Ho partecipato a un evento intenso e necessario sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini grazie all’invito della giornalista d’inchiesta Simona Zecchi. Un’occasione per tornare a riflettere su una vicenda che non è solo storia, ma coscienza civile.
Nella scorsa legislatura, infatti, abbiamo firmato una relazione parlamentare sull’omicidio Pasolini, votata all’unanimità. Un atto importante che riconosceva la necessità di continuare a cercare verità e giustizia.
Mi sento profondamente vicina a Pasolini come uomo e intellettuale libero.
Un uomo a cui non sono riusciti a rispondere nel merito delle idee, e allora hanno scelto un’altra strada: attaccare la sua persona, denigrarla, ridicolizzarla, renderla non credibile.
È un meccanismo antico, che vediamo ancora oggi: quando non si riesce a sostenere lo scontro sul piano delle idee, si isola la persona. Per questo sento di manifestare, con decisione, il mio massimo rispetto per le voci libere.
Le idee vere non si uccidono. Si possono attaccare, infangare, provare a silenziare.
Ma restano, perché sono vere. Ho chiesto la riapertura del Comitato sul caso Pasolini in Commissione Antimafia, ma, devo dirlo con chiarezza e onestà, in questa legislatura è impossibile lavorare seriamente in una Commissione in cui si attacca l’antimafia e non le mafie. Continuare a ricordare Pasolini non è un esercizio di memoria.
È una scelta e un dovere politico, culturale e morale.
Fonte: Facebook
Foto © Archivio Letizia Battaglia
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