questo - secondo quanto emerso nel corso della serata - che si sarebbe tentato prima di infangarne il nome, di screditarlo, e infine di eliminarlo fisicamente, nel tentativo di spegnere per sempre una voce ritenuta troppo autorevole e scomoda. Si è giunti poi alla fine dell’evento quasi senza accorgersene, tanto intenso e coinvolgente era stato ogni momento della serata. I membri di Casa Giovani del Sole hanno voluto omaggiare la famiglia Manca con la realizzazione di un video inedito
Il video, pensato e realizzato appositamente per questa occasione del videomacker Francesco Piras di CGDS, è stato un gesto profondo di memoria e di cura. Non solo un omaggio ad Attilio, ma un abbraccio simbolico rivolto a tutta la sua famiglia.
L’interpretazione intensa e misurata dell’attore David Marchi ha dato corpo e voce alle parole, restituendo autenticità e verità emotiva ad ogni passaggio. A rendere le immagini ancora più potenti è stata la musica originale composta da Nico Di Sante: una trama sonora delicata e avvolgente, capace di accompagnare ogni scena con sensibilità e profondità, amplificando il respiro emotivo del racconto. Le sue note non hanno semplicemente fatto da sottofondo, ma hanno dialogato con le immagini, esaltandone il significato e trasformando il video in un’esperienza vibrante e toccante. Un modo delicato ma potente per ricordarci che la memoria non si spegne, e che l’amore, ancora una volta, è il filo invisibile che tiene insieme il dolore, la dignità e la ricerca instancabile della verità.
Foto di copertina Angela e Gino Manca © Giorgio Barbagallo
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